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28/10/2003

FIABE SONORE

 

A mille ce n’è

Nel mio cuore di fiabe da narrar.

 

C’è, nei pressi della città di T***, un paesino piccolo piccolo appeso alla montagna, che si chiama Magagna. I suoi abitanti vanno e vengono con una funivia. Le due cabine si incrociano ogni ora proprio sopra il fiume largo e placido che scorre nella valle.

 

…vieni vieni ti prego vieni, ma quando arrivi, dimmelo per piacere, quando arrivi… una volta, dai una volta sola, vieni cinque minuti prima, cosa ti costa solo per questa volta, giuro che se arrivi cinque minuti prima dell’appuntamento non te lo chiederò mai più, mai mai mai più…

 

Venite con me,

nel mio mondo fatato per sognar…

 

…te lo ricordi amore mio, te lo ricordi quando eravamo qui sul lungofiume, era uno dei primi giorni che stavamo insieme, cacchio che freddo che era anche quella volta, però l’autunno era spettacolare, no?, che spettacolo noi due persi dentro quelle tinte così calde, desideravo che le foglie ci coprissero come delle coperte e che finalmente anche quelle mani che mi frugavano così fredde potessero volare libere sulla mia pelle, amore mio amore mio, e abbiamo visto passare le cabine della funivia tre volte prima che mi alzassi dalla panchina per non perdere l’ultima corsa… dovevamo studiare, che il giorno dopo chi li sentiva a scuola… dai vieni, amore, muoviti che è ora…

 

Non serve l’ombrello,

il cappottino rosso o la cartella bella

per venire con me…

 

… dai che fa freddo, amore, arrivi o no… con quella macchina che c’hai, poi... dai amore, che dobbiamo parlare… non è che mi va bene proprio tutto di come stanno le cose, sai… non volevo dirtelo, poi ti arrabbi, però io sento il bisogno di dirtelo… no, non va bene proprio, così… dai, che sei in ritardo di dieci minuti, cacchio, col freddo che c’è…

 

Basta un po’ di fantasia e di bontà.

 

… comunque non cambi proprio mai… una volta che fossi arrivato in tempo, tu… eh, già, ma che t’importa a te degli altri… dai che sono le cinque e mezza, qui ormai è quasi buio e in mezzo a sto traffico lercio, schifoso, stronzissimo… te lo voglio dire, sì, e comincio da questa domenica, mi hai parcheggiata insieme a quei due della quarta c che mi stanno proprio qui e quante volte te l’ho detto… e ti avevo detto anche di non fumare, no… e invece poi quando sei tornato hai anche voluto fare l’amore… io vorrei anche parlare qualche volta, ma se fumi mi arrivi lì che non capisci niente… poi non ti si drizza nemmeno… comunque il massimo è stato quando ti sei alzato dal divanoletto e hai detto che c’era novantesimo minuto… dai muoviti Andrea, cazzo, mi lasci qui in mezzo a sta strada così, sei in ritardo di mezz’ora, fra un po’ mi tocca prendere la funivia per tornare su…

 

Finisce così

Questa favola breve e se ne va…

 

… nemmeno i tuoi amici mi vanno giù, per dirla tutta, sapete parlare solo di moto e di calcio, ma non vi dite mai niente, che ne so, delle vostre vite, dei vostri sentimenti… vabbè, sentimenti, quella gente lì… i sentimenti ce li hanno nelle scarpe firmate e in quei maglioncini da fighetti che gli compra la mamma… dai, cretino, che fra dieci minuti parte l’ultima corsa della funivia e sto congelando… cazzo Andrea ma io c’ho freddo dentro, Andrea… che razza di bastardo, tu con quella stronzissima golf venite o non venite?… sei un bastardo, se penso alle domeniche che mi fai passare con quei quattro deficienti che sproloquiano di vestiti e macchine e fanno sfide interminabili alla playstation fumati come delle scimmie, sei un bastardo un bastardo, poi alle sei a casa che c’è novantesimo minuto e alla sera si guarda controcampo… controcampo, ma ti pare, cazzo, Andrea, la prima volta che abbiamo fatto l’amore c’era la tv accesa con controcampo… bastardo, sei un bastardo, non sai cosa ti stai rovinando… bastardo bastardo bastardo dove sei, dove sei adesso, Andrea, cazzo, Andrea…. che ne sai tu di cosa significa amare, tu con quei quattro scemi dei tuoi amici voi non sapete che cos’è l’amore…

