dicono: ma cos'è questa scrittura dei blog
è uno zibaldone, un diario, note a testi non scritti, appunti dell'impossibile, la nuova frontiera, il vietnam, il far west, un quarantotto, una cina, una rumba, tutta fuffa, la dimensione virtuale del logos, macchè è solo caos, rapida però anche lenta, breve ma infinita, egocentrica ma senza nome, velleitaria ma senza volontà
io non lo so
io il blog lo scrivo un po' così:
distrattamente
e allora lo imprigionarono in una bottiglia su cui apposero i sigilli del tempio.
Dissero: - Scagliamo la bottiglia dal dirupo, lasciamo disperdere i frammenti fra le ossa dei condannati e dei figli rifiutati -
E dissero: - Seppelliamo la bottiglia sotto un tumulo di terra sotto una piastra di granito sotto un altare di fuoco -
E dissero: - Fondiamo la bottiglia in una fornace, incastoniamola in un forziere di bronzo dentro un forziere di ferro dentro un forziere di piombo -
Ma poi navigarono fino all'isola e dall'isola fino al continente e sulla rotta di ritorno in mezzo al mare lasciarono scivolare la bottiglia nelle onde nel mezzo della notte più priva di luna più lontana dal giorno.
Stetti cent'anni ad aspettare che mi trovassero che aprissero. E passati i primi cent'anni sperai per altri cento. E passati cento attesi che ne scorressero cento ancora.
e cento
e cento ancora
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
MEZZO SONNO
Stavo studiacchiando.
Piove. Camera in penombra. Io nell'isolotto di luce della lampada ikea.
Poi lil lume si abbruna. Poggio un attimo solo un attimo la fronte sull'avambraccio.
Mi danno una scrollata. Forse ho dormito davvero.
Ma come apro gli occhi mi prende un vento sotto le braccia e mi porta su su su.
E plano in un giardino. Piove sottile, una specie di nebbia sospesa. Un verde carico di dolci tempeste, l'orma di una natura forte e feconda.
Quello che mi tiene per un braccio mi fa: - Non temere, sono io, Ugo -
-Che Ugo? -
- Mi chiamo Nicolò ma tutti mi chiamano Ugo, Ugo Foscolo -
- Ma tu non eri un materialista? Come fai a esserci ancora? -
- Non c'è mica contraddizione, sai... noi che eravamo materialisti e sensisti stiamo meglio di tutti, eravamo preparati. Ti voglio mostrare qualcun altro e ti voglio far parlare con il nostro maestro -
Andiamo, con lui che mi tiene sempre sul braccio una mano morbida. Penso quando sono dal dentista e l'infermiera mi consola con le sue mani. Non è un gran pensiero in effetti, ma non mi viene in mente altro.
Un uomo su una lettiga, con le gambe gonfie, sta predicando: - Non c'è dolore che non si possa sopportare. Se è tale da non essere sopportato il nostro corpo reagisce: svieni, oppure muori. Il resto è naturale e non puoi far altro che sopportare. Ma c'è modo di non cadere nella paura del dolore, vivendo senza timore e senza desideri, senza nulla da chiedere fuori da sé, volendo bene agli amici. Non temere dio, non temere la morte, il dolore è sopportabile, il piacere è raggiungibile. -
- E' lui il maestro? - chiedo a Ugo.
- No, il maestro vero è un sapiente sumero, ma oggi ha lasciato parlare il nostro fratello Epicuro
- E mi mostra lì attorno i poeti latini Lucrezio e Orazio, l'italiano Giacomo Leopardi, il narratore Matteo Maria Boiardo, il frate teofilo Folengo, i medici Francois Rabelais e Anton Checov, il pittore Claude Monet, il filosofo Jean Jacques Rousseau.
Mi hanno accolto fra loro, mi hanno raccomandato di continuare a scrivere sui blog che è una specie di giardino. Gli ho chiesto dei consigli, ma Ugo mi ha detto di cercarli da solo, magari facendomi aiutare da qualche libro e da poche scelte persone.
Ho continuato a dormire, non so se mi sono davvero ancora svegliato.