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28/06/2006

Immagine 377DSCN1355

(foto: Corrado Giamboni)

Vegnir vegnir

nar nar
sto vegnir
en de sto
nar
nar
en de sto vegnir
cor del cor

scominziar finir
en de sto scominziar
de sto finir

daverzer
serar

venire venire andare andare questo venire in questo andare andare in questo venire cuore del cuore
cominciare finire in questo cominciare di questo finire
aprire chiudere


(parole:immagini = Michele Ruele : Corrado Giamboni)
postato da: mics alle ore 14:48 | link | commenti (2)
categorie: paroleimmagini
23/06/2006

ESAMI

Sulla parte del compito di italiano degli esami di stato, ho messo insieme questo articolo di commento sulla tipologia B - saggio breve o articolo - uscito sul quotidiano "Il Trentino - Corriere delle Alpi"

La “tipologia B” propone quattro argomenti corredati di dossier di documentazione: argomenti da affrontare scegliendo la forma “saggio breve” o ”articolo di giornale”.

Come è ormai tradizione degli ultimi anni gli argomenti sono molto vasti e astratti, e la documentazione è ampia, però questa volta per fortuna i dossier non sono così sovrabbondanti. L’anno scorso, ad esempio, i brani di corredo dicevano già tutto e imponevano la trattazione più che suggerire scritture frutto di racconto, riflessione, ragionamento, critica e interpretazione degli studenti.

Anche di fronte a tali complessità e vastità (anche malamente suggerite dalle tracce, quando si usano parole vaghe come “fruttuoso percorso”, “esistenza umana”, “che cosa ci dice la scienza sul mondo che ci circonda, su noi stessi e sul senso della vita?”) è fondamentale una scrittura breve, sintetica, sensata, ben organizzata, semplice in cui mettere in atto consapevolezza, curiosità, organizzazione, creatività. Vanno evitate ridondanze, ripetizioni, magniloquenza, espressioni generiche (“cose”, “persone”, “società”, “gente”, “fare” e “trovare”: parole logore quando non se ne ha altre nel proprio repertorio), luoghi comuni e formule stereotipate.

Il “tema” tradizionale non esiste più: anche a scuola la scrittura saggistica o giornalistica è buona quando solleva problemi, aiuta a pensare, offre originalità di stile e contenuti, riassume nodi concettuali esemplari, invoglia all’approfondimento, si fa scoperta e quadro colorato dell’intelligenza.

Nei dossier di quest’anno il rischio di scivolare nei luoghi comuni o nella ripetizione o nell’insensatezza poteva essere evitato individuando la logica delle sequenze o degli accostamenti: si andava da descrizioni della città tradizionale a quelle delle città postmoderne e postindustriali, da utopie passate a utopie future; oppure c’era la contiguità del pensiero internazionale e ribelle di Foscolo con quello provinciale e tranquillizzante di Manzoni.

I dossier di quest’anno però hanno un difetto, sono abbastanza sensati nella sequenza logica ma poco limpidi nella provenienza: fonti molto eterogenee (da Manzoni a Gianna Schelotto a riviste popolari). Gli studenti non hanno la cultura enciclopedica necessaria per distinguere tutto e sono costretti a brancolare (e perciò a tornare al vago e all’impressionistico). Non sarebbero male due righe di indicazioni preliminari.

Ambito “artistico letterario”: il senso del “distacco”. Tutta la vita è commiati; tutta la vita è ritorni e incontri e rinascite. Morte e rinascita nell’adolescenza sono un passaggio determinante nell’esistenza di ogni individuo. (Chiederne consapevolezza a un adolescente è metterlo a durissima prova). Letteratura e arte insegnano questi addii e queste speranze, dalle mani disegnate sulle caverne preistoriche e da Omero a I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante.

Ambito “socio-economico”: città e periferie. Dalla polis greca alle banlieus in fiamme. La città strumento e luogo di cultura. Promesse di civiltà e disinganni nella concretezza del vivere materiale.

Ambito “storico-politico”: democrazia e nazione, Italia e Europa in Mazzini. Mazzini liberato dalla retorica e profeta di democrazia e radice dell’Europa. Rileggere il Manifesto del triumvirato della Repubblica romana (1849) e pubblicarlo sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Al Ministero si sono dimenticati, però, le indicazioni sui programmi di storia: l’ultimo anno si dovrebbe dedicarlo al Novecento, e Mazzini è programma del quarto anno.

