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28/02/2004

POP Mi va di parlar...

POP

Mi va di parlare un altro po' di scuola e di adolescenza (la mia) - non che sovrapponga con la mia l'adolescenza che ho davanti tutti i giorni, né che compensi i disequilibri (armonici) dei miei quarant'anni appena raggiunti vampirizzando i loro sedici-diciotto. E' un'occasione di confronto. Anche loro vampirizzano la mia esperienza.

Insomma, in seconda abbiamo fatto qualche pagina di Don Chisciotte, e gli ho fatto sentire una bellissima canzone di Ivano Fossati, Confessione di don Alonso Chisciano. Nannimorettizzato? Boh, se volete... altre volte ci ascoltiamo anche Bach o Haendel. Ho provato certe volte anche a fargli fare dei temi di italiano con il sottofondo di Philip Glass, ma non è stato apprezzato da tutti.

Cosa mi viene in mente... che ho ascoltato troppe canzoni sentimentalistiche a sedici anni - baglionicocciante e giù di lì - che mi hanno salvato deandrè e i genesis e poi i supertramp. Che tutte quelle tristezze hanno inciso troppo sulla mia vita sentimentale di ragazzo - tutti quegli abbandoni, quelle tiritere piagnucolose. Le rinnego. Era meglio esaltarsi sui rolling stones e i pink floyd che sulle smelensaggini alla jackson brown o agli america. Ho capito tardi che crogiolarsi nella tristezza vinceva sulla realtà che di tristezza ne aveva di meno. Per fortuna leggevo buoni libri che raddrizzavano la mia educazione cultural-sentimentale (ammesso che I fiori del male e Anna Karenina raddrizzino). Per fortuna avevo un contatto con la realtà, nel mio quartiere popolare, dove l'educazione sentimentale avveniva in strada, e non si sgarrava (ma forse tutto quel sentimentalismo era proprio una compensazione rispetto a tutta quella realtà).

Sarà che c'è Sanremo.

postato da: mics alle ore 11:35 | link | commenti (14)
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26/02/2004

PIANO INCLINATO A l...

PIANO INCLINATO

A latino, stamattina, facevamo un brano di Agostino. C'è un passaggio dove dimostra di ritenere che gli oggetti della realtà lasciano una specie di impronta, di immagine dentro il soggetto che li percepisce - è un'intuizione insieme antichissima e modernissima: tutti i filosofi e fisici dell'antichità ritenevano che ci fosse una specie di pellicola sottilissima di atomi o polvere o che cosa d'altro che si staccava dagli oggetti, viaggiasse attraverso i sensi e si insediasse nella mente con la figura dell'oggetto; per noi, oggi, basta aprire qualsiasi libro di psicologia e teorie della cognizione per trovare questa tesi della rappresentazione, delle immagini degli oggetti in noi.

Siamo una specie di galleria fotografica, un museo di sensazioni?

Bè, dico, allora, vedete che le teorie moderne, quelle per cui la nostra conoscenza risponde a degli schemi nella nostra mente, Agostino l'aveva già intuita. Probabilmente lui le immagini le aveva più vivide in sé, noi tendiamo a separare bene la concretezza e l'astrazione, non è sempre stato così.

E penso che forse tutto quello che abbiamo visto, udito, toccato, gustato, annusato è rimasto dentro di noi, è sepolto in qualche palazzo della memoria. Tutto. E che i geni ci hanno consegnato anche i fantasmi della memoria dei nostri genitori, dei nostri progenitori.

La conoscenza stessa può essere ridotta a immagini. Lo facevano con le mnemotecniche, nel Medioevo, nell'età moderna. Delle tecniche formidabili, sofisticatissime, che erano anche delle sistemazioni del sapere, del mondo stesso.

Ma credevo che la tovaglia della tavola su cui tutti noi siamo piegati a mangiare in soggiorno fosse azzurra. Invece quando ho rivisto la foto, da mia sorella, la tovaglia era a fiori, beige.

Andiamo avanti per un po' a trattare di immagini e di conoscenza. Ci diciamo come sono fatte le immagini del nostro conoscere, quelle della nostra memoria. Hanno nella testa cassetti, archivi, palazzi, pozzi, paesaggi, pagine di libri... Io gli dico della mia memoria fatta a etichette, ne tiri su una e c'è attaccato un filo con delle altre etichette, come una lenza con tanti ami...

