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31/03/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n.5

Ieri pomeriggio ho fatto consigli di classe per tre orette (dopo 5 ore di lezione la mattina, nb) e sono uscito con la sensazione di non aver capito niente.
E sì che sono abbastanza corazzato.
Sono abbastanza esperto di situazioni ingarbugliate, di riunioni criptiche, di assemblee in cui si deve misurare gesti e parole, di incontri decisivi in cui contano le sfumature. Ne ho fatte in tante situazioni diverse: in diversi lavori, politica, sentimenti.
Però ieri pomeriggio non ho capito niente.
E non so ancora perché.
Mi sfugge.
Perché mi sfuggono le cose che non hanno senso.
Peggio: considero che non abbiano senso gli avvenimenti più lontani dal mio senso del giusto. Un senso largo, laico, relativistico fino al limite dell'agnostico.
Ma c'è della gente in giro che fra ignoranza e calcolo si mette proprio lì, in quella fessura buia dell'incomprensione e della crudeltà.
E allora preferisco non capire. Per adesso.
Passo e chiudo.

(intanto su iodonna/corriere oggi è uscita quell'inchiesta di Anna Maria Speroni sui genitori che danno sempre ragione ai figli con un'ampia sezione sulla scuola)

E poi sono uscito dieci minuti prima dalla riunione, alle 18.10 e sono corso al caffè- libreria Papiro dove ho parlato dei racconti di Emanuele. ero un po' esaltato (anche per una chimica di reazione al teatro dell'assurdo di pochi minuti prima) e mi sono molto divertito. Mi hanno detto: "Perché non facciamo una trasmissione in tv sui libri?". Sarebbe bello.

Poi una cena con buone cose da mangiare, da bere e da dire.

(intanto martedì presentano le linee guida per la riforma delle scuole elementari e medie: parlano di "neoumanesimo" e di liquidazione della esecrabile scuola delle tre i) (speriamo bene)

Questa mattina un avvenimento, nelle mie classi. Era ospite del festival Il gioco degli specchi la poetessa "figlia della foresta" Marcia Theophilo ed è venuta a trovare la 2a e la 3a.
Cinzia di 2a ha fatto delle domande molto belle. Le ha detto, per esempio: da noi, qui, sono in molti quelli che sostengono che l'Amazzonia deve essere salvata perché serve al mondo, hanno questo atteggiamento utilitaristico, lei cosa ne pensa?
Marcia Theophilo ha fatto un reading emozionante e ha parlato a lungo dei miti dell'Amazzonia, dell'economia, di prospettive dell'ambiente, di Rafael Alberti.
Poi mi ha fatto una dedica lunga sulla sua antologia.
Se vince il premio Nobel (è candidata, una dei circa 300 nel mondo) potremo dirci che è stata da noi e il mio libro-trofeo con lunga dedica lo potrei incorniciare.

Poi ho scritto una minidispensa-sintesi sulla sintassi del discorso indiretto in latino. Niente link, a meno che chi legge questo post non lo richieda con insistenza.
postato da: mics alle ore 17:03 | link | commenti (3)
categorie: letteratura, scuola, poetiche
28/03/2007

L'ESTATE A FINISTERE

L'estate a Finistére - parte 1

Poema di Ivan Benedik


Nel viaggio. La deviazione ci ha seminati al Cap de la Hague dove le onde minano le rocce e mulinano un gorgo temuto dai marinai. Ieri una goletta naufragata, dice il quotidiano La Manche libre, due dispersi e due salvati. Dispersi è come dire morti, amore mio. Due vivi siamo, dispersi però vivi.

In questa età inquieta
colonna sonora le canzoni dell’autoradio
like echoes trough the night
        ascoltare
mi ricordo che domani
abbiamo fatto il bagno
in una baia favolosa
        anima curva
        inquieto riparo
        splendore
la mappa è pronta
è immobile
è un traffico di attese
    cerco pace
amore
in questo tempo estraneo
    però fa fresco
forse sognare


postato da: mics alle ore 23:10 | link | commenti
categorie: letteratura, poetiche, estate a finistére
23/03/2007

ANTICHITA' E PRIMATI

Si è avviata una discussione qui da Affinità Elettive, e mi è tornato in mente questo intervento di Luciano Canfora  nella rubrica "Le idee del sabato" sul Corriere della sera di sabato 17 scorso.