Ambito “tecnico-scientifico”: finalità e limiti della conoscenza scientifica. (Forse la traccia con i documenti più deludenti: dove sono rimasti Galimberti ed Enzensberger e Kuhn e Morin?). Contro il riduzionismo, con qualche deriva verso forme di postmodernismo Avant-Pop.

postato da: mics alle ore 10:52 | link | commenti (4)
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20/06/2006

PRESSENTIMENT DE LE LENDEMAIN

Immagine 040Corrado Giamboni

1.

La biblioteca è un bel posto, dove il tempo si allarga. C'è un tempo pesante. C'è più tempo, quando sto in biblioteca succede di tutto, molte più cose che fuori dalla biblioteca, dove tutto corre e non si sa dove perché non ci sono scaffali e codici Dewey e soprattutto non ci sono i libri e quel tempo ricco che è solo delle biblioteche.

Comunque, volevo stare al fresco e scribacciare e sguarducciare in biblioteca comunale, stamattina, ma non c'era nemmeno un posto libero perché ci sono sessioni d'esami all'università e tesi e gli esami di stato delle superiori, nemmeno un posticino. Allora non ho scribacciato ma ho sguarducciato una mezzoretta ed è come se ci fossi stato mezza giornata.
E poi ti porti via gratis, per dire, Le cose non sono le cose di Paolo Nori e L'ombra delle colline di Giovanni Arpino.

2.
Domani lo scritto di italiano.
Siamo in una succursale, perché nella mia scuola ci dovevano essere dei lavori che però inizieranno chissà quando.
La succursale è bella, c'è un cortile con un'entrata molto lunga sotto una tettoia di legno.

Avremo una prosa minore di Svevo, tipo da Il vecchione o L'assassino di via Belpoggio; oppure un passo dagli Scritti corsari di Pasolini. Poi una messe enorme di documentazione sull'energia alternativa e lo sviluppo sostenibile, sul concetto di legalità, sulla storia della democrazia, sulla convivenza dei popoli, sul rapporto fra la descrizione della piccola patria e il mondo universo nell'arte.

Non mi pare che i miei studenti frequentino questo blog. Ne hanno uno loro, un po' di servizio scolastico, un po' no, dove si sono lamentati che gli si dà troppi compiti per l'estate: http://sezionex.blogspot.com .

3.
Mi preparo alla Francia. Avevo ancora sulla macchina le gomme da neve, sono stato in officina prima di andare in biblioteca. Giorni prossimi si fa il tagliando.

4.
Una fotografia/geometrie di Corrado Giamboni.
postato da: mics alle ore 12:21 | link | commenti (8)
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17/06/2006

L'AMORE AI TEMPI DELLA TECNOLOGIA

TRENTINO - CORRIERE DELLE ALPI - 16 giugno - Cultura e Società

Il nuovo libro di Michele Ruele
La ricerca di Eros attraverso i suoi diari segreti e i frammenti di brani di chi è riuscito a parlare con lui


Uscirà martedì prossimo 20 giugno in tutte le librerie e su internet l’ultimo libro di Michele Ruele, dal titolo “La macchina ideale”, già presentato a Trieste sabato scorso con un buon successo, e del quale a fianco pubblichiamo l’inizio. L’autore trentino nasce a Rovereto nel 1964 e sin da giovane si appassiona alla scrittura che lo porterà a laurearsi in lettere e a diventare professore. All’inizio lavora come giornalista ma a tutt’oggi è insegnante al liceo classico della sua attuale città, Trento, dove si propone di portare avanti un metodo di insegnamento originale e creativo, non troppo legato alla comune prassi scolastica. Oltre ai pezzi giornalistici, ha già pubblicato tre libri: “Storie di frate Amodeo” nel 2001, “Sogni d’emergenza” nel 2002 e “Depero, lettere inedite dagli Usa e arazzi della collezione Itas” nel 2004. “La macchina ideale” è un libro interamente dedicato alla tecnologia delle macchine. Si tratta di un romanzo-poema per frammenti che descrive la storia di un giovane genio della tecnologia moderna, Eros, che scompare, ed ha così inizio una lunga indagine per trovarlo ma soprattutto per scoprire chi è veramente. Lo si conoscerà attraverso i brani dei suoi diari segreti e i frammenti di chi già ha avuto la fortuna di parlare con lui. Il tema della musica fa da contraltare alla durezza delle macchine accompagnato dalla storia d’amore vissuta dal protagonista ma che non avrà esiti positivi.
 «Nel libro - spiega l’autore - si parla molto di tecnologia connessa alla costruzione di macchinari di ogni genere, dal proiettore cinematografico ai camion, fino agli aerei, il tutto mescolato con tanta fantasia e con quell’immaginazione promossa dalle stesse macchine. Il mio scopo è stato quello di spiegare come la rivoluzione tecnologica del nostro tempo non sia stata per niente accompagnata da una conseguente rivoluzione culturale, di cui tra l’altro ci sarebbe estremo bisogno». Il libro racconta la ricerca di Eros non solo sul piano concreto ma anche esistenziale: il romanzo si apre con una macchina di proiezione del cinema che fa uscire tutta la storia tramite la lampada xenon che con una luce forte mette in scena le immagini presenti sulla pellicola. «Il significato del titolo deriva dal protagonista, che ha una dote innata nel maneggiare qualsiasi tipo di oggetto - continua Ruele - in realtà, però, più che alle macchine in senso fisico, è interessato alle idee su di esse e sul loro metodo di costruzione. Il tema dell’idea si lega molto alla fantasia, ai sogni e all’immaginazione, almeno finché il protagonista è un bambino, poi tutto cambia ma non anticipo in che modo altrimenti il lettore non è più spinto dalla curiosità di leggere il mio libro». Altra particolarità di questo libro è la casa editrice, Untitl.Ed, che sceglie gli scrittori direttamente su Internet e sui blog perché ritiene che la modalità di scrittura qui presente sia del tutto nuova e originale, così interessante e di qualità da metterla per iscritto su carta.

