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27/02/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n.2

Le mie studentesse il sabato sera vanno a ballare al club Caribe, alle Novaline.
Sono contento che vedano le fotografie di Arianna, che fa questa mostra strana in discoteca.
Link: x

SABATO 3 MARZO ore 22
Club CARIBE
 Loc.NOVALINE , TN
con la musica delle Naftaline

INAUGURAZIONE ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA

"RITRATTI E RETRATTILI"

Un ritratto è un ritratto,
ma un retrattile è l'impressione
le cose se ne siano andate via troppo presto

Fino al 14 aprile
ogni venerdì e sabato
dalle 22:00 alle 03:00




Anch'io oggi pomeriggio ho fatto delle fotografie. C'era il sole e gli affreschi delle case dipinte in piazza Duomo risplendono di più, con lo zoom  scopri come sono fatte le dita delle figure allegoriche. Un po' per dovere e un po' piacere ho girato la piazza, cercando le geometrie dei palazzi intorno in opposizione all'instabilità del mondo oggettivo là sotto.
Poi le fotografie sono destinate a un sito di quelli che si fanno a scuola.
Mezz'ora prima le avevo lasciate in classe ed eravamo usciti per ultimi dalla scuola. Ho incontrato Clara ed Elisa con i loro gelati bianchi, sedute nel sole; ed Elena che leggeva messaggini sul cellulare.

facciata_duomo_part

rosone_part

postato da: mics alle ore 22:38 | link | commenti (3)
categorie: scuola, fotografie

MITI MIEI 7 - I ribelli del Missouri

Il Missouri è diverso. Non è il far west.
Noi laggiù nella guerra di secessione abbiamo indossato le uniformi grigie dell'Unione perché non c'era scelta, eravamo poveri e in più eravamo dalla parte sbagliata.
Sempre meglio di quelle giubbe blu con le loro facce da yankee delle città del nord.
Noi eravamo poveri e fedeli. Fino alla fine, anche al generale Lee, un eroe.
C'era una sola via, fuori dalla legge.
Zee e io eravamo giovani, lei mi ha sempre seguito. Si chiamava come mia madre, Zerelda.
Poi ci sono i traditori, ma doveva finire prima o poi. Non avevo illusioni.
Nessuno più rapido di me. Rapine spietate e geniali. Come Robin Hood. C'era una nazione da riscattare; dei poveri da inorgoglire.
I giornali parlavano di me. ERo un eroe. Le taglie crescevano. Gli sgherri di Pinkerton perdevano le mie tracce.
Il nostro mondo laggiù. Nel Missouri.
Quando ce lo ricordiamo, con i miei amici, sorridiamo ancora di stupore per tutto quel caldo, per la povertà, per la lentezza del fiume. I miei amici? Zagor, Huck e Tom Sawyer.
Mi chiamavano Jesse. Jesse James. Il ribelle.

Harvey Clegg, I ribelli del Missouri, AMZ editore, 1969
postato da: mics alle ore 22:15 | link | commenti
categorie: miti
24/02/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n.1

Ralph Gibson - Ex libris

Oggi che era il mio compleanno in terza sulla cattedra biscotti e torta. Grazie di nuovo.

E poi abbiamo fatto anche un po' di Tacito.
L'insegnare e l'apprendere il latino si sono trasformati negli ultimi anni, in bene.
Alla fine però vale sempre e ancora quello che trovo in un brano di Seneca:

"la malattia dei Greci fu questa: capire quanti rematori avesse avuto Ulisse, se fu scritta prima l'Iliade o l'Odissea, se fossero dello stesso autore e altre notizie del genere che, se le tieni dentro di te, non giovano a questa tua conoscenza segreta, se le porti fuori, sembri più pedante che dotto" (Sen. de brev. vit. 13,2).
postato da: mics alle ore 18:42 | link | commenti (10)
categorie: scuola
21/02/2007

QUANDO CANTA E' DENTRO - La perfezione è un risultato

Un'officina sul lago, all'imbocco della valle.
Vanno da lui a studiare come si fanno le biciclette.
Dicono che i suoi telai sono perfetti.
Che non credevano ci fossero officine del genere, non ce ne fossero più.
Dice che i telai si fanno a occhio.
Dice “quando canta é dentro” per capire se i tubi si congiungono bene.
Si fa da sé anche gli attrezzi.
Dice che il telaio è il risultato non il fine.
Dice “il telaio si costruisce sulla forcella”, è da quel centro che prende forma tutto il resto.
Officina: l'atelier di Dario Pegoretti a Caldonazzo.