 

…Andrea Andrea, dai dimmi che arrivi almeno adesso, all’ultimo momento, dai che così non salgo su questa stronzissima funivia, dai che mi accompagni a casa… ho anche perso tutto questo tempo che domani c’abbiamo il tema… vabbè, poi te lo passo, l’ho fatto sempre… dai vieni amore vieni… se cadesse sta funivia di merda, lì in mezzo BAM le due cabine si scontrano BAAAAM passa un aereo e ci investe… sei un bastardo un bastardo un bastardo.. che ne sai tu dell’amore… bastardo bastardo drogato del cazzo ma guarda con chi mi devo andare a sporcare tu e quelle manacce e quel coso mezzo secco sempre in mezzo… dai vieni, forse vedo la macchina mentre arriva… Andrea Andrea, bastardo, possibile che ti ami così tanto…quanto ti amo quanto ti amo…

 

Ma aspettate e un’altra ne avrete.

“C’era una volta…” il cantafiabe dirà

e un’altra favola comincerà!

postato da: mics alle ore 21:37 | link | commenti (7)
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27/10/2003

NOTIZIE DAL PROFONDO NORD

Cedo lo spazio al vostro nuovo corrispondente dal profondo nord, Franz Joseph Tschurtschenthaler.

Habbiamo skrutinat mezze skede delle fotazione provinziali di Trento: zentrum-sinistr 62 pro zent e zentro destr 31 pro zent.

Profinzia di Bozen ca. 60 pro zent della Suedtiroler Volkspartei con inkrement di Freiheitlichen (l'extrema destr autonomist) e dei Verdi-Gruene.

I partiti di gofern dell'Italien hanno prezo una grosse batosten.

postato da: mics alle ore 14:24 | link | commenti (3)
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25/10/2003

Questo non è Boris, questo è Mics.

MISE EN ABIME

In questa fotografia

Mia madre

Tiene in mano

Una fotografia

Che la ritrae

Quand’era più giovane

 

Ha diciott’anni

Nella foto piccola

Calza degli zoccoli di legno

Immersi nella riva forse dell’Adige

O forse del lago di Cei

È il 1954

 

Ha sessantasette anni

nella foto grande

È il 2003

Il sorriso è uguale

Mia madre ha sempre sorriso

E nessuna poesia

Può esprimere

Abbastanza gratitudine

 

Ognuno può controllare

Nella foto piccola

Mia madre è bella

Di una bellezza che non è solo di altri tempi

Quando tutto era più giovane

Anche il lago o il fiume

 

Controllate pure

Quant’è bella mia madre

 

C’è il sole

In entrambe le fotografie

Tutt’e due le donne sorridono

Come in quel primo ricordo

Che ho stampato dietro gli occhi

- e non è una fotografia -

Di lei

Che sorride

Da lontano

Sul balcone

Di casa

Nel sole esploso

Tra i gerani

È il 1966

Vado all’asilo

Lei mi saluta da lassù

E io so

Che per quanto mi allontani

Non c’è niente

Di così forte

Che mi faccia perdere

Basta che mi volti indietro

C’è mia madre

Che sorride

Nel sole

Tenendo in mano

Una fotografia

Di lei stessa

Da giovane

 

Andate tutti,

Andate da mia madre

Renza R.

Quella che abita in via Prato 60

Andate a dirglielo

Che senza il suo sorriso

Tutto è buio

Andate in fretta

La trovate subito

Nella casa rossa

A tre piani

Cercate il balcone

Verso via Telani

C’è lei che vi saluta

Ed è come una salvezza.

