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Martinu
Parlai r’a luna.
Eramu una ricina,
‘n terra, aggiuccati,
a ggiru, nnô jardinu.
Parlai r’u bbiancu
r’a luna;
r’i maculi nnô bbiancu
r’a luna; r’a luci
chi scoppa ri nn’a luna.
Ascutàvanu a mmia
taliannu ‘a luna.
Cc’era Martinu,
‘u picciriddu ch’avia
l’occhi astutati, ‘nzemmula
cu ‘’nniatri:
stava cu’’a testa calata,
‘i manu ncapu l’erva
chi spuntava.
Parlai r’a luna
tunna e a fauci;
r’a mezzaluna;
r’u jocu r’a luna
chi s’ammuccia nnê nèvuli
e s’affaccia…
E a ccorpu Martinu
mi firmau.
«È bedda»
rissi «’a luna!»
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Martino
Parlai della luna.
Eravamo una decina,
per terra, accovacciati,
a giro, nel giardino.
Parlai del bianco
della luna;
delle macchie nel bianco
della luna; della luce
che viene dalla luna.
Ascoltavano me
guardando la luna.
C’era Martino,
il bambino che aveva
gli occhi spenti, insieme
a noi;
stava a testa bassa,
le mani sull’erba
appena nata.
Parlai della luna,
tonda e a falce;
della mezzaluna;
del giuoco della luna
che si nasconde fra le nuvole
e riaffaccia…
E all’improvviso Martino
m’interruppe.
«È bella»
disse «la luna!»
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IL MATERIALE E L'IMMAGINARIO
Ero brusco, la frenata al rosso è stata distratta e la borsa è scivolata dal sedile. Dal mezzo delle pagine un quadrifoglio ed erica secchi. Solo un manuale di scuola, non era Anna Karenina. Un vecchio volume del Materiale e l'immaginario, per gli intenditori vuol dire qualcosa. Ho l'edizione blu a casa di mia madre, tu invece hai sempre la prima, quella più completa, e uso sempre la tua. Il bello è che non mi ricordo se quei fiori lì in mezzo - ma che cosa ci fanno? - ce li hai messi tu o se sono stato io.
Perché i quadrifogli mi fanno venire in mente sempre Guido Gozzano. Socchiusi gli occhi, sto supino nel trifoglio, e vedo un quatrifoglio che non raccoglierò. Una volta ho iniziato a leggere Gozzano alla sera, è venuta notte e non mi sono più risvegliato.
Ho questi miei manuali interiori, c'è tanta antologia - crestomazie personali della poesia e della prosa - e percorsi pluridisciplinari arricchiti di immagini e musica. Apro a caso: una poesia-racconto di Carver con mia madre che dal balcone mi indica da che parte è l'asilo e le Variazioni Goldberg. Il 63 che arriva in via Mazzini di notte a maggio, Uomini e topi di Steinbeck e Cigarettes and coffee di Scialpi. (Vedi che c'è di tutto). Temo qualche volta di farne delle nature morte, una di quelle vanitates di cui è ricco l'apparato iconografico, ma mi accorgo anche che il manuale interiore è dinamico e che non risponde solo alle necessità dell'orrore del vuoto, ha una sua poesia che non viene dalla paura o dalla finzione di un mondo ben incasellato.
Ho preso su i libri e raccattato anche le foglioline di erica che si sono sparse sul tappetino, ho pensato a quale infuso di ricordi avrei potuto preparare se al ritorno a casa avessi messo l'acqua nel bollitore e ... Io e te al mare ultimi sulla spiaggia a leggere romanzi russi e americani sterminati (lei, Anna Karenina, e Thomas Pynchon, V.) e i Litfiba per rendere meno lunga l'autostrada.
