1. TEMPESTE TEMPORALI
Che differenza c'è fra tempeste e temporali?
Che la tempesta non ha perturbazioni elettriche. Ulisse, per dire, nell'Odissea, è sempre dentro qualche tempesta, mai temporali.
2. DECADENZA
Leggevo un'intervista a George Steiner, che faceva un discorso molto britannico. Diceva che la letteratura è museo, che non se ne può fare a meno ma gli scrittori non dicono più granché di vicino alla verità. Invece gli scienziati. Soprattutto i biologi.
Poi se la prendeva con la decadenza degli studi umanistici.
Sto per cominciare un post sulla decadenza delle università ma la tentazione mi fa ciaociao cucù e se ne va subito.
E allora scrivo 3.
3. BACHI
Uno scrittore del '600, Giacomo Lubrano ha scritto Moralità tratte dalla considerazione del verme setajuolo, 30 sonetti sul vermis sericus, il baco da seta. Sì, perché il Baco è un Enimma di naturali prodigi.
Arte è la vita mia: tesso e ritesso
le viscere spremute in bave d'oro
Il baco è sapiente, per quanto certe volte si pavoneggi un po' troppo per niente. E' pacifista: il contentarsi del suo è politica di pace.
Ricco erede di te, nulla tu brami
che a chi vive del suo, il poco è molto.
Devo dire che un sonetto che mi piace è questo: Tali semenze talvolta in petto alle Donne riscaldate si ravvivano. Parla di quando le donne si mettefvano nel petto i bachi per salvarli.
Si slaccia Filli il petto, e le native
Poppe son d'un vil verme Albe di vita.
Fra palpiti d'argento il latte invita,
ad animarsi in oro un che non vive.
Non sì vaghi del Gange entro le rive,
smalta i natali al Sol l'onda fiorita:
né più morbida culla, o più gradita,
le Veneri sortir ne l'acque argive.
Pria che il serico stuol l'ambite prede
stenda col labro, in biondo fil serpendo,
par che del core uman vagisca erede.
La mia mortalità quindi comprendo,
senza gire a le tombe. In noi si vede
la morta polve inverminir vivendo.
4. INVIDIA
Ecco, casomai mi trovassi in mezzo a una tempesta, invidierei il baco, credo.
Però l'ozio fa male ai letterati, sarebbe meglio andarsi a prendere un trattato di fisiologia delle emozioni.
AGGIUNTA DEL GIORNO DOPO
e poi trovo quest'altra intervista, a Gianni Celati, su www.zibaldoni.it, in cui dice:
Negli ultimi tempi mi è capitato di vedere alcuni film che sono considerati di fantasia, come Il signore degli anelli e Harry Potter. In modo inconfondibilmente anglosassone, la fantasia qui è data come un regno del torbido, del mostruoso, anche dello sporco e del polveroso. Il pragmatico mondo anglosassone vede la fantasia come una zona torbida della psiche da dominare con la razionalità. Questo compito ora è affidato all'onnipotenza della tecnologia, con i suoi effetti elettronici che possono dominare la psiche di tutti. La separazione tra fantasia e realtà è ricondotta a quella tra mondo soggettivo e mondo oggettivo; e questa separazione sottolinea che le fantasie "non sono vere" perché esulano dalle "verità scientifiche". Bisogna ripartire di qui, mettendo in dubbio che esista questa separazione netta tra il mondo immaginato o fantasticato e quello che viene dato ufficialmente come mondo reale quotidiano. Noi ci serviamo della fantasia tutti i momenti per interpretare le cose, cercando di capire quello che è fuori dalla nostra portata. E tutto il nostro sistema emotivo dipende da come immaginiamo ciò che non cade sotto i nostri occhi. Quando abbiamo paura, quando siamo a disagio, quando siamo in pericolo, quando facciamo progetti, entra in gioco l'atto di fantasticare. Quando siamo innamorati non facciamo che ripassarci nella testa il film delle fantasia sull'altro. L'atto di fantasticare è così comune che lo diamo per scontato. Però se si inceppa, abbiamo un campanello d'allarme che è la noia, come l'altra faccia degli slanci di fantasticazione.Negli ultimi tempi mi è capitato di vedere alcuni film che sono considerati di fantasia, come Il signore degli anelli e Harry Potter. In modo inconfondibilmente anglosassone, la fantasia qui è data come un regno del torbido, del