 

 

postato da: mics alle ore 23:01 | link | commenti (5)
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24/10/2003

Sono il corrispondente dell'Agenzia NewsNilo ed ho inoltrato a tutte le agenzie di stampa italiane che è in atto una rivolta degli operai, in fermento in questa regione, per la cattiva gestione economica e politica del faraone Ramses III. Ormai gli operai del villaggio di Deir el-Medinet, i più motivati e tartassati, hanno deciso di attuare uno sciopero generale per domani, venerdì 24 ottobre 2003. Niente riuscirà a farli desistere dal mettere in atto il primo sciopero della storia e questo 1152 a.C. verrà ricordato per i secoli a venire.
Da giorni i lavoratori, hanno incrociato le braccia e i lavori per la costruzione dei templi di Tebe, sono bloccati. Reclamano la loro paga che da alcuni mesi non viene corrisposta. Hanno fame e l'introduzione della nuova moneta "EuroRames" ha dato il colpo di grazia perché ha fatto impennare i prezzi di grano, pesci, e legumi. Rivendicano il riconoscimento dei lavori faticosi ed usuranti: provate a sollevare pietre pesantissime, sotto il sole del deserto, senza gli unguenti necessari che non vengono più concessi dal governo del Faraone.
Questa è la situazione al momento qui in Egitto ma da notizie che provengono dalla vicina Italia, la situazione è simile se non peggiore.
Anche in Italia un taroccato Faraone ha messo in atto una situazione politica-economica contro i lavoratori. Per questo motivo ho avuto la notizia dell'adesione allo sciopero generale che effettueranno anche i lavoratori italiani,solidali con il nostro popolo egiziano perchè anche loro tartassati senza ritegno.
Per questo motivo aderiamo tutti allo sciopero contro i Faraoni: Rames III e il taroccato Faraone Silvios I.
pubblicato da pattinando
commenti e altro su battelloebbro!!!!!!





postato da: mics alle ore 21:08 | link | commenti
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BORIS 3

NON VORREI CREPARE

Non vorrei crepare

prima di aver visto

i cani neri del Messico

che dormono senza sognare

le scimmie dal culo nudo

che divorano pistilli

i ragni d’argento

nei nidi pieni di bolle

non vorrei crepare

senza sapere se la luna

sotto la sua falsa faccia della medaglia

ha una parte a punta

se il sole è freddo

se le quattro stagioni

davvero sono solo quattro

senza aver provato

a portare una gonna

sui grandi boulevard

senza aver guardato

in un tombino della fogna

senza aver messo il pisello

in qualche angoletto bizzarro

non vorrei finire

senza conoscere la lebbra

o le sette malattie

che si beccano là sotto

il bene e il male

non mi darebbero pena

se se se sapessi

di avere la precedenza

e c’è anche

tutto quel che so

tutto quel che apprezzo

che so che mi piace

il fondo verde del mare

dove girano di valzer i fili delle alghe

sulla sabbia ondulata

la paglia in fumo di giugno

la terra che si screpola

l’odore delle conifere

e i baci di quella là

quella che qui che là

la bella che voilà

il mio Orsacchiotto, l’Ursulà

non vorrei crepare

prima di aver consumato

la sua bocca con la mia bocca

il suo corpo con le mie mani

il resto con i miei occhi

non dico altro si deve

avere un po’ di rispetto

non vorrei morire

senza che nessuno abbia inventato

le rose eterne

la giornata di due ore

il mare in montagna

la montagna al mare

la fine del dolore

i giornali a colori

tutti i bambini contenti

e ancora tanti trucchi

che dormono dentro i crani

dei geniali ingegneri

dei giardinieri gioviali

dei soci socialisti

degli urbani urbanisti

e dei pensierosi pensatori

tante cose da vedere

da vedere e da intendere

tanto tempo da attendere

a cercare dentro il nero

 

e io io vedo la fine

che si spiccia e arriva

con la sua gola mocciosa

e che mi apre le braccia

di rana sciancata

 

Non vorrei crepare

nossignore nossignora

prima d’aver assaggiato

il gusto che mi tormenta

il gusto che è il più forte

non vorrei crepare

prima d’aver gustato

il sapore della morte
postato da: mics alle ore 20:48 | link | commenti (3)
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22/10/2003

ARCADIA 2

Sei senza contraddizioni? Sei senza futuro. Un metodico disordine è spesso il modo migliore per affrontare le cose che ti si parano davanti.