Domenica scorsa due collaboratori del "Sole 24 ore", Roberto Perotti e Guido Tabellini, hanno voluto fare la lezione al ministro Fabio Mussi. Gli hanno fatto notare che l'università italiana è in declino, tra l'altro, perché "le scienze dell'antichità" godono di alta considerazione e ottengono un brillante piazzamento da parte dei "comitati di valutazione" ministeriali. Per rimediare, suggeriscono, bisognerebbe "scontare", cioè ridimensionare, il peso delle "scienze dell'antichità". (...)
... la Normale di Pisa è un esempio concreto di quanto sia importante il contributo di una scienza "pura" ( e dunque, per gli inconsapevoli, "inutile") per la formazione degli "scienziati" qualunque scienza essi poi pratichino. Segnaleremo ai due disinformati censori che da un tempo non breve, e via via sempre più di frequente, l'Italia esporta specialisti del mondo antico greco e romano in Paesi pur di antica cultura (Inghilterra, Germania, Francia) dove però questi studi sono stati quasi estromessi dagli ordinamenti scolastici e quindi resi marginali nell'università. A Oxford, ad esempio, ci sono tuttora centinaia di papiri greci da interpretare: e di lì ci chiedono di "esportare" gente in grado di leggerli. Per essere in grado di fare ciò, bisogna che ci sia una larga base cui attingere.
E' dai grandi numeri che vengono fuori quote di alta qualità. Non credo sia segno di arretratezza fornire all'Europa tecnici capaci di salvare un patrimonio dell'umanità.
postato da: mics alle ore 15:26 | link | commenti (3)
categorie: letteratura, scuola, poetiche
16/03/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n. 4

Mi chiede aiuto una  mia amica che lavora in un giornale nazionale per un articolo sulla scuola e sull'incapacità di comunicare fra un numero sempre maggiore e semprpe più clamoroso di studenti/famiglie e insegnanti/dirigenti. Aveva in mente soprattutto i fatti da telegiornale, i genitori che picchiano i presidi, le professoresse dei video su Youtube.
Ma a prescindere da questi ultimi, che sono episodi poco significativi ovunque. Vivo in una provincia che tutta intera ha gli abitanti di un quartiere di Milano, con delle dinamiche tutte sue, con dei problemi diversi, certe volte qui il telegiornale sembra arrivare da Marte. O questa è la nostra rappresnetazione di noi stessi. Non che non ci siano problemi, ripeto, e anche rilevanti, però sono altri rispetto a quelli della maggior parte della penisola, a ciò che avviene nelle città o in Liguria o in Umbria. Gli insegnanti a Trento non siamo nemmeno dipendenti dello Stato, ma provinciali.
Per chi fa questo lavoro, dell'insegnante, conta più la didassi della didattica, ci vuole dell'intelligenza pratica, ci vogliono azioni. Però ho provato a mettere insieme qualche pensiero.



Sosteneva un grande maestro, Mario Lodi, che gli insegnanti nella scuola ci stanno non per bocciare bensì per promuovere le capacità.
Questo ruolo va difeso e incrementato. Gli insegnanti migliorando e adeguando sempre il proprio lavoro, gli alunni e le famiglie riconoscendo alla scuola di essere un ambiente di crescita.
Insomma è una questione di responsabilità reciproche. È molto importante che la scuola giochi se stessa nella sua specificità ma anche che non si stacchi dalla società e dalla cultura vive e reali. In questo senso sono importanti gli adulti, è importante come gli adulti raffigurano la scuola ai giovani. Ma questo non vale solo per la scuola, è così anche per la politica, per la carriera, per i sentimenti, insomma per l’educazione in generale. Temo però che le capacità degli adulti in relazione all’educazione dei giovani siano decisamente in crisi.

I giovani hanno molto bisogno di punti di riferimento chiari, di modelli identificativi; quando non li hanno oppure sono decisamente negativi allora si innesca un cortocircuito difficile da rimediare.
In questa loro ricerca e nella loro domanda di senso i ragazzi devono essere rispettati. Non sono già costituiti, non sono creta da modellare, non sono dei piccoli adulti però hanno una loro autonomia che deve essere garantita e rispettata.

