Ciao Michele,
qualche notte fa mi sei apparso in sogno.
Come stai? Noi qui le solite cose, il lavoro, si affronta la fatica.
Io bene, in questo periodo sì, sotto di lavoro, ma le energie non mancano.
Sono stata in Bhutan, e mi sono ossigenata nei monasteri buddisti e
nel clima spirituale dei paesaggi himalayani.
Sono rientrata con la determinazione che vorrei visitare il Tibet, visto che
oramai ci sto girando intorno...
***
Ciao,
sta per uscire il mio libro nuovo. L'editore lo descrive così, senti se ti piace:
La Xenon, un 4 cilindri, oggetti umani,
inumani, macchine ideali. In ogni cosa
la macchina, cruda, erotica,
diavolessa biondissima, come una
musica da indovinare, piena di un
Eros appena raccontabile.
Prendi una valle alpina, prendi prati alberi monumentali nuvole una cattedrale vegetale. E mettici poesia. Risultato: “Quota poesia”.
“Quota poesia” è alla quarta edizione.
E’ un festival di poesia.
Tra prati montagne malghe.
Dove ArteSella da oltre vent’anni dissemina installazioni sculture architetture tra prati alberi sentieri. La poesia dentro la cattedrale vegetale.
È la poesia di autori affermati, sono stati protagonisti gli anni scorsi Vivian Lamarque, Maurizio Cucchi, Stefano Dal Bianco, Giuliano Scabia e Giovanna Frene; gli improvvisatori maremmani “Maggerini di Braccagni”, la “versada” del campidano sardo, poeti di lingue minoritarie da ladino allo sloveno, dal cimbro al tedesco. Sono le proiezioni, le performance, le installazioni, le recitazioni.

Valle di Sella. La valle sale dalla Valsugana, nei pressi di Borgo. Provincia di Trento.
Domenica 4 giugno, dalle 14 alle 18. Un pomeriggio di versi, musica, cinema, performance.
I poeti: Patrizia Valduga, Elisa Biagini; due poeti di lingua catalana, Eduard Escoffet e Sebastià Alzamora; una giovane promettente come Ariadne Radi Cor; la vincitrice del premio nazionale "Popoli Migranti" Lidia Amalia Palazzolo e il nuovo recital "pascolare parole, allevare pensieri" di Giovanni Lindo Ferretti.
E poi la collaborazione con un’altra splendida realtà dell’arte italiana che si svolge in un territorio di frontiera, fra le Alpi, la rassegna Topolò/ Postaja Topolove: verrà proiettato il video "Vrnitev (i videominuti)", 121 "corti" di un minuto ciascuno realizzati da artisti di tutto il mondo per la rassegna friulana.

Costa 3 euro l’accesso. Sei ore di pienezza: natura e arte. L’accesso è agevole, non ci sono scalate, ci vanno i bambini.
Organizza l’Atletico Poeti di Trento, in particolare il giornalista e poeta Gigi Zoppello.
L’editore Viadellaterra ha raccolto poesie e immagini degli anni scorsi.
Riferimenti, istruzioni, immagini nel web:
http://www.viadellaterra.com/omaggioneruda.html






Les 400 coups
Cannes 1959
Carlo Mazzarella intervista François Truffaut
La serietà dei bambini vs. la vanità degli adulti

Prima c’è il mare, poi François Truffaut posa un gomito sulla ringhiera di una terrazza. È a Cannes. Scrolla la cenere dalla cicca. L’altra mano premuta al fianco. Giacca di fustagno, portata con una maglietta “polo”. Ha ventisette anni, ma sembra più vecchio: come mio padre, nelle fotografie quando aveva la sua età.
Dopo qualche secondo arriva una voce fuori campo, ironica e nasale, che declama in francese: «È possibile che questo film rappresenti la Francia al festival di Cannes? Massì, massì…».
François Truffaut è prima divertito, poi si guarda intorno con gli stessi occhi fragili di Jean Pierre Léaud nell’ultima inquadratura dei 400 colpi, il film che presenta al festival.
Ecco che Carlo Mazzarella entra nell’inquadratura accanto al regista – lui ha una camicia perfetta, una cravatta lucida e impettita, concede appena che il vento gli scompigli i capelli radi.
Adesso Mazzarella spiega, in italiano. Truffaut si irrigidisce, lo sguardo fra inaridito e sperduto: l’altro gli sta per fare le domande. Non è una “vera” messinscena, è giornalismo, “serve” per l’intervista: lo diverte ma non gli piace.
