Compito: chi sono i tuoi maestri.
Svolgimento:
IL CAMMINO PER TORNARE A CASA
Una overtoure e successivi atti
OUVERTURE
PRIMO MOVIMENTO
Per passione e per lavoro rifletto da molto tempo su che cosa sia insegnare. Insegnare qualcosa (che cosa?) a qualcuno. Chi sia un maestro. Molto meglio la parola maestro rispetto alle parole insegnante, docente, professore, educatore, all’orrendo formatore (ma quale forma? vogliamo scherzare?).
Il maestro non insegna soltanto, educa.
Maestro è chi indica il cammino.
Il cammino per tornare a casa.
Tornare a casa significa diventare ciò che si è.
Il maestro restituisce il discepolo a se stesso, dall’inautenticità all’autenticità.
Il maestro disorganizza, spiazza, decondiziona, diseduca. E poi educa.
Il maestro risveglia.
Il maestro – dice un maestro – quale che sia e quando che sia, se è un maestro, è colui che restituisce il discepolo a se stesso e alla sua condizione di autenticità attraverso trasformazioni ed elaborazioni di pensiero, perché si sa che, per quanto possa risultare incredibile, per diventare se stessi occorre inventarsi.
La pedagogia indiziale: si limita a indicare l’azione e la verità opportuna (incarnata in un fare) senza doversi costituire in un discorso (in logos). Lascia aperte le possibilità, facendo sorgere le virtualità dell’intelligenza del discepolo. Non fa quasi nulla: semplicemente accoglie e mantiene le virtualità del suo dire e del suo insegnare – al contrario di quanto avviene in ogni dogmatica, per quanto sia dichiarata aperta.
Il maestro dice.
Il maestro racconta.
Il maestro tace.
Fa.
Maestro è ciò che ciascuno deve poter divenire.
Il maestro sa che cesserà di insegnare.
Il maestro impara.
Il maestro rivela che ciò che sembrava ovvio, ciò che il discepolo non riusciva più a vedere, perde i suoi tratti scontati e si trasforma in qualcosa che il discepolo non conosceva, in un nuovo flusso di pensiero e di emozione, in un gioco più alto e più avvertito della vita.
Il maestro insegna a vedere diversamente.
Il maestro è la guida in territori sconosciuti.
SECONDO MOVIMENTO
Mi interessano i maestri che educano.
Anche quelli che non sapevano, che non sanno di stare insegnando.
Non è solo scuola, è chiaro. A scuola, come altrove, il maestro è raro. I discepoli sono meno rari: questo permette il processo dell’esistenza.
Anche il discepolo crea il maestro. Quanto più il discepolo è pronto a imparare, tanto più trova maestri.
Anche chi non conosco.
Voglio raccontare i maestri.
Per farlo, parto dai miei maestri.
Si insegna attraverso l’esperienza; la propria esperienza.
Si impara solo attraverso l’esperienza.
Di chi parlerò?
Vorrei dire: parlerò di tutti. Perché mi piacerebbe dire che in misura diversa tutti quelli che ho conosciuto sono miei maestri. Anche quelli che non ho ancora conosciuto: ci ho già pensato, li sto attendendo, mi stanno già insegnando. Ma non è così. Non tutti.
Tutti gli altri sono miei maestri.
Non parlerò di tutti.
E non parlerò dei personaggi inventati: Ismael, Sandokan, Tarzan, Anna Karenina, Robinson.
Nemmeno dei libri: Conoscere, Il grande Gatsby, I ribelli del Missouri.
Nemmeno degli scrittori e dei registi: Hermann, John, Eugenio, Edoardo, François, Peter, Howard, Luigi. Nemmeno degli dèi, dentro e fuori dal mondo: …
Nemmeno degli amici. Però vorrei che con quelli dell’adolescenza avessimo avuto più coraggio e consapevolezza. Quelli della giovinezza li vorrei più vicini.
Nemmeno della natura, o di maestri metaforici.
Nemmeno di me stesso bambino, né di me stesso vecchio. Di quello che non sono e che sta lì a sorvegliarmi e ad ammaestrarmi. Di quell’uomo di quarantadue anni che veniva a trovarmi quando ne avevo diciotto. Di quello di tre che viene quando non sono quieto. Di quello di settantasei che andava da quel trentenne che sono stato.
PRIMA CONCLUSIONE
Parlerò dei miei padri.
Parlerò della Margherita Maffei: una maestra-allitterazione, un respiro di poesia.
Parlerò di mia madre.
Parlerò delle professoresse delle medie.
Parlerò di un paio di preti.
Parlerò di qualche professore del liceo.
Parlerò di qualche professore dell’università.
Parlerò del mio quartiere.
Parlerò di una contadina.
una versione con altri elementi qui:
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