IMPARARE LA DEMOCRAZIA
Ho iniziato a leggere
Imparare democrazia di Gustavo Zagrebelsky:
x.
Quando rapirono Moro ero in terza media.
Le professoresse di italiano, di storia e di scienze vennero insieme in classe e ci dissero che avremmo smesso le lezioni e ci saremmo documentati sui fatti, su Moro, sul terrorismo.
Nelle prime pagine, quelle che ho letto, Zagrebelsky dimostra come si ha l'idea che la democrazia sia così perfetta da essere autosufficiente: una volta che c'è non può che progredire e reggersi da sé.
Ma chi ha letto Polibio e Cicerone e senza andare sull'iperconservatore Platone della Repubblica anche il progressista Aristotele - porcocane, questi classici! - sa che nell'antichità greca e romana la democrazia era vista come un humus difficile e pericoloso sempre a rischio di scadere nella demagogia e di diventare uno strumento del forte in grado di impadronirsi della forza della folla malleabile; sa che il governo migliore era quello misto, che contemperava monarchia oligarchia democrazia, che fra loro si integravano e controllavano.
A quattordici anni leggevamo i giornali e i lemmi ciclostilati (non era tempo di fotocopie) dei lemmi dell'enciclopedia di politica, e capivamo che era importante. Anche il resto del fare scuola diventava più importante. Perché imparavamo a difendere la civiltà. La cultura serviva.
Poi, dice Zagrebelsky, non è vero che la democrazia è così forte da autoreggersi e autodeterminarsi, è fragile.
Gli altri sistemi politici - l'oligarchia, le dittature, le monarchie - hanno i loro modi di insegnare e inculcare il proprio modello.
La democrazia ha scarsa propensione a insegnare la democrazia.
Questo è pericoloso.
Il disinteresse e l'apatia politica fanno perdere la libertà.
Nel 1978 era maggio, c'era primavera, eravamo alle soglie degli esami di terza media, imparavamo a difendere la nostra libertà.
Al liceo facemmo un ciclo di cineforum su pellicole "politiche". fecero
Z-L'orgia del potere di Costa Gavras, per dire.
Non so se stiamo meglio o peggio di allora, se siamo più o meno liberi, se c'è più o meno democrazia (termine che va pesato, riponderato, usato a proposito, non esaltato né inflazionato). Però si deve tenere la guardia alta.
Han tutte cose la polizia
anche la poesia!
(Sono due versi de
L'incendiario di Aldo Palazzeschi)
La democrazia è per definizione relativistica, è antidogmatica. Ciò che su cui non è relativistica, che tiene come dogma, sono i suoi fondamenti, la libertà che le permette di sussistere.
Ecco su cosa dobbiamo tenere duro.
Sappiamo quel che scriveva Montesquieu: "Non si insegna a essere onesti, si insegna tutto il resto".
E mi ricordo quello che diceva Gesualdo Bufalino: "Ho imparato a non rubare ascoltando la musica di Mozart".
La cultura; e la scuola dunque come luogo in cui quello che si insegna serve anche per difendere la libertà. Ma anche in cui si impara la tecnica della democrazia.
In cui si fa esperienza di democrazia.
Con le ore di educazione civica. Con lezioni adeguate.
Con l'esempio e con l'esperienza della democrazia. Dall'esperienza si impara quasi tutto.
(Una delle cose che mi ha gratificato di più in questi anni è stato quando ho letto la relazione di uno specializzando della Ssis che ha fatto il tirocinio con me e parlando del mio lavoro ha scritto che sono un insegnante democratico)
(In un altro capitolo scriveva anche che mi vesto di un'eleganza sobria, ma per questo argomento rimando alla prossima circolare :-) )