Chiara Zambiasi
postato da: mics alle ore 20:10 | link | commenti (6)
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16/06/2006

LA MACCHINA IDEALE

Allora, il 20 giugno è il libreria La macchina ideale pubblicata da UntitlEd.







 

31 agosto 2005

 Ciao Erica,

sono tornato in Italia da sabato scorso e mi sono ancora goduto questi ultimi giorni di vacanza con le mie figlie e mia moglie.

In Normandia e a Parigi ho lavorato alla storia di Eros: lavorato significa che ho sistemato il brogliaccio che hai visto anche tu, ho pensato di più alla struttura, alla "voce" complessiva che ricordo mi dicevi poco definita, ho pensato a nuovi capitoli-frammenti.

 A che punto siamo? che il lavoro di rifinitura sul già scritto deve continuare ancora un po', che la struttura e la "voce" hanno già un corpo abbastanza concluso ma devo ancora scrivere una decina di pagine importanti.

 Scrivendo di Eros, ti confesso, ho tirato fuori alcune cose autobiografiche, ma credo di essere riuscito a travestirle, anzi, meglio, a farle essere solo un principio, per partire e andare lontano da me. Sarà forse anche l'aver lavorato su un argomento come le "cose" e le "macchine", io che sono uno più "di idee" che "di cose" (? sarà vero?). Cioè: non ho dei conti sospesi, né recriminazioni né frustrazioni né niente da dimostrare scrivendo. E ho trovato un pensiero in un libro che ho letto, di un francese di cui mi sono appassionato, Louis Calaferte, che più o meno è: essere così personali da diventare universali.

 Sto scrivendo questa storia quasi più da lettore che da scrittore, anch'io voyeur come il lettore più che esibizionista come lo scrittore.

 Vediamo se riesco a mettere qualche punto fermo.

 - è una opera sperimentale: nel senso che sperimento sulla lingua, sulla struttura, viaggio sul confine fra poesia e prosa (io che credo in una letterarietà che non coincide con la separazione poesia-prosa) oppure mi getto nella narrazione in presa diretta oppure adotto forme immediate del parlato. Nel senso anche della struttura. Non che siano grandi novità, ma provo a far funzionare la macchina in modo che l'effetto sia... non so quale, ma che ci sia un effetto.

- si sperimenta perché si è scontenti del linguaggio, perché si preferirebbe il silenzio. Ho letto un pezzetto di un musicologo massmediologo francese, Pierre Schaeffer, che in un suo diario (gennaio 1948) scriveva: "Da un anno, non faccio altro che  scrivere. Si scrive sempre per dire qualcosa. Bruscamente, ci si accorge che bisognerebbe scrivere per non dire più niente. Sono obbligato, se scrivo, a essere morale o immorale, comico o tragico, simbolista o realista. È allora che mi prende la nostalgia della musica, che si ama perché non vuol dire niente".

- e si sperimenta per disgusto o diffidenza per i sistemi completi e definitivi, per le definizioni: il centro della storia di Eros è Eros stesso. Ma lui non c'è, è già morto. Intorno a lui uno, che è il narratore-tramite, raccoglie frammenti sparsi che si contraddicono, non completano, ampliano sempre di più l'orizzonte della conoscenza e dell'ignoranza. Altri, i lettori, ma anche i protagonisti delle testimonianze, cercano di capirci qualcosa. Quello che vale per la ricerca su Eros vale anche per le macchine, un altro dei centri della storia. Ma se una macchina è grande e complessa, i nessi fra gli elementi che la compongono sono proporzionalmente numerosi; e quanto meno sono noti tali nessi, tanto più poliedrico e complesso sarà il nostro giudizio.