Ma l'immagine più bella è quella di Giovanni. Io, dice, la mia conoscenza la vedo così: è un piano inclinato, di fronte a me, io sono sul bordo più in alto, quando arriva un concetto nuovo si posa per poco sul bordo, poi comincia  a rotolare via e spazza tutto quello che trova, come una slavina, e tutto cade giù giù, finche non resta più niente.  La classe apprezza, ridiamo tutti come dei deficienti - speriamo che non sia passata la preside sul corridoio (la sfortuna di avere la classe accanto alla presidenza) e che Agostino non venga a tirarci le lenzuola stanotte.

postato da: mics alle ore 23:08 | link | commenti (9)
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17/02/2004

COMUNICARE ... del ...

COMUNICARE

... del miracolo di comunicare. Perché tutti quanti siamo condannati a una solitudine ineluttabile, infinita: siamo soli con il nostro corpo, con la nostra mente, la sede dei nostri pensieri è isolata dal resto del mondo racchiusa e protetta dalle pareti del cranio (ricordo questa immagine in una pagina di uno scrittore, le nuvole che passano come pensieri nel cranio del cielo). Per lo meno così sentiamo noi questa nostra condizione, poi l'esistenza è fasciata da un enigma che, figurarsi, è da folli voler smentire o semplificare o semplicemente pretendere di svelare. In questo deserto interiore (ah ah, come mi ha fatto ridere quell'altro scrittore che diceva di un personaggio che si era "rivolto al suo foro interiore") nasce un'idea. Solo mia. Sola. Come una goccia di pioggia nel deserto. E poi questo sbuffo di polvere la mia mente me lo verbalizza, me lo visualizza, me lo trasforma in linguaggio. E allora lo comunico, a qualcun altro: glielo dico, glielo faccio vedere, in qualche modo trasmetto il pensiero. In quest'altra persona le mie parole ecc. si trasformano in un'idea, che cade nel suo foro interiore e come una goccia di pioggia nel deserto soleva uno sbuffo di polvere... Il miracolo è questo, che nella mente dell'altro è stata suscitata la stessa idea - mai la stessa, mai coincidente, è chiaro, però... e poi quanta responsabilità, quanta libertà, quanto amore, quanto desiderio su cui riflettere quando si pensa a questo miracolo...

postato da: mics alle ore 11:26 | link | commenti (12)
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15/02/2004

AMOS E' tornato Amo...

AMOS

E' tornato Amos, si è messo in testa di aprire una libreria. Andate al suo blog: http://amoserrante.splinder.it 

A proposito, il romanzo in cui Amos ha cominciato a esistere, Sogni d'emergenza, ha vinto un premio. Niente di importantissimo, si chiama "Nuove Lettere" e purtroppo non dà soldi, però noi siamo contenti.

postato da: mics alle ore 00:44 | link | commenti (3)
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13/02/2004

CERNIERE LAMPO In q...

CERNIERE LAMPO

In questi giorni a scuola "cogestione", perciò al pomeriggio e anche alla mattina dedico il mio tempo a studiare. Preparo qualche dispensa per la ripresa la settimana prossima. Le profezie e le invettive nella Commedia di Dante. I sensi e il realismo nel Barocco. Le Confessiones di Agostino. Poi mi dedico alla mia passione per le biografie.

I giornali regionali raccontano di un professore che ha insegnato un anno nella scuola dove sto adesso. Pugliese, girava l'Italia: cambiava regione e città ogni anno, per scelta. Era malato di cuore. Raccontano di una bella cultura e di molto amore da parte dei ragazzi. Se n'è andato per il mal di cuore, come annunciato, cadendo in mare dal balcone di casa. Non so perché, riconosco in questi pochi racconti smozzicati sul corridoio l'agitazione di un fratello maggiore.

... dunque riprendo in mano una biografia di Giacomo Leopardi. Il padre che racconta di come Giacomo si faceva tagliare la carne nel piatto. Lui che sbraitava ai popolani di Recanati se non lo chiamavano con il titolo di conte. La marsina verde. Teresa, la figlia dei suoi padroni di casa a Pisa, intervistata sessant'anni dopo averlo conosciuto, che dice che forse se l'avesse sposato ci avrebbe guadagnato qualcosa. Giacomo che mangia confetti di Sulmona a crepapelle la sera prima di morire, portandoseli in camera per sgranocchiarli a letto. Lo Zibaldone, un libro grandioso.

Ho insegnato un anno a Riva del Garda, un microclima mediterraneo infilato fra le Alpi. Dalla classe si vedeva il lago. Arrivavo la mattina e prendevo la discesa con la colonna sonora dei Massive Attack, si apriva la vastità azzurra e le andavo incontro. Gli studenti mi regalavano i cd masterizzati, facevamo lezione ascoltando Bach.