Cara Signorina, probabilmente non sarò a Cannes il giorno della proiezione dedicata a Cecil B. De Mille. Soprattutto, però, io non sono capace di parlare in pubblico così, su un tema dato.
Sono soltanto in grado di rispondere a delle domande. Francamente, mi è impossibile fare quanto lei mi chiede.
Ciò non toglie che io le voglia bene,a lei, a Langlois, a Meery e alla Cinémathèque.
Mi perdoni e mi creda commosso dalle sue lodi ai 400 colpi,
suo devoto Truffaut
Mentre Mazzarella parla, Truffaut guarda la telecamera, scrolla la sigaretta. Uno stacco di montaggio mostra un suo primo piano mentre soffia il fumo dal naso, porta la sigaretta alla bocca con le dita della mano chiuse. Ha la fede all’anulare. Mazzarella nomina ministri e funzionari, Truffaut è smarrito e perplesso, gentile. Sembra un personaggio di un film di Godard, il montaggio del servizio è in perfetto stile Nouvelle Vague. Truffaut ha le orecchie a sventola, la destra più della sinistra, o forse a farmelo parere sono la luce o il contrasto con lo sfondo.
«Questo» spiega dunque Mazzarella «all’incirca è stato un po’ il dialogo che si è svolto fra un alto funzionario del Quai d’Orsay e lo scrittore André Malraux, il ministro per gli affari culturali…».
Mazzarella porta i gemelli ai polsi, Truffaut ha i pantaloni stazzonati.
«… e si è svolto dopo la proiezione privata del film Les 400 coups…»
Truffaut ha la disinvoltura di quelli che vengono su per strada, li riconosco. Mazzarella sfoggia la cravatta regimental. Capisco che Truffaut gli ha raccontato poco prima questo episodio, e Mazzarella ha ideato la messinscena. Truffaut sorride e si stacca dalla recita, che lui stesso ha suggerito, che lui sta dettando.
«… ma cosa sono i 400 colpi?».
A questo punto ripete la domanda in francese.
Lungo la Croisette, uno strano trio veniva avanti tra gli evviva: un vecchio uccello dalle grandi ali già grige, un giovane teppista uscito dal nero di un libro di Jean Genet o di Maurice Sachs, pallido e rigido, che teneva per mano un ragazzo ancor più giovane, scappato fuori, lui, dai primi romanzi di René Fallet e che doveva diventare l’equivalente francese del Ninetto di Pasolini.
Cocteau, Truffaut, Léaud. L’angelo Heurtebise diceva le parole d’ordine : guardate a sinistra, guardate a destra. Sorridete a “France Soire” e a France Roche! Salutate il ministro! Rallentate! Accelerate!
Ci sono due telecamere fisse. Adesso siamo passati a quella di fianco ai due: François Truffaut è di fronte, di Mazzarella vediamo la schiena. François Truffaut mette la destra in tasca.
Sentiamo la sua risposta, in francese: «I 400 colpi deriva da un’espressione francese popolare… si dice fare i 400 colpi… vuol dire… mmh… fare pazzie, delle stupidaggini, fare il diavolo a quattro, fare tutte queste cose che non sono dei delitti molto gravi ma che sono comunque dei delitti… si dice di qualcuno quando è cresciuto che ha fatto i 400 colpi quando ha avuto un’infanzia tormentata».
Mazzarella traduce e spiega: «Fare i 400 colpi è tratto da un’espressione popolare e significa appunto fare delle pazzie, fare delle sciocchezze. Di un uomo maturo che ha avuto un’infanzia, una giovinezza molto tormentata, molto movimentata si dice appunto che ha fatto i 400 colpi».
Di nuovo uno stacco di montaggio: ancora François Truffaut, nella stessa ripresa di prima, mentre aspira e poi emette il fumo dal naso. Ma mancano un paio di secondi rispetto alla precedente. Nel tempo dell’intervista la sigaretta è finita, ma qui è di nuovo intera.
Caro Signore,
chiedendomi consigli lei mi fa troppo onore: non ho mai redatto un “découpage” e non so mai dove piazzerò la macchina da presa un’ora prima delle riprese, cioè fino al momento in cui vedo gli attori muoversi sulla scena. Il suo lavoro mi lascia dunque sbalordito e mi fa assumere un’aria di beata ammirazione.