 - ecco, se c'è un effetto che cerco nel lettore è lo stesso che cerco in me e nella storia: all'inizio vuoi sapere chi è Eros, come funziona la macchina, poi puoi anche rinunciare e cercare dentro l'informità l'equilibrio di una forma, che si esprime in termini per così dire musicali (o poetici)

- un'altra questione è quella dell'infanzia. Qui bisogna stare attenti a non volerci mettere troppo, a non volere fare troppa filosofia, a perseguire sempre un risultato pratico, come quando si fanno le macchine. "La mia età matura segue un disegno giovanile che non trova lui stesso origine e spiegazione se non nella stessa infanzia" (Pierre Schaeffer). Senza cedere alla tentazione lirica - senza cadere nel kitsch. Parlando dell'infanzia con l'esperienza di piccoli perseguitati e feriti, più che di cuccioli felici; con l'identità degli orfani.

- mi è venuto in mente l'inizio degli Scritti corsari di Pasolini: "La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore. E' lui che deve rimettere insieme i frammenti di un'opera dispersa e incompleta. E' lui che deve ricongiungere passi lontani che però si integrano. E' lui che deve organizzare i momenti contraddittori ricercandone la sostanziale unitarietà. E' lui che deve eliminare le eventuali incoerenze (ossia ricerche e ipotesi abbandonate). E' lui che deve sostituire le ripetizioni con le eventuali varianti (o altrimenti accepire le ripetizioni come delle appassionate anafore)".

Insomma, il lettore non basta che accenda il motore e parta, con questa storia; deve metterselo insieme da sé il motore. Il narratore è di quelli ellittici, non accompagna il narratore prendendolo per mano.

- la macchina autonoma o la macchina che fa altre macchine sono orribili. Le supposte perfezione ed economicità che ci sono nella tecnologia sono feticci delle peggiori idee che passano e sono passate nel mondo. Perfetta (e non economica) è solo la natura (che è silenziosa e invariata). Nessuno scienziato fa cose così perfette e utili come quelle che ci sono in natura. La meccanizzazione deve fermarsi davanti alla sostanza viva: fare propria questa idea è anche un modo di non condividere l'idolatria della produzione. La meccanizzazione porta alla guerra.

Se non si idolatra la macchina - se non si fa pornografia tecnologica, se non ci si riduce all'infantilismo e non si continua solo a giocare - allora si può anche sentire il sex appeal dell'inorganico, si può dare una faccia a un camion, vivere i propri cartoni animati in mezzo alle macchine.

 Boh, fra libri ed esperienze di vita nelle officine ci ho messo un sacco a mettere insieme queste idee... chissà se funziona.

 Un'altra cosa: la brevità dei frammenti e delle testimonianze; la viscosità delle identità; le dislocazioni temporali; il rapporto universale-personale; una unitarietà che viene fuori dall'accostamento dei frammenti più che da una logica stretta che li tenga; altre cose - mi sembrano adatti per una storia che tutto sommato è venuta fuori dal mondo dei blog.

 ciao, io continuo a scrivere e riscrivere, poi vedremo come andrà sto motore...

 Michele

postato da: mics alle ore 17:13 | link | commenti (5)
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15/06/2006

EDITORIA 2006

1. QUARTA DI COPERTINA
Marcello Fois ha scritto alcuni dei libri che preferisco.
Nella libreria in cui passo parecchio del mio tempo, piglio in mano il suo ultimo libro Memoria del vuoto.
Sulla quarta di copertina all'Einaudi hanno scritto che Fois "è tradotto in tutte le lingue del mondo".
Esagerati.

2. IL 98 PER CENTO DEI LIBRI
Accendete gli altoparlanti: http://podcast.feltrinelli.it/podcast-file/nori_060606.mp3

3. PERLE D'AMORE
Non c'è niente di più bello che svegliarsi e rincorrere l'amore, perché prima o poi lo si raggiunge.
Accendete gli altoparlanti: http://podcast.feltrinelli.it/podcast-file/moccia_podcast_01.mp3

4. E' ORRIBILE!!!
Un amore è come una mandorla: non sai se sia dolce o amara prima di averla assaggiata.
L'amore toglie la vista ma il matrimonio la ridà.
L'amore è come le montagne, non appena ne hai conquistata una ne scorgi un'altra più bella da conquistare.
L'amore è come un'alga sulla superficie di uno stagno, anche se la scosti nulla le impedirà di tornare a galla.
Il colpo di fulmine è la cosa che fa guadagnare più tempo.
Quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell'arcobaleno e asciugare la pagina con la polvere delle ali delle farfalle.
Gli uomini devono essere come il caffè, caldi e forti... e corretti.