In biblioteca della scuola, stamattina, ho finito di rileggere un'altra volta - ed è molto di più della seconda - Diceria dell'untore di Bufalino. Riconosco la commozione delle altre volte. Ma mi risuona anche il racconto di Giovanni, al laboratorio di scrittura, che ha scelto come protagonista una ragazza incinta che vaga per le strade di Berlino - le strade sembrano delle cerniere lampo.

postato da: mics alle ore 00:12 | link | commenti (5)
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12/02/2004

FIFA Ho preso una s...

FIFA

Ho preso una serie di bastonate mica male, poi con l'esercizio ho vinto le eliminatorie e la fase finale della coppa del mondo con squadre tipo il Kirgizistan o il Ghana, una volta con le Isole Caiman sono arrivato in semifinale contro il Brasile perdendo 1-0 e prendendo due pali. Era Fifa 98. Poi con Fifa 2000 ho vinto la coppa dei campioni con il Venezia.

Ho giocato ai videogiochi di calcio per ore quand'ero depresso. Fino alle 5 della mattina, con mia madre - dalla quale ero tornato ad abitare per qualche mese - che usciva dalla sua camera in vestaglia e mi sussurrava assonnata e preoccupata di smetterla, per piacere. (Come quando non avevo 34 anni, ma 14 e veniva a spegnermi la luce mentre leggevo).

Con Fifa 2002 è finita la serie (ma ormai non facevo più di due partite al giorno, otto minuti in tutto) - qualche volta contemplo nelle vetrine le scatole di Fifa 2004 e mi viene prurito alle dita, ricomincio a vivere dentro di me fasi eliminatorie, rigori, gironi con squadre fortissime da battere con le formazioni poetiche delle Isole Figi o della Giamaica.

postato da: mics alle ore 08:24 | link | commenti (8)
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07/02/2004

METAMORFOSI ... vin...

METAMORFOSI

... vinto dalla curiosità e dalla brama di sperimentare una condizione nuova sono entrato nel laboratorio di biologia. Nella vetrina accanto agli scheletri e ai corpi umani scomponibili - cuori, apparato nervoso, cervelli che ancora devono essere rimessi al loro posto, poggiati sul tavolino accanto - di fronte al diorama dell'uomo di Neanderthal, c'erano le boccettine. Con i miei studenti avevamo tramato questo esperimento: durante le ore di scienze gli avevo dato il compito di preparare il filtro delle metamorfosi. Saremmo diventati tutti leggeri uccelli: io civetta, la Martina usignolo, il Luca falco, la Giulia allodola e così via. Vigliacca e crudele ora buca, non ci fossi mai stata. Ho voluto provare il preparato prima di loro, per vedere cosa succedeva. Così ho preso dalla vetrinetta la fiala e l'ho ingollata fino all'ultima goccia. Ho iniziato a librare le braccia per vedere di volare via ma non crescevano sulla mia pelle penne e piume, non mi veniva il becco: ho sentito rizzarsi sulla testa delle orecchie smisurate, indurirsi la pelle come cuoio, spingere la coda dalla spina dorsale, ingrossarsi il muso, farsi le labbra pendule. Mi sono guardato nel riflesso della vetrinetta. Macchè civetta, un asino ero, un asino porc... j-a-... j-a-...

postato da: mics alle ore 09:31 | link | commenti (5)
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05/02/2004

IL SOGNO DEL PROFESS...

IL SOGNO DEL PROFESSORE

Si avvicina. Intanto uso manovre dilatorie per distogliermi da questa attesa che si trasforma in panico, provo a distrarmi pensando a tutt'altro, contemplando le signorine degli uffici nelle finestre della casa di fronte che digitano senza sosta sui loro pc, scartabellano archivi, ricevono clienti in cappotto e scarpe a punta. Metto insieme tutti gli strumenti umani, provo a parlare e a non riflettere per lasciare scorrere il tempo, a non guardare l'orologio, a non guardarlo con l'ansia di verificare che almeno tre, quattro minuti siano passati; mi costringo a riflettere: cosa conta un minuto, cosa conta un'ora, poi torna il sole e le stagioni e le orbite innumerevoli del cielo cavo, questa divisione arbitraria in minuti non è niente niente solo arbitrio, non è natura è solo convenzione... Siamo ingannati dalla prospettiva, è un trompe-l'oeil al quale ci siamo assuefatti e crediamo naturale questo imbuto del tempo nel quale ci ficchiamo consenzienti... guardo l'orologio... oh, sì... la lancetta è proprio su quella tacca lì... e allora perché non succede, perché non c'è quello che deve venire... sì, ecco, c'è... RICREAZIONE!!!!!!!!!!!!!

postato da: mics alle ore 10:26 | link | commenti (5)
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04/02/2004

OBSOLETO - Scrivo su...