In classe c’è lo studente che non accetta il voto negativo oppure l’insuccesso e reagisce con l’apatia o con l’aggressività; oppure altrettanto si riconosce il figlio di genitori che non accettano voti negativi o insuccessi. Oppure il giovane che porta con sé la fragilità e lo spaesamento, li trasforma in anoressia, fuga dai doveri, aggressività, autolesionismo, fuga nella droga e nell’alcool, bullismo.
Non sono tutti così. Ma sono tanti.
Con costoro lo sforzo della scuola dev’essere quello di sempre, cioè costituire un ambiente positivo per l’apprendimento e per l’educazione.
Qui forse entrano in gioco la contraddizione e forse la schizofrenia del sistema in cui la scuola è una parte.
Infatti le chiavi che nel mondo della cultura popolare prendono il sopravvento sono: essere trasgressivi, essere divertenti, creare buoni slogan, ridurre e semplificare, essere spettacolari, dare emozioni forti e immediate, giocare il proprio destino sulla fugacità e sul presente, essere utilitaristici.
Non sono in sé negativi: l’immediatezza, l’impazienza, la sfrontatezza sono doti della gioventù. Il problema è che sono comportamenti fatti propri da molti adulti, che diventano dei mostri di infantilismo o giovanilismo, e come tali riconosciuti e in realtà accusati per questo dai giovani veri.
La dialettica necessaria fra adulti e giovani diventa troppo contorta e ambigua per far funzionare il dialogo, per trasformare gli individui in qualcosa di nuovo.

Le chiavi del lavoro culturale, di una cultura aperta al mondo e alle persone sono sì quelle che i giovani portano con sé, ma sono anche la calma, la riflessione, l’introspezione, il confronto, la sfida e l’accettazione dell’indecidibile, dell’enigma, dell’attesa, la prefigurazione di sé, la capacità di prendere decisioni.
Quando gli adulti perdono queste chiavi i giovani non lo perdonano, e fanno bene. Però le porte restano chiuse e questo è inaccettabile non solo per la scuola ma per un discorso di civiltà di cui la scuola è una parte.

Nella nostra epoca non può più essere riproposta la scuola del modello crociano, quella del sacrificio, dell’autorità indiscutibile, della torre d’avorio. Fino a pochi anni fa chi non si adattava a quel modello accettava di esserne escluso, e lo accettavano anche le famiglie. Oggi è necessario negoziare, concertare, porsi come modelli realistici e autorevoli. Essere autoritari a oltranza è inefficace.
Purtroppo la scuola dal modello spartano (autoritario) ha ancora largo spazio. È la scuola che continua a perpetuare le differenze di classe e di cultura, che non promuove la mobilità sociale e il riscatto per chi ne ha bisogno.

Ma sono i modelli che stanno intorno alla scuola che fanno funzionare meglio la scuola. Le indagini internazionali (il Pisa 2003) stabiliscono delle correlazioni significative sorprendenti. Ad esempio che riescono meglio a scuola coloro che riconoscono nel proprio ambiente elementi della cultura classica, cioè che hanno accesso ai musei, ai teatri, che hanno libri e quadri e musica in casa. Che c’è scarsa correlazione, in un territorio, fra grado d’istruzione e disoccupazione, ma che questa scarsa correlazione è meno forte per le ragazze: questo significa che le ragazze hanno la percezione che riuscire meglio a scuola permette loro di realizzarsi di più.
Permane drammatica la fissità del grado di istruzione dei giovani in relazione al grado di istruzione della propria famiglia. Questo è un problema della scuola sì, ma è soprattutto un problema della politica e della società con la sua cultura in generale.

La scuola del sacrificio, della subordinazione, delle gerarchie assolute, del distacco elitario insomma, non è efficace, non risponde alle domande dei giovani e delle famiglie. Si raggiunge qualità dove c’è ricerca comune, apprendimento cooperativo, empatia. Dove ci sono un ambiente e strutture che permettono questo sistema nuovo e necessario.
postato da: mics alle ore 14:22 | link | commenti (14)
categorie: scuola
13/03/2007

MITI MIEI 8 - IAGO

Mi chiedo sempre che cosa ne è stato di Iago, dopo.
Gli strappano la lingua.
Lo lasciano marcire in una gabbia appesa alle mura di Famagosta.
Lo torturano e storpiano, lui irriconoscibile si rifugia in una stamberga sulle rive del Brenta, muto, contempla le acque che scorrono.

Credo in un Dio crudel che m'ha creato

simile a sè e che nell'ira io nomo.

Dalla viltà d'un germe o d'un atòmo

vile son nato.