ANCORA APPUNTI DI PAROLE DISPERSE
fumént = suffumigio
forèst = forestiero
gabùro = furbetto, birichino
gaìa = mariolo, birba
caìa = avido, avaro (<Caifas)
Galinòta de san Péro, dìme l vero, dìme la santa verità = Coccinella (Gallinella di san Pietro, di giugno) dimmi il vero, dimmi la santa verità
mondo nuovo / paradiso = oggetti luccicanti e colorati (tappi, nastri) nascosti sottoterra dai bambini e sptt. dalle bambine sotto un pezzo di vetro e coperti di terra
paradìs = cimitero
òbit = funerale
galùz = ragazzo arrogante e superbo
ganassa = guancia
garbàr = conciatore
gardèna = tordella
gartiòm = garbuglio, confusione (<nodo complicato, matassa annodata)
giòm = gomitolo
gaso = impuntura, cucitura
giàsena = mirtillo (anche grànten)
gnàro = ignorante, puro
gnuc = sciocco, testardo, cocciuto
gonìp = babbeo
granìz = fuliggine sul fondo esterno di una pentola
ìdole = smanie
ito bèla = tanto tempo
L'è nà che l'è ito bèla = è andato da tanto tempo
ladìn = lesto, presto, agile
lea = limo, melma, fanghiglia
lèla = accidia
tirar la lèla = non avere voglia di far niente
ligòrd = ramarro
lingèra = buontempone, canaglia
lipra = vipera
NIENTE E PUBBLICITA'
Niente, non ci ho preso con la profezia, amen, sarà per la prossima volta.
Sono in vena di pubblicità: la minimum fax il 22 aprile vende on line i suoi libri a metà prezzo. Vi consiglio le poesie di Carver, un libro di Giordano Meacci che si intitola Improvviso il Novecento. Pasolini professore - una storia di Pasolini che sembra un romanzo. Poi c'è Racconti in forma di poesia di Carver a metà prezzo per tutta la settimana, molto cinema e musica. www.minimumfax.com
PAPA, REPUBBLICA E FAN DI PIPPO DEL BONO
Se non si mettono d'accordo, potrebbero lasciar perdere, i cardinali... - Profezia: verà fatto papa un extraeuropeo, che abiterà per la maggior parte del tempo lontano dal Vaticano: la Chiesa cambierà sede, si decentrerà, si sfalderà, si riorganizzerà, scomparirà nella conformazione attuale, in due decenni sarà tutt'altro. E' successo nell'89 per certuni, sarà così per molti altri stati e chiese.
Il giornale chiama Splinder uno che si chiamava Spindler ed era un grande studioso... in due giorni non si sono nemmeno accortidella grezza... www.repubblica.it
Però oggi c'è anche una pagina su Pippo Del Bono che invito tutti a leggersi. Basterebbe un paio di risposte come queste, prese da un'altra intervista su http://www.frameonline.it/ArtN18_Delbono.htm
f. - Un apetto che caratterizza il tuo teatro è un lavoro particolare con gli attori…
p.d. – Innanzi tutto ho la fortuna di avere una mia compagnia, che fa sia teatro sia cinema, che mi accompagna da molto, e me la porto dietro… poi ci sono incontri.
f. - Una specie di famiglia?
p.d. – Sì, anche perché sono persone con cui ho costruito un percorso negli anni, ho avuto la fortuna di avere maestri importanti nella mia vita. È una cosa difficile avere dei maestri, è più facile avere dei professori no? Io ho avuto maestri che mi hanno comunicato qualcosa che è stato anche il poter diventare un regista di teatro, di cinema, mi hanno comunicato un passo.
Per un periodo ho fatto seminari, ho avuto tantissimi allievi, ma a un certo punto non riesci a seguirli tutti… allora ho preferito una mia compagnia, che in qualche modo segui in un percorso lungo, di tanti anni, e nello stesso tempo loro ti ridanno in dietro un qualcosa. Poi la nostra compagnia si è spostata su altri livelli, sono entrate persone come il piccolo Bobò, come Nelson (un barbone), sono persone che ho incontrato calandomi nella vita, anche abbastanza dolorosa, con difficoltà, entrando dentro le loro storie… questo mi ha permesso di incontrare delle persone che, provenendo da situazioni del margine, non so come dire, mi ridavano una grande vitalità nel lavoro teatrale.
A questo punto ho iniziato a lavorare con loro, a farli entrare nella mia compagnia: oramai sono i protagonisti della compagnia, e hanno anche sicuramente cambiato il nostro modo di rapportarci al teatro, ma credo che ci hanno fatto crescere, hanno fatto crescere me, e sono cresciuti loro chiaramente.
Quando chiamano ciò che faccio “teatro dell’handicap” mi vengono i capelli dritti, perché è totalmente un’altra storia: la mia formazione è totalmente legata all’oriente, il mio lavoro sull’attore è diabolicamente, terribilmente rigoroso, la mia formazione, come si sa, è di quando lavoravo all’Odin Theatre, io stavo giornate intere a lavorare su frammenti di dieci secondi.