Non sono mai riuscito a capire i flash-back, ed è forse per questo che non capisco nulla del mio nuovo film che comporta, proprio nel mezzo, un lungo salto all’indietro…
François Truffaut spiega quel che dice con una mano, il suo busto è fermo come le sue parole. Carlo Mazzarella mentre parla agita un blocchetto e flette di lato il busto: «Si è detto dell’influenza di Rossellini sul suo film, credo che questo sia giusto…»
Siccome sono un autodidatta che non si piace, io non mi “insegno” nulla, o quasi. Ciò che mi salverà, è l’essermi “specializzato” molto presto nel cinema…
François Truffaut viene inquadrato dal basso, sullo sfondo c’è il cielo, in bianco e nero. Nel frattempo reale si è allacciato i bottoni della maglietta, fino all’ultimo sul collo. È umile e deciso, a tratti gli occhi stanno bassi, ma li alza altrettanto spesso.
Di Rossellini:
«Lo so che è poco considerato in Italia, ma ha avuto un’influenza straordinaria sul giovane cinema francese e altrettanto il mio film I 400 colpi gli deve molto, in particolare Germania anno zero e Europa ‘51. È chiaro che è stato lui a insegnarmi a delineare i bambini nel cinema, a mostrare la serietà dei bambini rispetto alla vanità degli adulti, per esempio».
Mazzarella si è ravviato i capelli: «Rossellini, dice Truffaut, in Italia non è considerato come dovrebbe essere, perché in Francia è molto, molto più… circondato di ammirazione, soprattutto la sua generazione deve molto a Rossellini. Truffaut dice di avere imparato certe cose da Rossellini, a descrivere soprattutto i ragazzi, la psicologia dei ragazzi proprio da Germania anno zero ed Europa ’51. Qual è, secondo lei, Truffaut, la differenza fra la sua generazione e quella degli altri registi più anziani?»
… il punto di vista sarà piuttosto quello dei bambini, tratteggiati con maggior attenzione, mentre i genitori resteranno più stilizzati…
Dal canto mio, credo di conoscere bene quest’universo di ragazzi…
Stacco. Poi di nuovo tocca a François Truffaut parlare.
… mio padre mi portò al commissariato come ho raccontato, ma avevo quindici anni e lavoravo da un anno in un negozio di granaglie: e mi mise le mani addosso durante una proiezione del cineclub che avevo fondato al Quartiere Latino e che era rovinosamente fallito…
«La nuova generazione si è servita di una certa povertà… credo che il più modesto di questi mezzi e allo stesso tempo il più ambizioso… nello spirito del film… essa si adatta nel modo migliore alla mancanza di… di mezzi e alla povertà… è il modo di dire le cose più vero e più semplice, nel senso che forse deve un po’ anche all’estetica della televisione: nel mio film l’elaborazione della sceneggiatura e dei dialoghi è stata fatta con Marcel Moussy, che ha scritto anche per la televisione. E può darsi che la televisione possa dare qualcosa al cinema, perché la televisione è libera dal suo segno plastico, si interessa molto di più al cuore dell’uomo, al dramma dell’uomo».
… tra una decina di giorni andrò a Roma con Jeanne Moreau a tenere una conferenza stampa per protestare contro il divieto in Italia di Jules e Jim…
…gli intellettuali italiani, scrittori come Moravia, cineasti come Rossellini, si battono molto contro la censura…
Quando François Truffaut usa parole più impegnative, come «segno plastico», o spiega fatti tecnici come questioni di montaggio o di ritmo o allude a questioni di estetica, fissa per un attimo Carlo Mazzarella per controllare se lo capisce, se lo tradirà nella traduzione, e per fargli capire anche che non ritratta di fare i vanitosi o gli intellettuali a tutti i costi, figurarsi, ma il cinema è fatto di quelle cose lì, è il suo linguaggio, voilà.
Stacco di montaggio.
Mazzarella ha di nuovo il vento in testa: «La nostra generazione, dice Truffaut, si adatta di più a lavorare con mezzi modesti, quasi addirittura in povertà, e soprattutto noi siamo interessati verso l’uomo, verso la psicologia e verso la verità. In questo senso Truffaut crede che al televisione, che l’esperienza della televisione sia stata molto utile: infatti uno sceneggiatore di questo film è stato per molti anni… ha lavorato per molti anni per la televisione e la televisione è stata utile in questo senso: che la televisione è interessata moltissimo all’uomo, alla psicologia dell’uomo… che sono poi gli stessi interessi di questa ultima generazione di registi».
Così l’intervistatore nelle sue spiegazioni ha “dimenticato” la frase più eversiva di Truffaut, quella che esalta i bambini rispetto agli adulti; e poi ha taciuto le questioni tecniche, e ha trasformato il «dramma dell’uomo» in «psicologia».
Truffaut, fra l’altro, non sopportava la psicologia.