E sull'amore per le biciclette c'è un sito bellissimo, "Ciclisucarta", con disegni e storie di meccanici.

postato da: mics alle ore 10:32 | link | commenti (2)
categorie: poetiche, macchina ideale
20/02/2007

MITI MIEI 6 - LA R4

In una rivista di design da fighetti (quelle che leggo sempre, per intenderci) c'era una volta la comparazione di come si è evoluta l'ingegneria. "Prima", cioè ingegneria primitiva, c'era una Renault 4, le fessure fra le portiere ben marcate; "dopo" c'era una Yaris, senza nemmeno una commessura più larga di pochissimi millimetri.
E' uno dei segni della decadenza dei tempi.
Uno dei segni degli anni 2000 come gli anni viziati, gli anni "no problem".
Perché le fessure della carrozzeria sulla Renault 4 non sono difetti, sono parte integrante della qualità della vita.

La prima R4 bianca è del 1990. Di seconda mano da un panettiere di Terragnolo. Ha finito i suoi giorni con la testa del motore fusa in una notte di novembre piovosa sulla statale fra Rovereto e Trento.
La seconda R4, sempre bianca, di terza mano, ha chiuso la sua vita nel 1995, assalita dalla ruggine.
Marce in alto, leva del freno a mano che esce da sotto il cruscotto, tergicristalli cromati, portellone cigolante, finestrini ad apertura orizzontale su guida, vel max 115, consumi altissimi, impianto luci capriccioso (dotazione di fusibile da aggiornare sempre), parabrezza quasi verticale (tiene lontano il caldo, abbaglia come uno specchio gli altri guidatori). Indistruttibile.
Dopo le R4, altre macchine anonime, magari con le loro storie, ma del tutto trascurabili rispetto a quei miti originari.




postato da: mics alle ore 19:04 | link | commenti (3)
categorie: miti
17/02/2007

MITI MIEI - 5 - GIORGIO BASSANI

E' la voce di Orson Welles in "La ricotta" di P.P. Pasolini.
E' un maestro di stile.
Nella rapidità delle ellissi è simile a F. S. Fitzgerald.
Quasi inarrivabile la sua sintassi. Una sintassi che ha questo respiro qua, compreso il solecismo finale:

"E noi, dal canto nostro, ci eravamo talmente abituati al fatto che il vagone di seconda classe fosse riservato al capotreno, al controllore, al frenatore, e al graduato della milizia ferroviaria (ammiccanti e gentili fin che si vuole, i quattro, specie se fiutavano studenti del G.U.F., ma decisissimi a vietare ogni passaggio di classe abusivo), ci pareva ormai così naturale vederlo funzionare come una specie di circolo del Dopolavoro ferroviario, che da principio, quando il dottor Fadigati incominciò a venire a Bologna due volte la settimana, e prendeva costantemente il biglietto di seconda, da principio non gli badammo, di lui nemmeno ce ne accorgemmo".
postato da: mics alle ore 14:30 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, miti
16/02/2007

DOPO IL 14/02

Ma dove sono gli dei, le sirene, gli angeli?

Non è che non ci sono più.

Nessuno li riconosce più, nemmeno loro stessi non sanno, spesso, di esserlo.

La poesia qua sotto è tratta da un volume della Mondadori, Ferite e rifioriture. Il poeta è Giuseppe Conte.



Figlio di Venere

Un giorno Venere – madre, che è mare e vento
e chiarori e rovesci di primavere
e conchiglie e api in volo, il portento
dei peschi fioriti e del glicine
mi è venuta vicino, mi ha fatto cenno
di fermarmi ad ascoltarla. Parlava
una lingua straniera, disumana, quella che hanno
onde e fronde e angeli e sirene.
Eppure io la capivo e mi inarcava
la schiena il miracolo. Mi chiese allora
di tradurre le sue parole, tradurle bene.

Sono stata con Marte, è vero, adultera sono stata, ma ora
    non più, non lo amo più, figlio, sono sincera.
Era un amante geloso, monotono, non sapeva ascoltarmi
    era sporco nel suo cercare solo il suo piacere, per
    affermare il suo potere, per dominarmi.
Ora so che la guerra, e lui ne è dio, è disonore.
Ora lo so, ora preferisco a Marte il mio povero marito
    Vulcano, rozzo e storpio sin quasi ad essere
    tenero
preferisco Ermes, il piccolo Ermes, l’astuto, capace
    di così ambigui e bizzarri giochi
e il bellissimo Adone, e il lascivo Priapo
    persino, e Pan il selvatico.
Tutti, ti giuro, tutti piuttosto che lui, il signore
    della guerra infinita.