I pomeriggi sono diversi. Tutte le giornate sono diverse, però le mattine tendono a ripetersi con qualche costante, la costante dei pomeriggi è di essere diversi. Mi piacerebbe seguire le raccomandazioni dei meccanici che hanno fatto da maestri alla mia infanzia, nei dopolavoro: spezza in due la giornata, almeno un quarto d'ora dopo pranzo dormilo. Mio zio camionista fermava il camion alle una e un quarto e si faceva una pennichella. Va detto che da noi sulle Alpi la nanna postprandiale la fanno in tanti ma la confessano in pochi. Quando posso, allora, gliela mollo, la nanna. Mi attacco alla tetta dei sogni e mi rigenero. Credo che sia questo, in fondo, più che stanchezza fisica: repulsione all'ineluttabile e rigida realtà che dura davanti agli occhi per più di dieci-dodici ore. Necessità di staccare, perché credo a tutto quello che non vedo, stento a credere a quello che vedo, e alla lunga stanca.Cose che faccio di solito al pomeriggio, non tutte insieme, alcune però sì: studiare, correggere compiti, andare al cine, prendere le bimbe all'asilo, andare al parco, portare la Sofia in biblioteca (libroteca, dice lei: io le faccio notare che una parola composta mezza latino e mezzo greco non si deve dirla, però lei capisce così, e pensa che sia io a sbagliare quando dico biblioteca) (non è vero, questa me la sono inventata, non le do mica ste spiegazioni normative, parli bene come vuole), passeggiare in città tutti e quattro, passeggiare nel bosco tutti e quattro (al lago, lungo l'Adige), andare a un corso d'aggiornamento, partecipare a un dipartimento, fare un consiglio di classe, prendere parte a un collegio docenti, fare udienze, tenere corsi di recupero, tenere corsi di aggiornamento, fare corsi di approfondimento, preparare merenda. E anche dell'altro, comunque. Sono diversi i pomeriggi, tutti. Della mia classe delle elementari sono l'unico che ha studiato oltre il liceo, uno dei sette che ha fatto qualcosa dopo le medie. Del mio anno (erano anni di boom, eravamo tantissimi, le partite di calcio si facevano a turni, sennò tutti non giocavano) nel mio quartiere sono l'unico laureato, in me si agita il meccanico che non sono diventato. I bambini crescono bene, rubano sempre ma non tradiscono mai...

postato da: mics alle ore 00:34 | link | commenti (3)
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21/10/2003

BORIS 2

 

Boris Vian, da Cantilene in gelatina. Ehi, è inedito in Italia, questa è una chicca. Tradotto da Mics.

 

 

PRECISAZIONI SULLA VITA

                                Ai miei bimbi

 

La vita consiste in diverse cose

In un certo senso, non c’è da discutere

Ma si può sempre cambiare senso

Perché nulla è interessante quanto una discussione.

La vita è bella ed è grande.

Ciò comporta delle fasi alterne

Tanto regolari da avere del prodigioso

Perché una fase segue sempre un’altra

La vita è interessantissima.

Va e viene… come le zebre.

 

Può succedere di morire

- Vabbè, potrebbe non essere male.

Tuttavia, non è che cambi molto:

La vita consiste in diverse cose

E per certi versi in altre,

Dipende da altri fenomeni

Ancora poco studiati e malconosciuti

Sui quali non ritorneremo più.

                                9 febbraio 1948

postato da: mics alle ore 18:37 | link | commenti (1)
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20/10/2003

BORIS

Boris Vian, da Non vorrei crepare, tradotto da mics

SE I POETI FOSSERO MENO STUPIDI

Se i poeti fossero meno stupidi

e se fossero meno poltroni

tutti quanti sarebbero felici

loro potrebbero occuparsi in pace

delle loro sofferenze letterarie

costruirebbero case gialle

con davanti grandi giardini

e alberi pieni d’uccellini

di zuflauti e augiglini

di cinciarle e verdi-via

di pennici, di piapicchi

e corbacci tutti rossi

che direbbero la buona novella

l’acqua sarebbe tutta di getto

con illuminazioni dentro

ci sarebbero duecento pesci

dai topi d’acqua ai crostasci

dal testonno alla libellula

dall’orfia alla passera curule

e dalla pecchia d’acqua al canisio

ci sarebbe un’aria tutta nuova

profumata di fragranza di foglie

si mangerebbe quando se ne ha voglia

e si lavorerebbe senza fretta

per costruire scale

di forme mai viste

con legno venato di malva

lisce come lei sotto le dita

ma i poeti sono proprio stupidi

scrivono tanto per cominciare

invece di mettersi a lavorare

e gli vengono rimorsi

che si tengono fino alla morte

raggianti per aver tanto sofferto

li si compensa con gran discorsi

e li si dimentica dopo un giorno

ma se fossero meno pigri

li si dimenticherebbe anche dopo due.

postato da: mics alle ore 22:55 | link | commenti (1)
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18/10/2003

CREPUSCOLI

 

Potrei scrivere “Il canto del barbone”

o “L’armonia del reietto”

ma è meglio di no,

sono solo un professore

di scuola superiore

che da ragazzo

voleva diventare

un cantautore,

ero corrotto da canzoni pop

troppo sentimentali

e troppo poco ironiche.

