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23/12/2005

FIABA DI NATALE

Io di mio non sono poi così serio, però tendo al moralistico, quindi sembro più serio di quel che sono.

Ecco che a Natale mi metto a parlare di paure.
Non so cosa sarà stato ma al cinema - ci andavo tantissimo da solo al cinema... non è che non avessi amici, anzi, ne ho sempre avuti parecchi, però intorno ai dieci anni nel mio quartiere andare al cinema bisognava andarci in città, ed era un altro mondo. Pomeriggi al biliardo, giocare a calcio anche il 23 di dicembre sul fango ghiacciato, questo si faceva più volentieri.

Insomma, il cinema dell'oratorio. Ci andavo spesso.

E poi un mio zio faceva a tempo perso il proiezionista al cinema Vittoria. Ho imparato a caricare la pellicola. Ci sono due anse - due ricci - all'inizio del percorso e alla fine che devi lasciare morbidi sennò il film si tende fino a spezzarsi. Ci sono nella macchina da proiezione delle cose che un bambino... il castello, la rosa dell'arco, la croce maltese, la lampada xenon... Ma di queste cose qua parlo da un'altra parte.

Insomma, la volta che ho avuto più paura.
Al cinema dell'oratorio. Fuori era un freddo bécco. Dentro anche troppo caldo.
Le condizioni fisiche possono avere la loro componente, non lo  nego.
C'era la versione film (non cartoni animati) della Fiaba di Natale di Dickens.
E dire che a dieci anni mi ero già sciroppati racconti di fantasmi vari, Stevenson, Conrad e mezzo Poe. Sul serio. C'era un biblioteca a casa, bastava allungare la mano, salire su una sedia e prendere.
Andavo anche al dopolavoro a giocare al biliardo e mi scannavo con gli altri alle partite di calcio nel fango ghiacciato, però leggevo come un treno.

E' stata la volta che ho avuto più paura, non mi è ancora passata, neanche adesso.
Il Natale lo devo esorcizzare, il vecchio Scrooge mi minaccia ancora.
La paura l'ho vinta, non nel senso che l'ho cancellata, ma nel senso che non mi minaccia più. In realtà ce l'ho ancora.
Non ho potuto pensare a fantasmi e a Scrooge e nemmeno guardare la versione a cartoni animati di Topolino per vent'anni.

Poi sono nate le bambine, è cambiato qualcosa.

A Natale mi faccio proteggere dalle cose più calde che ho, i fantasmi stanno alla larga.

E le paure più grosse sono più frutto di fantasie che di realtà (per me, dico, non ho l'esperienza di paure superiori a quelle dell'immaginazione, sarà anche inoscienza; non so com'è per quelli che hanno l'altra esperienza, della paura nella realtà).

Ecco, ho distrutto Natale con una paura, me lo riconquisto con la stessa paura.
postato da: mics alle ore 01:28 | link | commenti (7)
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18/12/2005

BIGLIETTI DI DAG - 1

 

Stig Dagerman pubblicava ogni giorno una poesia sul giornale di Stoccolma Arbetaren. Poesie satiriche, quasi sempre. Dal 1944 al 1954. La rubrica si chiamava Dagsedlar, che significa biglietti quotidiani, ma che è anche un gioco di parole con il suo cognome, biglietti di Dag.

 http://atheles.org/centpages/cosaques/billetsquotidiens/

Sapeva affrontare l’attualità dandole spazi universali. Si parla anche oggi di prigioni e amnistia…ma lui quel giorno prendeva spunto dal problema di quanto rimborsare in denaro a una vittima di un errore giudiziario (mi viene in mente la California con il suo inflessibile governatore, al coraggio - ? – che ci vuole per mettere a morte un condannato).

 

IL PREZZO DELLA LIBERTÀ

 

Quanto vale la nostra libertà?

Scusate l’aria stupita.

Gli esperti fanno i loro conti

sulle loro macchine calcolatrici.

 

Una corona all’ora, chi lo sa?

O dieci ogni sbarra o ogni sera?

Gli avvocati consultano i loro codici

e trovano le regole giuste per i calcoli.

 

I calcoli delle calcolatrici tornano, sì,

ma le tabelle non dicono mai la verità.

Solo chi è stato in gabbia

sa il prezzo della libertà.

 

postato da: mics alle ore 14:42 | link | commenti (3)
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