5. INCIPIT
L'inizio. Il problema è l'inizio.
Ho tante cose da raccontarle, Manola. Sono così piena. E' una pienitudine piuttosto dolorosa, mi creda. Lo so, basterebbe buttare il primo sassolino, a caso. Temo che verrebbe giù una irrefrenabile slavina.
postato da: mics alle ore 14:34 | link | commenti (1)
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13/06/2006

PROGETTO DELL'INFANZIA

Dunque La macchina ideale è già disponibile in internet (www.untitleditori.com) e dal 20 giugno nelle librerie.



Ci sono due autori che mi hanno delle idee durante la scrittura. Qui ne riporto tre brani, copiati dai quaderni. Non sono tradotti in italiano, possono essere interessanti anche per questo.



da Michel Serres, Le cinq sens, ed. Pluriel

 serres

Il silenzio ritorna come un pudore. Lentamente. Gli immortali esitano a discendere in un luogo così facilmente infangato. Gli dei passano leggeri, tenui, prossimi all’inesistenza, spiriti volatili, la minima turbolenza nell’aria li manda via. Loro sono stati molto tempo fa il nostro mondo tonitruante.

Immobile, al sole, sul gradino, immerso nella trasparenza gialla e blu, apprendo lentamente che il dono giunge come la grazia. Spirito volatile, leggerezza che scivola nell’aria limpida. Gli dei si incontrano all’improvviso in un angolo di bosco, bisogna attenderli, come una preda piccola, timida e paurosa, con una lunga pazienza: ho creduto spesso di divenire una statua, di un’immobilità fissa e attenta. Ascolta. Il dono viene dolcemente da me. Ascolta. L’orecchio si ingrandisce alle dimensioni dell’anfiteatro, padiglione di marmo. Orecchio coricato sulla terra, in un asse verticale, che tentò di intendere l’armonia del mondo. Attende gli uccelli che vengono dal vento.

 


da Pierre Schaeffer, Diari

 schaeffer
Gennaio 1948

 Da un anno non faccio che scrivere. Ho voglia di cambiare. Si scrive sempre per dire qualche cosa. All’improvviso, ci si accorge che bisognerebbe scrivere per non dire più niente. Io sono davvero obbligato, se scrivo, a essere morale o immorale, comico o tragico, simbolistico o naturalistico. È a questo punto che mi viene nostalgia della musica, della quale Roger Ducasse ha detto che «la amo perché non vuol dire niente».

 

Da Machines a communiquer (Macchine da comunicazione), Seuil, 1970

 La mia età matura continua un disegno giovanile che trova esso stesso origine e spiegazione solo nell’infanzia.

postato da: mics alle ore 12:15 | link | commenti (2)
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11/06/2006

TETTA

Sabato pomeriggio c'è stato il battesimo de La macchina ideale. Poi l'uscita nelle librerie è per il 20 giugno.

Qui c'è la sua pagina nel sito dell'editore UntitlEd. E qui c' è lo spazio nel mio sito personale.

Eravamo a Trieste. E' una città antipatica. A me è antipatica: ho fatto il mio anno di servizio civile, dal dicembre del 1990 al dicembre 1991, in un posto chiamato Staranzano, nei pressi di Monfalcone. Una trentina di km da Trieste, trecento km da casa. Una domenica mattina d'inverno del '91 arrivavo sul lungomare, giravo la mia R4 e poi non ci sono più tornato.
Stamattina, un'altra domenica mattina di quindici anni dopo, mi sono svegliato alle sei e mezza e alle sette ero su quello stesso molo: il vento della notte aveva lasciato l'aria limpida, il mare era raso e ti faceva voglia di camminarci sopra, traghetti e petroliere laggiù con i loro rumori e fumi distanti. Mi sono seduto su tre bitte, una dopo l'altra, e mi sono guardato La macchina ideale. Che cosa ho pensato è ancora abbastanza confuso e in divenire.

Il sabato sera UntitlEd era ospite di uno studio di architetti - designer - creativi - curatori d'immagini, strategie e comunicazioni d'azienda.