 

Cantare molto

anche a livello professionale

può far venire un polipo

alla gola

- più precisamente alle corde vocali -

ci si guadagna

un timbro caldo e roco,

ma non dura.

 

Una volta ho letto

per una notte intera

le poesie di guidogozzano

finché hanno cantato degli usignoli

all’alba.

Era giugno,

da allora

non sono più tornato a dormire.

È anche questa una malattia.

 

Forse mi piacerebbe

essere un reietto

ma temo

sia solo per diletto,

voler fingere

di essere quello che non sono,

un ribelle un barbone

ma mi sa

che è una posa.

Un maledetto, ecco,

un angelo in esilio,

un veggente.

Tolgo gli occhiali,

non vedo niente.

 

Qualche volta

durante il giorno

leggo due righe o vedo una cosa

non me ne libero

e poi la sogno,

la sogno e per questo sono, penso.

 

postato da: mics alle ore 14:45 | link | commenti (8)
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17/10/2003

ARCADIA

Io sarei uno che lo metti lì in una primavera tiepida su un colle fra le acacie ed è capace di stare PER SEMPRE a fantasticare. Oppure posi una barchetta sul lago, le dai una spintarella, io mi metto giù e un po' dormo un po' sogno cullato dallo sciabordio.

Mi alzo prestissimo, certe volte ho l'accortezza di essermi fatto la barba alla sera in bagnetto, per non svegliare il resto della famiglia. Giù il caffè consolatore, prendi la bimba da portare all'asilo, caricala sulla bicicletta insieme ad un'enorme borsa di cuoio molto poco professionale nel senso "Ecco passa il professore" e molto più studente o postino, ho questo vizio di portarmi dietro tutti i libri della mattinata e qualche volta di dimenticarmi dentro anche quelli del giorno prima e pacchi di temi vecchi di mesi, circolari schiacciate e bur scoloriti. Bacino, e poi il tragitto asilo-scuola con la sigaretta, spesso l'unica della giornata, un relitto dei tempi in cui fumavo di più. L'aria che taglia è in questi giorni quella che chiama l'inverno, mi vesto con la lana grossa che mi protegge alle sette e mezza, poi però la pago con le gran sudate al ritorno, a mezzogiorno e mezzo. Scuola: "Ragazzi, ma voi chi vi ha ridotto così, possibile che neanche un'ipotesi riuscite a fare, neanche un pochino, eppure la domanda non era difficile..." - "Prof, non siamo ancora arrivati all' Ortis, abbiamo appena fatto i sonetti..." "Ah, sì? 'Spetta valà, che ve lo spiego io allora che cosa intendevo...". Ogni tanto mi intruppo in biblioteca e apro le enciclopedie a caso, così per il piacere. E giù programmazioni, registri, timeplane dei moduli, griglie di valutazione, la collega di greco che deve fare lo spettacolo di fine anno e vuole che le trovi i testi sul viaggio nel Seicento, possibilmente brani significativi in chiave di cultura europea. Prima ora: Luigi Pulci. Seconda ora: Orazio. Terza ora: dal latino all'italiano. Quarta ora buca vado a prendere un panino al bar e sogno il romanzo che non scrivo. Quinta ora Foscolo. Me mi pagano per parlare di poesia, è un privilegio, penso. Esco da scuola sulla bicicletta, ormai è come un cavallo, la strada la sa bene, passa sugli stessi cubetti di porfido del selciato, sugli stessi sassi che ammorbidiscono il colpo del bordo del marciapiede nei tratti che devo fare contromano. Passo a prendere la piccola dalla Tagesmutter. A casa: mangiamo in fretta e se ci riusciamo ci scambiamo quattro parole. Belle parole, però, nella cucina calda, mentre la piccola dorme e viene su il caffè e intanto sparecchio e tolgo le briciole dalla tovaglia. (continua)

postato da: mics alle ore 01:16 | link | commenti (7)
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12/10/2003

