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29/09/2003

Oggi San Michele. A parte che è il mio onomastico, oggi significa nei miei anni che l'estate è proprio andata, è una rosa di quelle intorno alle quali si avvolgono le spirali degli anni. Se fossi devoto, San Michele andrebbe bene. E' tanto simile a San Giorgio,a lui sì sono devoto, alla sua lancia che infilza il drago. C'era un dipinto scurrito dalle candele nella chiesa dove andavo da bambino, con questo cavaliere dall'elmo che una volta doveva essere stato lucente e quella testa da biscia del drago che schiattava con la lingua fuori. Poi ho conosciuto anche Bellerofonte con Pegaso, e Astolfo, e gli eroi che volano sui cavalli alati a salvare la gente dall'orribile male li sento fratelli.
postato da: mics alle ore 21:35 | link | commenti (8)
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27/09/2003

API MORTE SU UNA TORTA DI MIELE

 

Mi accingevo a redigere la prima pagina di un romanzo generazionale e che parlasse del nostro tempo: avevo già pronti tutti gli argomenti e il protagonista giusto, un distinto professionista romano – un avvocato, un medico – che durante un viaggio in macchina tra l’Umbria e la Romagna si misura con le sue debolezze, le sconfitte che si agitano nella mente di un quarantacinquenne, il naufragio del suo matrimonio, lo scontento per sé e per il proprio mondo. Lui cinico e qualunquista incontrava però una fresca e giovane studentessa che lo redimeva. C’era già tutto,insomma, restava solo da incominciare.

E allora incomincio, e sono già abbastanza avanti con una bella prima pagina pulita che sembra appena uscita dalla scuola Golden, ma – così mi annuncia l’iconina sulla barra blu – arriva sul computer un email di mia sorella che mi dice che sul sito di yoox c’è un bel paio di pantaloni di Cavalli a costo conveniente, di comprarmeli presto. Cioè, a me Cavalli non mi piace neanche un po’, però mi guardo cosa c’è di Etro, così tanto per risparmiare invece di andare in negozio.

Però mi secca, avevo cominciato il mio romanzo e mi ritrovo in un sito di vendita di braghe e golf. Telefono a mia sorella e le dico Ascolta, ti rendi conto che io ci avrei anche una certa mia missione di scrittore, stavo andando avanti così bene, avevo un bell’incipit dalla sintassi variata e dalle parole ricercate, quel mix preciso fra tecnica e una certa nonchalance che forse mi avrebbe conquistato i lettori dello Strega o gli industriali del Campiello e adesso invece sono qui a scrivere indirizzi elettronici in mezzo a questa paccottiglia colorata. Ce n’è già tanta di gente che compra a vanvera, che bisogno c’è che mi ci metta anch’io?

Bè, mi ridedico al mio incipit, però la concentrazione è quel che è, e devo dire che quasi quasi tiro fuori la carta di credito e quel paio di braghe me le prendo, poi potrei girare un po’ fra qualche blog. No! Fermo! Resisti!

Però mi suona il cellulare, c’è un messaggio della mia amica Sara che mi scrive un sms, Allora, hai ascoltato il cd di Sylvian che ti ho regalato?

Vaccacane, è vero, Sylvian. Lo metto su, forse mi aiuta ad andare avanti col romanzo.

Però la Sara non ne ha abbastanza e mi chiama al telefono, dice che voleva sentire anche la mia voce, che gli sms non le bastano.

Ma Sara, le dico, non ti rendi conto anche tu che stavo scrivendo?

Ma dai, dice la Sara, fai il serio, valà, scrivi qualcosa che valga la pena, che ne so, un bel post per il blog.

Eh?, rispondo, ma se non so mai cosa scrivere…

È andata, penso, ormai non c’è verso, sono rovinato, e mi arrendo. Mi sento come un’ape ghiotta invischiata nel miele sopra la torta. Basta, è andata. Niente romanzo.

Allora scrivo un post, valà.

postato da: mics alle ore 16:19 | link | commenti (2)
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26/09/2003

L'INFAME REBESCHIN

 

La bocca si riempiva di sangue. Gliene scorreva un filo giù per la gola. Fico. Chiuse le labbra  e fece schioccare la base della lingua contro il palato. Gli stava per venire un colpo di tosse e lasciò perdere. Sentì contro l’interno della guancia qualcosa di duro. Era il dente. Ce ne aveva messo a venire fuori, ma alla fine era caduto.