Ama il domani, l’amore, la vita.

Perché ora lo so che cosa vuole Marte, a che cosa tende
    con tutta la sua furia. Stragi, orrore, corpi
    maciullati tra nuvole di mosche.
Ora so che la guerra è il disonore.
Non è mai giusta, non è mai utile. Non credeteci
quando ve lo dicono.
Non c’è più Achille né Aiace né lo scudo ch’ebbe il primo
    e per cui il secondo si perse,
non c’è più Ettore, né Paride né Enea, né Leonida
    né i soldati di Serse
né Alessandro, né Cesare.
La guerra è Dachau, Buchenwald, Auschwitz,
    Dresda, Hiroshima, Sarajevo, Baghdad,
    Abu Grahib, Guantanamo.
Marte vuole distruzione e fine, radere al suolo,
    avvelenare il pianeta, cancellare
    le primavere.
Io non l’amo, io non l’amo.
Ho chiuso con lui la partita.

Ama il domani, l’amore, la vita.

Io non lo voglio più da molto, scrivilo, chiaro. Non ho
    più nessun commercio con lui.
E tu, figlio, scrivilo che la guerra è il disonore.
Non è mai santa, non è mai legittima. Non credeteci
    quando lo proclamano.
Traduci bene, figlio, stammi qui vicino. Scrivilo
    che ogni figlio di Marte è un assassino.
L’onda è sulla riva, la ventata agita i rami
    del pino.
E tu scrivi, figlio, scrivi come incessantemente fanno
    l’acqua e l’aria, la terra e il fuoco, che sono
    le mie mani e le mie dita,
sono sicura che traduci bene, sono sicura che mi hai
    capita.

Ama il domani, l’amore, la vita.
postato da: mics alle ore 14:15 | link | commenti (2)
categorie: letteratura
14/02/2007

VERSO IL 14/02

“Gli amanti che si offrono la vita non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l’anima di ciascuno vuole qualcosa d’altro da sé che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.”
(Platone, Simposio)

Diciamo che “Nella sua metà, la mia metà riunisco” (Ronsard, Les amours, 77).
Diciamo che perseguiamo un “unico e semplice piacere”.
Diciamo che inseguiamo un sogno di unione totale: tutti considerano impossibile questo sogno, e tuttavia non desistono. Io non rinuncio. Senza di te io non sono più io.
(Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Unione)

Insomma parliamo di uno che tende a diventare due.


Carol Ann Dufy

Per San Valentino

Niente rose rosse o cuoricini di seta.

Ti regalo una cipolla.
Luna avvolta in carta scura.
Promette luce
come l’attento spogliarsi d’amore.

Ecco.
Ti accecherà gli occhi di lacrime
proprio come un’amante.
Farà della tua immagine riflessa
una tremolante foto di dolore.

Sto cercando di essere onesta.

Niente letterine leziose o baciogrammi.

Ti regalo una cipolla.
Il suo bacio feroce ti rimarrà sulle labbra
possessivo e fedele
così come siamo noi,
finché lo siamo.

Prendila.
I suoi anelli di platino, se lo vorrai,
si stringeranno in una fede nuziale.
Letale.
Il suo odore si attaccherà alle tue dita,
si attaccherà al tuo coltello.




Dino Campana

In un momento

In un momento
sono sfiorite le rose
i petali caduti
perché io non potevo dimenticare le rose
le cercavamo insieme
abbiamo trovato delle rose
erano le sue rose erano le mie rose
questo viaggio chiamavamo amore
col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
che brillavano un momento al sole del mattino
le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
le rose che non erano le nostre rose
le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

(Per Sibilla Aleramo)
postato da: mics alle ore 01:06 | link | commenti (1)
categorie: letteratura
10/02/2007

VERSO IL 14/02

Tutti invitati


604_svalentinopersito
postato da: mics alle ore 08:50 | link | commenti (2)
categorie: letteratura
09/02/2007

VERSO IL 14/02 + MITI MIEI 4 = AMBLETO

L’amore è una violazione. All’amore come alla guerra. Ci si permettono azioni e pensieri, in amore, inaccettabili in altre situazioni. Abbandonare e far soffrire: se non fosse in amore sarebbe perseguibile per legge. Non ricambiare : non fosse amore sarebbe un’azione quantomeno poco cortese.
C’è nell’amore una tale alternanza abissale fra estasi e sofferenza che non c’è legge che assomigli a quelle dell’amore.