FORMATO

Ti incontro lo scrittore di successo, sabato pomeriggio, uno pubblicato da Mondadori, di quelli che le tirature le contano a decine di migliaia a romanzo. Lui è una cara persona, però quando gli ho mandato il mio di romanzo non mi ha risposto neanche un baf. Ho pensato che fosse perché non gli era piaciuto e c'è questa cosa dell'eleganza dello scrittore affermato che quando una cosa non gli piace o gli è indifferente non è che te lo viene a dire. Tace, e basta. Così gli avevo dato anche un certo pregio, quasi quasi mi veniva a piacere di più anche come persona, oltre che come romanziere - sì, perché è bravo, sul serio. Dunque, sabato lo incontro in una libreria. Mi fa "Ma com'è che il tuo libro è sugli scaffali e il mio no?". Glisso. E' uno scandalo in effetti. "Cos'è che stai scrivendo?" mi dice. Io penso che questa non è una domanda che ci si fa, fra scrittori. "Ma - devio - in realtà è un casino farsi pubblicare dai grossi, ci si sbatte la capa di continuo". Lui mi dice due o tre cose. Poi prende il mano il mio di libro e fa: "Il mio prossimo esce a marzo, però a Mondadori sono riuscito a farmi mettere nella Piccola Biblioteca, perché è un racconto lungo e nei formati più grandi non andava bene" E poi arriva al mio: "Vedi, tu, con la scrittura già complessa che hai, che richiedi una certa partecipazione del lettore, con queste centosettanta pagine, l'editore ti ha fatto questo formato così grande, arrivi in fondo alla pagina che non hai più fiato...ci voleva una dimensione più agile, un carattere più leggibile...". Ostia, allora è per il formato grande che il mio libro non ha venduto così tanto...

 

postato da: mics alle ore 22:59 | link | commenti (8)
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ED IO TRA DI VOI

Il pianista canta questa canzone. La canta sempre puntuale, a mezzanotte. I compagni della band lo sanno, diventano un po’ più seri, si muovono un po’ più lenti, guardano un po’ più lontano. Il pianista lascia scorrere le note sulla tastiera, Antonio alla batteria posa le spazzole sulle cosce prima di accarezzare i piatti e i tamburi, china leggermente la testa. Anche la gente sente che sta per venire qualcosa di speciale.

L’ha incontrata tanto tempo fa, questa canzone. Il pianista era un ragazzino che aveva terminato la seconda media e non sapeva cosa fare dei suoi giorni d’estate. Si stava rosicchiando le unghie annodato a una poltroncina di ferro cromato e plastica, sulla veranda del dopolavoro, nel suo quartiere non ancora città e non più campagna, in un angolo d’ombra rapito al luglio pieno di sole. Era mezzogiorno, tra poco sarebbe tornato a casa, la zia lo aspettava. Un attacco di pianoforte lento è partito dal juke box, all’interno del dopolavoro, l’esordio della canzone pareva non terminare più e una voce intensa

lui di nascosto

osserva te

tu sei nervosa

vicino a me

ha iniziato un racconto di sguardi rapidi, di superiore consapevolezza

lui accarezza

lo sguardo tuo

tu ti abbandoni

al gioco suo

triste sì, ma lui era fuori al sole e la noia dei dodici anni non è tristezza

ed io tra di voi

se non parlo mai

ho visto già tutto quanto

un valzerino, ecco cos’è, nella palude del tradimento la preveggenza di chi non parla

ed io tra di voi

capisco che ormai

ma nel ragazzino c’era l’amore, questo l’aveva capito bene

la fine di tutto è qui

nello spigolo d’ombra rubato all’estate il ragazzino sentiva che l’inizio, tutti gli inizi che il suo amore era, corrispondevano perfettamente alla fine di ogni cosa.

Lei: Patrizia. Irraggiungibile. La legge del quartiere era ferrea, le ragazze sono preda di uomini di due, tre, quattro anni più vecchi. E Patrizia per di più aveva già concluso le medie. Lavorava. Faceva la barista. Nel dopolavoro. La pagava il sindacato.