OBSOLETO - Scrivo su un pc che ha programmi vecchi, così vengono fuori questi post così pesanti, senza a capo, cupi, compatti. Oggi laboratorio di scrittura, c'è la giusta leggerezza nel braccare le immagini per comporre un racconto, venga quel che venga. Massì, proprio così: venga quel che venga. -- "Stai tornando a casa a piedi, è notte, sei felice per aver trascorso una bella serata con i tuoi amici. Accidenti, hai perso le chiavi di casa: suoni e non risponde nessuno. Dove sono tutti? Nemmeno i vicini rispondono..." -- "Martedì mattina arrivano i giornali a scuola e in prima pagina c'è la tua fotografia sotto un titolo d'apertura: ti precipiti a leggere e..."
postato da: mics alle ore 11:22 | link | commenti (2)
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02/02/2004

DUE + DUE Discuto...

DUE + DUE Discuto con il collega di matematica, lui si appella alla costituzionale libertà di insegnamento, lui ha sempre usato anche gli 1: se ti consegnano un compito in bianco tu hai una sola possibilità, dare 1. Ci discuto un po’, ma non tantissimo, ci tengo alla mia libertà – che è poi quella degli altri, intendiamoci. Penso che due più due fa quattro. Sì: prendi due mele e poi ci aggiungi altre due mele, sono quattro mele. Fila tutto liscio. Ma e se succede qualcosa – tipo che le mele sono ancora sull’albero e viene una grandinata che ne spappola una? Io avevo due mele più due mele e alla fine ne ho tre. Metti che una matura prima perché è più al sole e cade e finisce nel fosso, non c’è più. Di nuovo: due più due uguale tre. E le quattro mele appartengono tutte allo stesso sistema temporale oppure sono disposte su assi cronologici diversi? Quali variabili sono contemplate nell’addizione iniziale? Mi dico: le condizioni sono quelle necessarie e sufficienti poste nel problema iniziale, non fare il furbo. Va bene: allora però quel mondo lì è innaturale, è perfetto nella sua astrazione. E non è l’unica perfezione possibile, è anche molto molto relativa. Poi penso alla serie dei numeri aurei di Fibonacci, alla loro ricorrenza in natura: le diagonali dell’ananas, le linee di disposizione delle capsule di polline nelle corolle dei fiori. Penso a Elias Canetti: "Ciò che è concettuale mi interessa così poco che a cinquantaquattro anni non ho letto seriamente né Aristotele né Hegel. Non è soltanto che mi sono indifferenti: io diffido di loro. Non posso ammettere che avessero già una chiara visione del mondo prima che il mondo fosse veramente conosciuto. Quanto più rigoroso e coerente il loro pensiero, tanto maggiore lo stravolgimento del mondo che essi hanno operato. Voglio vedere e considerare in modo veramente nuovo. Non è tanto presunzione la mia, come si potrebbe supporre, quanto un’inestirpabile passione per l’uomo e una fede crescente nella sua inesauribilità". Essere gratificati per un uomo è sentirsi battere il tempo e lo spazio attorno – forme di una danza, musiche, architetture, parole. Anche numeri, sì, anche numeri. Come quel cartone dove c’è Paperino nel mondo della matemagica e le figure geometriche attorno a lui danzano, corrono fra reale e astratto senza sosta. Come quel racconto di Voltolini mi pare dove c’è un bambino che lancia in cortile l’aeroplanino di carta che infila la punta proprio in un nodo dei fili plasticati dello stenditoio e resta conficcato lì. Avrebbe potuto finire ovunque, planare precipitare andare in stallo cadere a vite atterrare picchiare sulle mattonelle: no – infilato con la punta nel varco impossibile di un nodo stretto dalla signora del piano di sotto. Penso a Bruno Barilli, il musicista: "Scrivo senza riflettere, oppure rifletto senza scrivere, una delle due". Penso a Roland Barthes: "Si può insegnare la letteratura?" gli chiedono, "Non c’è altro da insegnare", risponde. Penso a Stefano Benni: "Quando un badugo incontra una grambana insieme badagrambano un’intera settimana…" Così, penso queste cose qua, oggi pomeriggio, durante gli scrutini.
postato da: mics alle ore 23:49 | link | commenti (3)
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