Io che ho insegnato all'università "Gestione dell'informazione aziendale" non mi scandalizzo, però c'è chi in queste situazioni sente solo la puzza delle marchette. Non che non ce ne fosse, ma eravamo loro ospiti. Aggressivi/e protagonisti e portavoce di aziende, anche grosse, non si sono contenuti: però la gente che c'era mi sembrava in grado di cogliere differenze e stimoli dai discorsi che si facevano, di distinguere la pubblicità dal ragionamento, il tecnicismo dalla riflessione.

C'era Giuseppe O. Longo: gli interessavano i libri e il fatto letterario e culturale. Avrebbe potuto insegnare qualcosa di più, ma ha partecipato a un discorso che si è sviluppato abbastanza liberamente, in parecchie direzioni. Un po' si è parlato di scrittura, un po' di strategie aziendali, parecchio di blog.

Il problema è che quando si parla di blog i discorsi esplodono.

C'eravamo noi autori, un po' ascoltavamo, un po' sapevamo che questa era l'occasione di trovarci e di vedere i nuovi nati, lo stile della cosa non prevedeva una "presentazione" paludata e convenzionale.  Una delle autrici dei nuovi libri, capsicum, se l'è presa parecchio.

Una delle tre editrici di UntitlEd la conoscevo per la prima volta. Qui c'è la storia della serata dal suo punto di vista.

Va detto che c'era questa gente del mondo aziendale e non sono stati capaci di contenersi. L'approccio flessibile, ibrido, sciolto di UntitlEd poteva dare buoni risultati - li ha dati anzi, però c'è stata la rigidità di chi è abituato a fare pubblicità e comunicazione per sé e cosa volete farci, dovevamo stare lì a rovinarci la festa? Ci abbiamo parlato, con questi, i linguaggi erano lontani, loro in realtà avevano solo brama di "comunicare", non di discutere.

A me invece le discussioni piacciono un casino.

Sono stato contentissimo di conoscere due persone. Anzi, una persona e una famiglia. Una è l'autrice di Sicilia, Maria - LLu: una spagnola galiziana che ha scritto un libro-poesia inventandosi una lingua nuova. La famiglia è quella vera di solo_in_linea : avevo visto questi "disegni" nei mesi scorsi e ne ero restato impressionato, per la forza di verità che hanno, per il coraggio e la fragilità forte di lei che li fa, pieni d'amore e privi di retorica.

La macchina ideale è nato. C'è il volume - il testo c'è già da un pezzo. Adesso deve diventare un'opera: attende lettori. Voi lettori, che siete la tetta alla quale il bambino aspetta di attaccarsi.

Una delle cose che ho cercato di dire ieri sera è che nei blog ci deve essere materiale originale. A me interessa, da lettore, entrare nel laboratorio degli scrittori. Io apro il mio; non tutto, figurarsi. Da qui vi mando verso le pagine del sito in cui ci sono dei materiali preparatori, qualche pagina che alla fine è restata fuori, materiali vari di quelli che girano intorno a un libro. Cose che in parte si potrebbe dirsi a voce se ci si incontra, oppure a una presentazione ufficiale. Più o meno. Però queste ci sono solo qui. Ci sono alcune cose, altre ne voglio aggiungere nei prossimi giorni.
Ecco il link.


Pensieri-rimasugli, tirati su fra i trucioli e le schegge del discorso sbozzato bene del post:
-
scrittore, oddio, è una parola grossa
- il vento e il sole e l'autostrada mi hanno lasciato un po' di congiuntivite
- il '91 è stato l'anno della prima guerra del golfo e del primo arrivo in massa di migranti albanesi

- nel '91 venivo su è giù da Trieste con la R4 bianca, la mia prima R4, che non faceva più dei 105-110; così mi ricordavo Trieste molto più lontana



AGGIUNTA ore 13.45

Mi è piaciuto l'approccio di Enrico, e mi piace anche il suo sito-blog morbìn. E' anche mezzo in dialetto!

postato da: mics alle ore 23:57 | link | commenti (14)
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09/06/2006

NO CAMBIA

DSCN1374
come vàla?
no le cambia le robe
no cambia njente
njente

en de 'l ensogni
de l'ensogni
svoltolà en de 'l ensogni
de l'ensogni

njente njente

zorzi
af
profumi

ma tanto no cambia
njente

zorzi
af
profumi

vègnele le af?

come vàla?
njente

come stai? non cambiano le cose non cambia niente niente nel sogno del sogno ribaltato nel sogno del sogno niente niente topi api profumo ma tanto non cambia niente topi api profumi vengono le api? come stai? niente