mostruoso, anche dello sporco e del polveroso. Il pragmatico mondo anglosassone vede la fantasia come una zona torbida della psiche da dominare con la razionalità. Questo compito ora è affidato all'onnipotenza della tecnologia, con i suoi effetti elettronici che possono dominare la psiche di tutti. La separazione tra fantasia e realtà è ricondotta a quella tra mondo soggettivo e mondo oggettivo; e questa separazione sottolinea che le fantasie "non sono vere" perché esulano dalle "verità scientifiche". Bisogna ripartire di qui, mettendo in dubbio che esista questa separazione netta tra il mondo immaginato o fantasticato e quello che viene dato ufficialmente come mondo reale quotidiano. Noi ci serviamo della fantasia tutti i momenti per interpretare le cose, cercando di capire quello che è fuori dalla nostra portata. E tutto il nostro sistema emotivo dipende da come immaginiamo ciò che non cade sotto i nostri occhi. Quando abbiamo paura, quando siamo a disagio, quando siamo in pericolo, quando facciamo progetti, entra in gioco l'atto di fantasticare. Quando siamo innamorati non facciamo che ripassarci nella testa il film delle fantasia sull'altro. L'atto di fantasticare è così comune che lo diamo per scontato. Però se si inceppa, abbiamo un campanello d'allarme che è la noia, come l'altra faccia degli slanci di fantasticazione.
IL CONTE DI SCANDIANO
Dalle parti di Reggio Emilia abitava il conte di Scandiano: libero pensatore, scrittore di corte che seppe mantenersi libero mentre i duchi erano occupati a come renderselo fedele. Stiamo parlando di qualcosa intorno agli anni 60-70 del '400.
Gli piaceva la corte di Franza, dove re Carlo aveva combattuto insieme ai suoi cavalieri; un po' di più forse gradiva la corte di Bertagna, dove i cavalieri di Artuse facevano anche all'amore. E ancor di più gli piacque mettere insieme le due cose, e fare diventare Orlando innamorato. Che è poi il titolo del suo poema.
Poema che non terminò, ci ha pensato un minore venuto dopo di lui, sempre insieme ai soliti duchi, un borghese: Ariosto.
In quel poema c'è di bello che l'amore trionfa dappertutto e il conte si è inventato delle avventure in cui quelli più eleganti e raffinati ci fanno delle bellissime figure. E al conte piacevano delle cose come le dame e i cavalieri che si cercano e poi si baciano, come i cavalieri che invece di combattere ragionano per tutta la notte stellata un po' di tutto - gli piacevano ma non è che faceva finta che ci fossero per davvero, lo sapeva che era una finzione e anche dentro la finzione non sempre andava tutto bene. Ce n'erano certi, per esempio, che erano innamorati ma infelici.
Dice il conte a un certo punto: un giorno me stavo a fare una passeggiata e in mezzo al prato ho sentito una ragazza che cantava vicino a un roseto. Mi è così piaciuto che mi piacerebbe essere bravo come lei.
Già me trovai di maggio una matina
intro un bel prato adorno de fiore,
sopra a un colle, a lato alla marina
che tutta tremolava de splendore;
e tra le rose de una verde spina
una donzella cantava de amore,
movendo sì soave la sua bocca
che tal dolcezza ancor nel cor mi tocca.
I più furbetti di voi si saranno accorti che questo poema piaceva anche a un altro conte, il Leopardi Giacomo da Recanati, che l'ha letto e riletto con molto piacere.
Ci sono altre cose belle come questa, di questo inventore di avventure innamorato della vita e della bellezza, che dice che insomma lui non è tanto bravo, ma possiamo fidarci perché ha in mente com'era bella quella canzone e lui vuole riuscire a fare delle parole altrettanto belle?

CONTRO / IN / KATA'
In effetti,i significati delle parole fanno delle sorprese che capitano quando si ha il buono zelo di cambiare i punti di vista, per scartare le consuetudini.
"Contro" significa anche "accanto", come dicono i francesi tout contre, " a ridosso".
"Mi metto contro di te"
E' un modo per appoggiarsi, volendo, come si mette una scala contro un muro; o per aprire, con la mano contro il battente della porta.
