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29/11/2005

E' ORA DI FARE ORDINE


Sulla scrivania, da sinistra a a destra.


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postato da: mics alle ore 16:30 | link | commenti (7)
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DIETRO IL MERCATINO DI NATALE
Trento, ore 12.35

tu  copri con le mani le due fotocellule e si apre il cancello
nella piazzetta accanto ai giardinetti escono i ragazzini della scuola media
attento, ricordati che gli autobus da dietro le mura arrivano sparati
sul marciapiede del palazzo vescovile un ragazzino passa nelle neve fresca strascicando i piedi
un altro passa con la mountain bike slittando con la ruota dietro
nella piazza il mercatino di natale
(molto artificiale, senza nessuna tradizione, mezzo milione di turisti, la città intasata dalle corriere)
dalle scuole elementari escono i bambini
va da sè che metà di queste persone si tirano palle di neve e corrono
va da sé che nevica
è stato un'ora fa: finita scuola, torno a casa a piedi sotto la neve; passo nella solita piazza, dal solito marciapiede, dal solito parco
(suona male, il mercatino, what a wonderful world, odore di vin brulé da quattro soldi, una ventina di baracche messe a forma di pesce sotto le mura)
500 mila visitatori
da una parte della piazza, a nord, ci sono le mura: notevoli, dietro ci sono delle belle vie, si chiamano "androne", ci sono una scuola media del conservataorio, dei giardinetti, un miniparco per i bambini, una scuola musicale, un edificio che è la scuola dove insegno
a ovest c'è il palazzo con l'anagrafe
a est c'è il palazzo del vescovo, una strada e dall'altra parte una scuola elementare
a sud un bel locale tipico, anche se è più bavarese che trentino, dove fabbricanao anche la birra, una serie di uffici e negozi
(il mercatino di  Natale non c'entra niente)
va da sé che nevica
va da sé che c'è allegria contenuta
postato da: mics alle ore 13:50 | link | commenti (4)
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25/11/2005

SULL'USO DI O

Nel 1987 ero a Madrid e ho comprato dei volumetti di poesia: Rafael Alberti e soprattutto un poeta abbastanza trascurato ma che ha preso il Nobel negli anni Settanta, Vicente Aleixandre. (Di quel giorno mi ricordo anche il titolo della traduzione spagnola del libro di Gadda: El zafarrancho aquel de via Merulana.) (Anche altre cose mi ricordo, ma non c'entrano adesso).

***

Vicente Aleixandre ha scritto una raccolta che si intitola La destruccion o el amor (ci sono anche degli accenti assenti dalla tastiera italiana, non so come metterli). Ce n'è un'edizione dell'Einaudi che ho ricomprato un po' di tempo fa  su ibs, fra i remainders.

***

In La destruccion o el amor la "o" non esclude, anzi, tende a includere e confrontare.

Qui sulla riva, mentre il profondo azzurro quasi è nero / e trascorrono lampi o lutto funerario o solo specchi...

sogno chino su di te calore o vita...

Acqua o luna è lo stesso...

Luna, meraviglia o assenza...

***

Duele el dolor. Te amo.
Duele, duele. Te amo.
postato da: mics alle ore 14:32 | link | commenti (4)
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17/11/2005

LEGGENDO RILKE  


Passata mezzanotte la luna si scagliava contro di me per riprendersi l'immagine che le ho rubato stasera. E' stato facile - ho finto di essere uno stagno. Lei ha pazientato finché non ci sono state più nuvole e appena dopo mezzanotte me l'ha chiesta indietro. No, le ho detto. (Sputavo pesci dalla bocca).
postato da: mics alle ore 00:23 | link | commenti (7)
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10/11/2005

SFUMATURE LUCIDITA'

Mi piacciono certe superfici specchianti chhe si lucidano con il tempo.
Ne parla www.untitled.it .


Gli specchi vecchi che si fanno opachi dai lati, oppure dal centro. Oppure da un punto qualsiasi; da più punti. Dissolvenze lievi - preparano un'altra scena o niente. Durata lunga.

Quando gli specchi erano di piombo, sotto il vetro, si ossidavano, si faceva una nebbia, una nevicata rugginosa, fungosa.




Mi piace anche andare controcorrente.
O meglio, muovermi piano nella corrente. Dipende dai punti di vista, ma certe volte le cose le vedi trascorrere rapide, così.
Intorno si muovono molto.

Il mio blog è lento.
postato da: mics alle ore 12:49 | link | commenti (4)
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03/11/2005

OBLOMOVISMO

C'è Oblòmov, il protagonista del romanzo di Goncarov, che è degli anni sessanta dell'ottocento, mi sembra, forse 1862 se ci imbrocco.
Lo troviamo all'inizio della storia sdraiato nel letto, che pensa a tutte le cose che deve fare e fa dei gran progetti. Pensa, non fa. Sogna molto. Moltissimo. Deve sistemare la tenuta di campagna, ci va - lui abita a Pietroburgo - e passa il suo tempo in camera, incrocia le mani dietro la testa e pensa.
Ha una vestaglia da camera di taglio orientale, niente di europeo, frusta ma ancora dai bei colori e solida e calda; molto morbida, segue il corpo.
Pensiero estetico: si pensa al posto di agire. E' sufficiente progettare, sapere che si potrà fare. Poi il resto si vedrà.
Oblòmov è vicino all'estasi.
Oblòmov pettina l'essere in contropelo.
Oblòmov è la rinuncia all'impegno di dover essere qualcosa.
Oblòmov prega.
Oblòmov è la forma più profonda della nostra anima.
Assente/presente come un angelo quando non se ne ha bisogno, catartico, catastematico. Per niente tragico.
Oblòmov è quiete.
Oblòmov quando sogna il cielo e le stelle, lui sì sa quello che fa.
postato da: mics alle ore 00:11 | link | commenti (8)
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