Gianni era chiuso nello stanzino accanto al laboratorio di scienze della scuola. Era in punizione, la maestra aveva chiuso con la chiave dall’esterno e lui se ne stava segregato. Prese fra due dita il dente. Era tutto insanguinato. Glielo avevano detto che i canini del latte erano i più lenti a staccarsi. Aveva sempre pensato che ci sarebbe voluto un bel coraggio per tirarli via, quando fosse giunto il momento. Nello stanzino era mezzo buio, filtrava solo un po’ di luce da sotto la porta e non c’erano finestre.

Durante l’intervallo, prima del doposcuola, si era  messo a dare delle pacche nelle balle ai bambini più piccoli. Poi la maestra di geografia gli aveva chiesto l’Inghilterra e lui l’aveva saputa da dio. I compiti di aritmetica gli erano venuti così e così. A disegno si era infilato sotto il banco della Sepolcrini e con i pennarelli le aveva fatto delle pantegane sulla gonna rosa. A storia invece era andata male: l’aveva interrogato e lui ha messo insieme Carlo Magno e Gengis Khan, che gli sembrava una roba avventurosa. Ma la maestra gli aveva fatto scrivere sul diario “Gianni non ha studiato e per questo merita una punizione”, e farlo firmare alla mamma. Ed ecco proprio allora l’infame Rebeschin, quel figlio di papà tutto leccatino con le sue merendine fresche a ricreazione, ha spiato alla maestra la faccenda delle pacche nelle balle. Poi una volta o l’altra la paga bene il Rebeschin, lui e i suoi quadernini con le copertine. Così la maestra l’ha acchiappato per un braccio e l’ha chiuso nello stanzino di scienze.

Prima Gianni ha cominciato a raccontarsi le storie delle guerre fra Carlo Magno e Gengis Khan, poi ha cominciato a stufarsi. Siccome aveva quel dente del latte che dondolava, ha cominciato a darci entro con il dito, e dondolava proprio forte. Poteva attaccarci un filo, legarlo alla maniglia  della porta e poi dare un tirone per staccarlo come aveva letto in un libro. Ma aveva palpato in tutto lo stanzino e di filo non ce n’era. Allora aveva continuato a darci dentro con il dito: dai e dai il dente era venuto e la bocca si era riempita di sangue dolciastro.

Però erano passate delle ore, secondo lui, perché non lo tiravano fuori?

Si rimise a tastare sui tavoli, poi sulle scansie. Trovò una scatola di fiammiferi, che servivano alla maestra per gli esperimenti. Ne accese uno. Nel globo di luce azzurra e poi rossa c’era un teschio. Cacchio che fifa, lo scheletro con gli ossi di plastica scomponibili.

Lo scheletro lo sapeva bene, l’aveva letto tutto sull’enciclopedia per ragazzi e sapeva il nome di tutti gli ossi. Li toccava al buio e recitava i nomi.

Poi il tempo passava e aveva fame. Si infilava la lingua nel buco fra i denti e la faceva ballare sulla gengiva liscia. Gianni si mise a urlare se gli aprivano. Non rispondevano e non c’era neanche un rumore.

Aveva una fame boia. Accese un altro fiammifero. Sulla scansia accanto alla porta c’era un bricco da mezzo litro di latte, ne strappò un lembo con gli altri denti e lo bevve tutto d’un sorso, sentiva il fiotto passare nella fessura lasciata libera dal canino. Poi c’era anche una chiave attaccata a un gancio su un battente. La provò nella serratura e andava.

La scuola era deserta. Si arrampicò su una finestra e cominciò a urlare. La gente sul marciapiede si chiedeva cosa ci faceva un bambino ancora dentro scuola, che ormai erano le sette e mezza e che carino che era con quel buco fra i denti e se le maestre permettevano che gli alunni andassero in giro per la scuola a scalmanarsi sulle finestre in quel modo.

postato da: mics alle ore 22:35 | link | commenti (2)
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25/09/2003

... e allora mi sono ritrovato a sera tentando di mettere insieme i nomi delle ore di questa giornata. Alle 6 un risveglio, il mondo torna da me come del miele che cola da un cucchiaio; le 7 si chiamano geranio; alle 8 diamo il nome di vento e alle 9 quello di un viaggio verso l'ignoto; le 10 sono selva e poi vengono ape, sole, vino; alle 14 di nuovo viaggio e poi ancora legno, traduzioni, farina e altalena; va bene per le 19 sonno, per le 20 amo e per le 21 pecora?; le 22 sono state quasi niente, perché si chiamano riposo, le 23 assenza e le 24... bè, le 24...

postato da: mics alle ore 00:48 | link | commenti (9)
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