Era da impazzire al tempo, ma è stato quello che mi ha fatto veramente capire delle cose. Non c’è questo accumulo di testi, tu stai li a lavorare sulle piccole cose, si lavora, e si lavora… è necessaria la precisione, per rendere un segno importante.
Il segno diventa fondamentale per la conoscenza: per esempio quando ti trovi in sala di montaggio… l’operatore si è meravigliato di come montando Guerra riconoscevo tutto.
Ma è chiaro che essendo abituato a lavorare su un braccio, io riconosca perfettamente tra le mille possibili incrinature: ogni cosa ti ritorna come un boomerang, non nel senso negativo, ma in quello positivo.
Queste persone che lavorano con me, sono delle persone che hanno già delle loro caratteristiche, hanno una grandissima coscienza fisica, e in più portano segni di dolore, segni di emarginazione, segni di appartenenza a dei livelli bassi. Bobò è stato cinquant’anni in un manicomio di Napoli, un manicomio terribile, un luogo veramente molto duro; il signor Nelson ha vissuto per le strade, non so per quanto, perché non si riesce a capire…
Io credo che per come sta andando il teatro, non parliamo del cinema, sia necessario riportare il livello basso: è tutto così pieno di borghesia… ha un profumo di borghesia il tutto, ed è terrificante!
Io non riesco più a riconoscermi, è chiaro che anche io sono diventato più benestante, però in qualche modo, uno dovrebbe cercare sempre il modo di mantenersi costantemente nella possibilità di contaminarsi: io nel mio piccolo ho preso Bobò in casa mia, ho cercato di fare delle azioni che dessero concretezza a un discorso. È un momento in cui non riesco più a mettermi seduto di fronte a un schermo e contemplare una grande diva, che mi racconta di essere una desaparecida americana… io lo so come sei, il tuo profumo mi arriva, bravissima, ma non credo più a quel tipo di cinema o a quel tipo di teatro.
Sono stato in Argentina e so cosa vuol dire il dolore delle famiglie dei desaparecidos, non ci credo più a questo spettacolo, non voglio più entrare in questo gioco. Non credo che uno debba essere realmente un desaparecidos per recitare di esserlo, però nello stesso tempo c’è un gran bisogno di contaminarsi veramente.
Se i luoghi del teatro e del cinema diventano luoghi troppo borghesi, si perde quella possibilità di parlare veramente della gente, dei livelli bassi.
Nella mia compagnia ancora rimane qualcosa, abbiamo una comunità in un certo senso, anche se poi ognuno vive a casa sua, ma quando iniziano le prove c’è chi sta con Nelson, che è schizofrenico, chi sta con Bobò, chi sta col bambino Dauwn: ognuno di noi si occupa di qualcun altro della compagnia. Ovviamente si fa con piacere, ma è anche difficile a volte, perché comunque si tratta di stare nella stessa casa… e lo fai anche perché ti fa bene, perché queste persone sono straordinarie; non lo fai con lo spirito del buono “a quanto sono buono, come mi faccio del male”.
È diversa la cosa: io so che Bobò mi ridà tantissimo, se un attore che lavora con me da dieci, dodici anni ha bisogno di giorni e giorni per lavorare su un piccolo frammento, Bobò può stare giorni senza fare niente, poi magari prende un mazzo di fiori e viene avanti, con la musica, e il suo gesto è straordinario, lo è il suo essere lì.
Questo ti ridà molto, quindi quello che tu fai per lui, non lo fai come carità, ma lo fai perché riconosci in lui un grande maestro.
Quindi è stato questo il percorso della mia compagnia.
A quel punto non accetti più il fatto che persone, che socialmente sono più difficili, siano persone che vengono viste con occhi diversi, c’è del razzismo in giro, per me queste persone sono diventate le protagoniste nel mio percorso.
NOI AL NORD
L'archeologo Konrad Splinder, che per primo esaminò l'uomo del Similaun, è deceduto a 66 anni per una forma di sclerosi. Prima di lui, erano scomparse altre 4 persone che ebbero a che fare con il reperto risalente a cinque millenni fa, trovato tra i ghiacci nel 1991. L'uomo che lo ritrovò, su un ghiacciaio al confine con l'Austria a oltre 2500 m., è morto su un ghiacciaio durante un'escursione.