(esperienze di parole : immagini = Michele Ruele : Corrado Giamboni)

colonna sonora: http://salonmedia.vo.llnwd.net/o1/mp3s/2006/may/davies-morningafter.mp3

postato da: mics alle ore 20:51 | link | commenti (4)
categorie: paroleimmagini
07/06/2006

TIEPIDO E CASUALE

Come blogger sono tiepido e casuale.
Ma devo dire che comunicare ed esprimersi in questo strumento/linguaggio/ambiente mi sembra straordinario.
Ha ragione chi afferma che i blogger come categoria non esistono, è una riduzione di comodo e figlia di interessi estranei allo scopo fondamentale, cioè comunicare/esprimersi.
Non sarebbe male, poi, metterci un po' più di inventiva e fantasia, in questo raccontarsi che si fa con i blog.
E i nomi blog, blogger, tag, tags clouds, permalink, blogosfera, via, sembra solo un giocattolo, come si fa a prendersi sul serio?

***

Tediose e fuorvianti le (brevi e sopite) uscite e discussioni sulla morte dei blog.

***

Rileggo un libro che avevo già sfogliato, Homo tecnologicus di Giuseppe Oddone Longo. C'è un capoverso riguardo a internet che mi sembra dica qualcosa di davvero interessante, soprattutto in risposta a chi contrappone i blog alla concretezza dei rapporti umani "veri", quelli che ci sono là fuori.

Il successo che la rete incontra e il suo sviluppo impetuoso derivano, almeno in parte, dalla sua natura acentrica, eterarchica e musiva, che rispecchia il mosaico debolmente connesso della società e  della cultura contemporanee. Rete, società e cultura si rispecchiano e si rafforzano a vicenda, trasformando potentemente il nostro rapporto con il testo, con il mondo e con la tecnologia.
Quella che chiamo capacità cognitiva della rete è forse solo una  metafora poetica, la cui ragione sta nella novità di un fenomeno dal quale non siamo riusciti ancora a prendere le distanze giuste per tentar di capirlo. Ma non so quanto riusciremo a capirlo nel senso tradizionale, oggettivo, perché della rete fanno parte anche gli esseri umani che vi si collegano: quindi il vero nodo è quello del rapporto fra l'intelligenza delle componenti umane, a loro volta in interazione "fuori rete", e l'intelligenza delle stesse componenti quando sono mediate dal sistema reziario.
postato da: mics alle ore 23:31 | link | commenti (7)
categorie:
02/06/2006

ENSOGNI

porte_corrado
                    ensogni ensogni
                    en de la not
                    zighi zighi
                    en tra el dì
                    dir dir
                    quel che ghè da dir
                    èser èser
                    quel che toca èser


sogni sogni nella notte urla urla attraverso il giorno dire dire quel che si deve dire essere essere quel che tocca essere

(esperienze di parole : immagini = Michele Ruele : Corrado Giamboni)
postato da: mics alle ore 23:20 | link | commenti (21)
categorie: paroleimmagini

HOSPITE

Diffondo un invito:

arteficio arteculturacontemporanea senzafissadimora
 
 
 
vi invita alla presentazione di
 
 
 Hospite  edizione d'artista
Nicolodi Editore
 
 
sabato 10 giugno 2006
     
ore 16.00
 
   Café Kunsthaus di Merano
Via Cassa di Risparmio 18/b
 
 
Il libro-progetto verrà presentato nell'ambito di LITTERAeTOUR 2006
 
 
Protagoniste dell'evento sono le voci di Andrea Brunello, Michela Embriaco e Peter Oberdörfer 
che interpreteranno alcuni dei testi di Hospite con suggestioni musicali di Helga Plankensteiner.




Nel libro c'è una mia poesia, che viene a proposito, anche su questa faccenda dei blog, del leggersi, dell'accogliersi. Andare per blog è anche una forma del viaggiare, no?



PREGHIERA (LAICA) DELL’OSPITE

 

Ospite mio, mio vicino, amico,

dàmmi acqua e pane

un vino buono e coperte per la notte

fammi sentire concluso il mio viaggio anche se domani ripartirò

anche se ripartirò invogliami a fermarmi

compagno, sodale, prossimo

insegnami tre parole della tua lingua

dimmi come la tua civiltà tratta gli animali

in che conto tenete la fantasia e l’arte

cosa sono per voi             il presagio del futuro

                     l’indecidibilità

                                               il sentimento dell’ignoto

               l’enigma

con quali scelte forzate i vincoli del destino

alleato, mio caro, fratello

raccontami come hai conosciuto tua moglie, dove sono i tuoi amori,

che cosa sperano i tuoi figli

che cosa sono per te stupore e meraviglia

che cosa sai fare con le mani, che cosa vale per te l’intelligenza

di che cosa hai paura, come curi il tuo corpo

da dove provengono i tuoi diavoli e i tuoi dei

affine, uomo amabile, mio simile

donami anche tre piccole cose

tre ricordi

donami caffè appena fatto quando arriverò e quando partirò

postato da: mics alle ore 12:45 | link | commenti (1)
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01/06/2006

AGGIUNTA

Serve un'aggiunta al post precedente. Perché si deve spiegarsi bene. (per quanto sono convinto che tutto questo interesserà a quei pochi che sono stati dietro alla polemica che si è sviluppata ultimamente in un paio di piazze più ferequentate).