Son scellerato

perchè son uomo.


postato da: mics alle ore 17:18 | link | commenti (6)
categorie: letteratura, miti, poetiche
10/03/2007

LA LUNA DALLA FINESTRA DEL RIPOSTIGLIO

Questa è una cimatura di eclissi totale.

luna
postato da: mics alle ore 05:44 | link | commenti (7)
categorie: fotografie, poetiche
07/03/2007

PUNTI DI VISTA

Ecco un punto di vista su Trento.
Altro che il finestrino dell'automobile!

Per la verità, mi rincresce.
E' che a marzo inizia il corso "Nibbio" per il brevetto di volo a vista.  Ma anche quest'anno non riesco a farlo. Ma verrà il momento, eccome se verrà.

Intanto, ecco un assaggio - pallido, solo un accenno - di che cosa succede lassù, dove volano le aquile.



cliccate sull'immagine e poi guardate il video
postato da: mics alle ore 11:56 | link | commenti (2)
categorie: poetiche
04/03/2007

ENSOGNI

Poesie di mics su Zibaldoni.it


                    ensogni ensogni

                    en de la not
                    zighi zighi
                    en tra el dì
                    dir dir
                    quel che ghè da dir
                    èser èser
                    quel che toca èser


sogni sogni nella notte urla urla attraverso il giorno dire dire quel che si deve dire essere essere quel che tocca essere

(esperienze di parole : immagini = Michele Ruele : Corrado Giamboni)

porte_corrado
Se cliccate sulla categoria paroleimmagini qui accanto a destra trovate anche gli altri esperimenti, fatti sulle fotografie di Corrado Giamboni
postato da: mics alle ore 15:31 | link | commenti (7)
categorie: letteratura, paroleimmagini

SANREMO

A Sanremo hanno vinto una canzone sugli emarginati e una sulla mafia.

Il soprammobile televisivo del pop italiano è diventato uno spettacolo serio.
postato da: mics alle ore 14:42 | link | commenti (2)
categorie: poetiche
02/03/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n.3

Quando ho inziato a insegnare mi sono detto: non sarò mai un professore. E i primi anni ci tenevo come un punto d'onore. Anche adesso sono convinto che per essere un buon professore si deve essere qualcos'altro.

Sono maestri e professori alcune tra le figure importanti della mia struttura personale, del mio passato, dell'essere diventato migliore. Posso fare nomi e cognomi. E così è per molti, per quasi tutti.

Però non sono un professore.

Casomai un maestro, se posso scegliere. Uno che viene pagato per leggere romanzi e poesie e pensare all'amicizia, all'amore, alla libertà, al tradimento ecc. e a tutte quelle cose di cui si parla in letteratura: per farlo insieme a dei giovani compagni di percorso.

Ho visto intellettuali ai bordi fra scuola e università; professionisti ai bordi fra classe e studio professionale; donne ai bordi fra gli studenti e i figli; figure anestetiche girare per i corridoi criticando tutto e tutti e invecchiando in meno di dieci anni; vecchi comandanti spartani e duchesse feudali; donne mature palestrate dire che avrebbero potuto fare carriera all'università però era un mondaccio così chiuso. Questi di solito ci tengono invece, a essere professori. Quando hanno potuto si sono dati alle pensioni baby; poi quella vergogna è finita per fortuna, e adesso invecchiano infelici.

Quei non-colleghi.

Ma ho pronunciato la parola "professore" (e "maestra") con reverenza e con rispetto e amore quando mi sono rivolto a chi mi ha dato bene.

Ammiro quelli che il lavoro lo fanno bene, credendoci, sapendo bene che cosa significa e prendendosi fino in fondo le responsabilità.

Solo in nome di questi ultimi ammetto che ci sia in giro qualcuno che mi chiama così: "professore".
E allora mi volto perché mi riconosco in quel nome.

Tutto questo a margine della recente ricerca della luiss sull'età degli insegnanti in Italia e di un articolo di Le monde. Ci tornerò, non è finito il discorso.
Colonna sonora: Traffic - When the eagle flies.
postato da: mics alle ore 18:30 | link | commenti (3)
categorie: scuola
01/03/2007

MACCHINA IDEALE

                      Paolo sul blog Le affinità casuali
            dice delle cose molto belle
                                     su La macchina ideale.
postato da: mics alle ore 20:55 | link | commenti
categorie: macchina ideale