ARMONIA MACROCOSMICA

Luna in orbita eccentrica con epicicli

Diagramma selenografico delle fasi e della visibilità della luna

Il sistema copernicano
(Andreas Cellarius, Harmonia macrocosmica, 1660)
http://www.lib.utah.edu/digital/cellarius/index.html
SENZATITOLO
Il cieco all'angolo mi chiama per nome.
La catastrofe è già stata.
Accompagno una vedova malvestita.
Si arresta una mercedes nera sul bordo del marcipaiede.
L'orologio della stazione è sulle dieci e dieci.
La vedova indossa calze afflosciate sulle caviglie. Le lancette disegnano ali di libellula dietro le spalle.
Trecce di desiderio e terrore nell'aria. Dall'auto scende un cardinale dalla stola azzurra, dall'ombra stanca. Camminano accanto lui e la vedova. L'auto li segue.
Il cielo è troppo vasto e azzurro. L'infanzia è finita troppo tempo fa.
Quanto tempo c'è voluto prima che nascessi?
ET IN ARCADIA EGO
1.
La cosa che mi piace di più è andare al parco con le mie figlie piccole, finito asilo.
Osservo.
Chiacchiero - poco - con le mamme, ogni tanto alzo gli occhi dal libro per controllare che le bimbe non precipitino dalla reti di corda o che non le debba proteggere dai genitori troppo zelanti dei primogeniti o figli unici.
Mi smemoro un po', penso ai fatti miei ma: Dodo - sento - dài ciccino che andiamo a fare la pappa al papi.
Qui riattivo l'attenzione. Ecco, individuo Dodo. Caro Edoardo, non mi scappi: mi ricorderò di te, seguirò la tua crescita, non ti scorderò, ti rivedrò al parco e al teatro d'estate e all'uscita delle scuole elementari e vedrò la tua mamma - Dodo, Dodo! - e quando verrai al liceo io sarò lì e per te ci saranno, così, a priori, senza che tu sappia perché, ma per il tuo bene, per rieducarti, proprio nel primo mese, per te, Edoardo, due interrogazioni, subito, e due 4 da segnare sul registro. Sarà per il tuo bene, capirai molte cose.
2.
A Baia , nei pressi di Cuma, nel parco archeologico in cui resta qualcosa dell'antica splendida città, vicino all'Aula di Mercurio, un seme di fico è cresciuto nel soffitto, l'albero si allunga alla rovescia. Penso così alla storia, alla tradizione dell'antichità (è un'idea di Alessandro Fo).
3.

Sulla strada lungo il torrente che attraversa la città l'estate scorsa un'officina è stata distrutta dal fuoco. Ci sono le carcasse delle auto, non le hanno toccate per mesi. Ci passo con la bicicletta, abbastanza spesso. La settimana scorsa hanno portato via una (ex) 500. Adesso c'è ancora un bmw irriconoscibile, l'hanno spostata dal cortile nel capannone sfondato. E' disperata e sola. Non durerà per molto, rimetteranno a posto tutto.
4.
Mi sono vestito meglio del solito, stamattina, che mi ero svegliato davvero presto e ho fatto la barba con la schiuma non con il rasoio elettrico e ho fatto a tempo a leggere delle poesie di Angelo Maria Ripellino in cucina. Mentre bevevo il caffè in una tazza del latte delle bambine mi difendevo dagli schizzi sulla camicia. E siccome è primavera ho messo per la prima volta quest'anno i mocassini inglesi, quelli senza lacci. E ho pensato: Se mentre vado a scuola in bicicletta, così ben vestito, con la giacca e la camicia, mi travolge un autobus e cado e mi volano via le scarpe, mi vedono i calzetti bucati.
Allora sono andato a scuola in macchina, stamattina.
5.
Un'altra fotografia dalla lettura di un libro di Alessandro Fo.

Le 15 février 1986, un samedi, entre 12 et 16 heures, eut lieu la plus forte tempête du siecle aux Açores: le vent atteignit des vitesses de 250 Km/h. José Henrique fit des photographies pendant et après la tempête. Les vagues s'élevèrent à des hauteurs de 15 à 20 mètres, et déferlèrent sur 60 mètres. Deux années après, désirant montrer plus facilement l'événement aux yachtmen, José Henrique fit développer deux diapositives sur papier. Il découvrit alors qu'au moment oú il avait tiré l'une d'entre elles s'était formé, dans l'éclatement de la vague, une figure humaine (avec cheveux, yeux, nez, bouche et barbe) à laquelle il avait donné le nom de "Neptune à Horta".