Katà in greco vuol dire all'interno, contro, sopra, sotto, in fondo, attraverso.
E il latino in: contro, in, verso, dentro, per.
E tu vorresti solo andare contro un tuo nemico. Che povera cosa meschina!
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
LEZIONE
Esco da un'ora di lezione. Ho raccolto alcuni compiti scritti. Sul retro di una pagina tolta da un raccoglitore ad anelli, in un angolo, a matita, qualche appunto.
La letteratura permette di essere diversi da quello che si è, creativi e variabili
il nemico lo si sconfigge anche avvicinandoglisi, non solo scontrandocisi
STARFINGER ANGEL
Jim Dine, Putney Winter Heart n°3 1971-72
Viene l'angelo dalle dita di luce
ai limiti dell'inconoscibile
dell'indicibile
dell'inverosimile

Bruce Conner, Starfinger Angel, 1975
LA REPUBBLICA DEI SONDAGGI
Su "la repubblica" online leggo la parte finale di un pezzo sull'inizio della scuola. Eccola:
""La scuola è troppo noiosa". Quest'anno saranno più di otto milioni i "concorrenti" e quasi tutti parteciperanno alla corsa con il muso lungo. Secondo l'ultimo studio condotto dalla rivista online Marketing e Tv ha svelato che sette studenti su dieci sono annoiati: la scuola non è al passo con i tempi, i professori sono troppo "vecchi" e le scuole fredde, scomode e inadeguate. Rispetto al latino e alla matematica, meglio sarebbe per i 700 scolari intervistati, l'ora di attualità o di cucina fast food. "
I sondaggi di Marketing e tv sulla scuola possono essere presi sul serio? Sì, come se Raffaella Carrà parlasse di politica... Ah sì, lo fa già? ...
Anch'io nel mio piccolo ho un sondaggio. Nel mio studio, stasera, 1 su 1 intervistati è disgustato certe volte da "la repubblica" e preferirebbe "le monde" e "il monello" e anche dall'Italia, e preferirebbe la Francia ex coloniale, la Finlandia, Tahiti, il Mozambico.
Ah, domani mattina è il primo giorno di scuola. Auguri: buon anno scolastico a tutti, ve lo auguro più fruttuoso che si può, pieno di bei libri e di vicende umane appassionanti.
CI VUOLE UN FIORE
"Mi piace la calma, la buona tavola, i buoni amici, i buoni libri, la pesca subacquea, i francobolli, le armi antiche, gli animali, i luoghi non affollati. Non mi piacciono i dritti, i disonesti, i dilettanti presuntuosi, le salse agrodolci, i seccatori, gli invadenti, gli animali che mordono. Amen". S. E.
STRAVENTO
Durante il temporale la pioggia è venuta di stravento e da sotto il battente della finestra è filtrata una pozza d'acqua proprio qui sulla scrivania accanto al pc dove stanno ammucchiate custodie di cd, agende, libri che volevo leggere all'inizio dell'estate, estratti conto, la manina di Adele stampata nell'argilla all'asilo, buste mezze aperte.
Qualche volta metto a posto, ma mai tutto insieme.
E poi la scrivania è molto grande: grande, davvero, di più di quello che state immaginando. E perciò c'è posto per tutto. Anche per delle zone con meno cose, dove di solito mi appoggio per lavorare. Se le zone libere sono insufficienti vado in cucina. Adesso, per dire, il portatile su cui c'è il romanzo che devo limare sta in cucina. Non che non ci sia spazio, adesso, non è questa la causa - è che in studio fa più caldo e il portatile è più vicino al frigorifero - yoghurt e gelato - e alla dispensa - biscotti e cioccolata.
Insomma si è fatta questa pozza d'acqua sulla scrivania e sotto al pacco delle altre cose c'erano delle pagine stampate di una storia che stavo scrivendo la primavera scorsa, con delle correzioni a penna rossa. L'acqua ha lavato la stampa e lasciato delle macchie grigiastre che hanno anche un certo fascino, volendo. Invece l'inchiostro della penna ha tenuto. Ho controllato nel file del pc, il file è aggiornato e corretto.
Così ci sono questi fogli ondulati, macchiati, con delle correzioni su un testo che non esiste più. Sono fogli senza utilizzo, inutili. Ma è da due giorni che se ne stanno lì e non li butto via. Perché dovrei?