Ma poi. Davvero Amleto è così crudele con la povera Ofelia? Davvero Ofelia è così pura?
Giovanni Testori ha rivisitato Shakespeare ribattezzando il principe di Danimarca Ambleto e facendolo parlare in un formidabile dialetto semimilanese. Anche qui Ofelia lo supplica di essere amata. E accanto ad Ambleto c’è uno chansonnier francese che canta così:

Que tu as,
mon amour?
Parle-moi:
cos’hai, amore miissimo di me?
Est-il possibile
che tu ne sache
che il dolore
è scritturato
nel nostro istesso nascimento?
Mais si toi ou moi
on ne nascerè pas
alors, sur la terre
et dans le ciel entier,
arebbe mancato qualchecosa
un delirio, un tracciamento,
una rosa.
Alors ne pleure pas;
non piangere, amore miissimo di me!
Ferme ta tete.
Quand vien la sera
e la bufera
e tremano i morti
didentro del tuo cuore,
poggia la spalla in su di me
e dormi, miissimo di me,
miissimo mio amore!


E poi durante un corteo Lofelia si avvicina ad Ambleto:

LOFELIA: Oh, ‘me sei bello! Oh, ‘me mi piasi! Con tutti quei penzamenti, con tutta quella fèvara e quella malangonia lì, in del tuo guardare de te!
‘Pena te vardo, me viene el mancamento. La crappa me scarlìga in del via e sento in de dosso un fremidore come se indidentro del sanguo me corressero le luzzèrte..
AMBLETO A farti scarligare, spetta in del dopo. ‘Desso torna indidentro del corteo.
LOFELIA Ma tu me fai la promessa che me amarai? Armeno un tantinino incosì. Non te dimando de più. Un tantinino incosì…
AMBLETO Ho dizzuto in del dopo!


Link: X
postato da: mics alle ore 14:40 | link | commenti (2)
categorie: letteratura
07/02/2007

VERSO IL 14/02

Questo è tratto da La macchina ideale - pg. 90


Spesso nel pieno della notte la diavolessa biondissima compare improvvisa, si muove lentamente, si sdraia accanto a me. Curva la schiena e si accoccola contro di me.
Abbaiano cani nelle strade.

Il silenzio viene insieme al buio, lentamente.
Lei
     - non tutte le notti, solo quando il silenzio è pieno;
        con i suoi occhi color jeans
    i capelli impicciati       
                    l’ombra stanca
        lei: luna digiuna –
esita a scendere, perché certe creature tenui si avventurano con difficoltà nelle bolle di quiete che si gonfiano a fatica (ma con grazia) (e così leggere) nel rumore che fa tutto il mondo, tutti i giorni, tutti insieme. Viene leggera, fantastica, inconsistente, prossima all’inesistenza.
            Lei è quasi bianca
    ha degli aloni attorno agli occhi
                allora mi ubriaco
                allora bevo
                bevo e bevo
                bevo
Viene volando, la minima turbolenza la caccerebbe via – trecce di desiderio nell’aria
        mi culla mi cura
    e traccio le vie del mio pellegrinaggio sulla sua pelle




Confesso un debito - di tono, non di parole - con Il quinto passo è l'addio di Sergio Atzeni x
postato da: mics alle ore 09:29 | link | commenti (2)
categorie: macchina ideale
06/02/2007

IL VERO NOME

                                           perché insomma in tutte le versioni c'è questa cosa che la chiamavano così perché metteva la mantellina rossa e la teneva sempre sempre tanto che tutti si sono dimenticati come si chiamava veramente anche sua mamma anche sua nonna
                          perché fra i miti miei c'è anche lei
     bisognerà bene dedicarle una capitolo tutto suo
                                                                               ma
                       la domanda legittima
                                                                  è

come si chiamava per davvero Cappuccetto Rosso
prima di chiamarsi per sempre Cappuccetto Rosso

qui si preferiscono Alice
                                                  Martina
                                                                    Eva
                                                                               Elena              
         (perché questo mondo di padri che mettono a dormire le bambine con la storia
                        è fatto di
                                   questi personaggi qua,
                                       senza indugi e senza vergogne)
                                      (ma questa vicenda qua del nome vero non è da riderci sopra)
                                                       (c'ha la sua parte di questione fondamentale)
                                              (cioè, l'ipotesi Eva, dai, c'ha i suoi perché)
                                  (come archetipo cioè) (e per un'altra serie di perché anche Elena)
postato da: mics alle ore 00:53 | link | commenti (7)
categorie: miti, poetiche