Dialogo assemblato da qualche email e poi dal post e dai commenti del 1 ottobre.
L'infame Rebeschin di cui si parla a un certo punto è un personaggio della "Macchina ideale" (http://www.untitlededitori.com/copia-catalogo/ )
LEI:
- Il tuo libro l'ho letto tra ierisera e questa mattina. ho comprato la terna incellophanata (alcuni pezzi li ho già regalati a destra e a manca, sfusi) e ho cominciato da te, e non era previsto, mi sembrava il più distante.
Tu mi sembravi il più distante. trapelava pochissimo, come da una forte protezione, attorno.
mi è piaciuto molto (per quel che significa) ed è una sorpresa, per me.
Capisco untitled io che parla di un tentativo di 'condivisione dello stupore'. immagino, senza saperlo davvero, cosa dev'essere stato intuire, poi volere, poi tenere questa cosa tra le mani e farla nascere. La trepidazione e il ritmo rotto del respiro, forse numerose apnee.
Lascerò sedimentare.
IO:
- Cara a.
credo che tu possa capire che cosa significa sentirsi dire "il tuo libro l'ho letto tra ierisera e questa mattina".
Perché se si scrive non è per la fama, non è per orgoglio non è per romanticismo, (per me) è per ripetere lo stupore la meraviglia il rapimento di quando ho letto dei libri e vorrei rifare quell'esperienza e possibilmente farla ripetere ad altri.
Ci siamo visti? Forse a Trieste? Dici che ero distante... non so... c'era il mare, forse ero occupato da quello, oppure c'era questa agitazione del libro, confesso che quando c'è della scrittura intorno divento serio.
Per lo stupore: di stupore parla hladik: questo
hladik quando è in carne e ossa è un mio caro amico, è un supersperto di musica classica e ne scrive benissimo: i passi della "Macchina ideale" in cui si tratta di musica quasi tutti li ha scritti per buona parte lui, nel senso che li ho ripresi manipolati rielaborati me ne sono appropriato, ovviamente con il suo consenso. Questo è stato un gioco di condivisione bellissimo nel libro e anche fuori dal libro.
La cosa da ridere è stata questa. Gli ho detto: "Ascolta Carlo, non arrabbiarti, però sappi che il protagonista del libro quando scrive le cose che vengono da te è quasi sempre ubriaco". "Ah", ha detto hladik/Carlo, ed è stato contento, perché quel qualcosa di estatico e dionisiaco che c'è nell'abbandono musicale lui lo condivide.
LEI:
- Ho trovato l'infame Rebeschin, e certo non era proprio lui che cercavo, in un post del ventisei settembre duemilatre. viene da lontano, l'infame, e va lontano.
IO:
- L'infame Rebeschin fa parte di una storia dell'infanzia dentro la storia generale. Sono affezionato a quel ragazzino chiuso nel laboratorio di scienze, l'ho conosciuto.
Qualche brano che viene dal blog c'è nel libro, ma poche cose, tre o quattro pagine in tutto, e se poi vai a guardare sono molto rielaborati. Il blog mi serve poco come officina per la narrativa, si lavorano pezzi diversi.
IO:
- Però, ragazzi e ragazze, intendiamoci, nessuna detitolatezza né deletteraturizzazione può togliere niente alla fatica alla goduria agli stalli alle accelerazioni alle ricerche alle intuizioni alla tecnica all'occhio all'euforia alla disforia all'orgoglio alla vergogna all'avventura all'appisolarsi al pensarci al dimenticarsene all'incertezza alla sicurezza all'intimità all'estraneità alla tenerezza alla rabbia al tempo alla sospensione agli sguardi alla cecità al desiderio alla repulsione di scrivere un libro. E niente può togliere il fatto che i lettori siano molto curiosi e giustamente a cosa passa per la testa e per le mani gli autori. Cioè l'autore dei libri UnitlEd scompare dalla copertina ma non è un fantasma, toglie il suo nome perché fa parte di un progetto non individuale nel senso che l'ha fatto in modo meno solitario. Diventa nessuno per essere tutti (anche lettore, anche editore). E così per tutti gli anonimi che gli girano intorno: librai, editori, lettori. Si confondono un po'. Dice Sanguineti in una sua poesia che il suo stile oggi è non avere stile, per fare in modo che la poesia sia di tutti. E in un suo racconto "Vociferazioni" dice: "chi vocifera quello può essere tutto, cioè chiunque, cioè tutti. Puoi essere tu, anche".
.... E non si può cedere all'orribile epica e smanceria del lettore-creatore ecc. ecc. (ma chi ci crede più?).
Jeder Dichter ist ein Narzissus - ogni poeta è un narciso. L'importante è saperlo.
....
Per me, mentre scrivevo, devo dire che è stato strano e stimolante 1) scrivere su commissione 2) avere dei lettori e una lettrice in particolare in carne e ossa e non solo ideali 3) che con la mia redattrice dedicata (che è una formula deliziosa per metterci anche del bene che ci si vuole) XX.. c'è stato un bel gioco di dare e avere che ha dato a questo libro il "suo" sapore (le ho delegato alcune decisioni, è stato bello, e il libro è fatto anche di questo) 4) mentre scrivevo mi è venuta l'immagine di me che stavo cercando di improvvisare dei passi di danza su un palco e c'era un piccolo pubblico insieme al quale definivo la composizione dello spettacolo, chiedevo consigli ecc.
...
Quando ho scritto altre cose le ho sempre sottoposte a una specie di "comitato di lettura" prima della fase finale. Quando ho accettato di fare il libro UntitlEd ho visto una particolare forma di radicalizzazione di questa partecipazione di più di uno e non solitaria alla formazione di un libro. E di perdere (in parte) la paternità del piccolo bastardino felice di avere molti genitori in nome proprio di tale felicità.