A me non piace nemmeno un po' entrare nelle polemiche fra i blogger e sui blog.

Per un motivo estetico. Perché fra tutto quello che c'è nei blog (quelli seri, secondo me, quelli che mi piace frequentare) il momento in cui si comincia a litigare o a polemizzare a ruota libera e abbastanza vanamente, ecco quello non mi piace. Anche per un motivo etico, però: perché è immorale perdere tempo, dopo un certo livello la bolla è scoppiata da un sacco.

Il contraddittorio non mi dispiace. Di solito, nella vita normale, passo per uno abbastanza deciso. Non sto nel solco della maggioranza. Se c'è un posto che mi piace, è dalla parte del torto, soprattutto in assenza di altri posti buoni dove sistemarsi.
Polemizzare non mi piace: sono deciso ma pacifico. Polemica viene da polemos: in greco significa guerra.

Tanto per capirsi.
Non mi piacciono i blog e i blogger che usano il mezzo digitale e la parola - lo scrivere in rete - per consolarsi, per pavoneggiarsi, per tirare su il contatore degli accessi, per scalare, per affermarsi in nome del mezzo. Mi piacciono quelli che scrivono bene, che sono sinceri, che non si aspettano niente se non essere letti, che sono innovativi, che credono nella forza delle parole e del linguaggio più che nel fumo degli occhi. Mi piacciono quelli che hanno qualcosa da dire.

Non mi piacciono nei libri e nelle relazioni fra persone i narcisi e quelli che usano le parole per estetizzare e gestiscono la parola come potere. Figurarsi nella rete.

Mi piacciono i blogger che ne sanno tecnicamente e che spiegano agli altri come funziona la macchina. Non mi piacciono quelli che copianoincollano interventi e post da una parte all'altra e girare l'acqua del mulino dell'autoreferenzialità.

Come non mi piacciono le mondanità modaiole letterarie ancora di più detesto chi le riproduce in rete. Mi piacciono le relazioni amicali, le affinità più o meno casuali. Mi piace parlare, comunicare - non darsi addosso, concionare, ascoltare prediche e celebrare riti stanchi e vuoti. Detesto le folle in adorazione.

Non mi piacciono gli snobismi. Mi piace la selezione degli amici fidati.

Mi ritrovo a leggere lunghi post di blog semplici, quelli di solito sono diretti da una persona sola. Poi vado sui blog celebrati: ci trovo delle notizie interessanti e poco più, di solito, e molto spesso a metà del post mi sono stufato. E passo altrove.

Detesto chiunque distingua (una distinzione che trovo insensata) fra scrittura "alta", che di solito significa pubblicare libri, e questa dei blog. Dai, finiamola.

Che poi lo sappiamo da un pezzo, a tutte le letterature e le retoriche non si può far altro che tirare il collo.

Quando con un paio di amici abbiamo cominciato a crederci un po' di più, ci siamo convinti anche con questa constatazione: si passano delle mezzore a leggere nei blog cose migliori che in un romanzo o in un giornale. Ed è così. Ed è emozionante. Ed è reale.

Voglio scrivere sul blog. Voglio scrivere sui miei quaderni. Voglio scrivere perché mi capiscano. Voglio scrivere perché mi piace. Voglio scrivere i miei libri. Voglio scrivere perché sì. Voglio scrivere perché mi leggano. Voglio scrivere per vedere che effetto che fa. Voglio scrivere perché voglio leggere. Voglio scrivere perché ci credo. Voglio scrivere per sperimentare, per fare esperienza.

Certe volte non voglio scrivere. Certe volte non mi viene di scrivere. Certe volte l'intenzione di scrivere basta di per sé. Certe volte il pensiero di scrivere basta di per sé.

Voglio sapere cosa pensano gli altri. Voglio sapere come fanno gli altri a esprimersi. Voglio sentire certi ritmi e musiche di frasi.

Il resto è retorica, chisseneimporta.
postato da: mics alle ore 21:59 | link | commenti (5)
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