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30/04/2007

L'AMORE AI TEMPI DELL'IKEA

Sono convinto che un elemento della scrittura formidabile sia quello di farti venire delle idee che non hai mai avuto. Di suscitare in te che leggi un'idea totalmente nuova che ha a che fare con luoghi reali e luoghi comuni che conosci bene oppure che non sospettavi potessero essere trattati a quel modo.

C'è quel libro bellissimo di Bruno Munari, Fantasia, che elenca e un po' insegna gli elementi e le tecniche della fantasia, che consistono in sostanza nel rovesciamento rispetto agli orizzonti di attesa.

Tutto questo mi è venuto in mente alla lettura di un post di kairos, quando ho scoperto che non solo mi sorprende la cosa, ma perfino l'idea di "fare all'amore nel parcheggio dell'Ikea". Chissà perché.

La prossima volta che andiamo all'Ikea, dopo aver fatto l'amore nel parcheggio, magari entriamo dice kairos.

postato da: mics alle ore 19:21 | link | commenti (5)
categorie: letteratura, poetiche

MESMERISMO

Nel Settecento le ricerche sull'elettromagnetismo portarono a interpretazioni che esulavano dalla scienza per sconfinare nella filosofia, nello spiritualismo, nel costume, perfino nello spettacolo e qualche volta nella ciarlataneria. In particolare gli esperimenti sull'elettromagnetismo animale: si pensava di aver trovato l'anima.
Protagonista fu il medico Franz Anton Mesmer, un massone dedito all'alchimia e all'esoterismo, le sue teorie e le sue ricerche ebbero un'eco vastissma che infulenzò anche grandi avvenimenti, ad esempio l'andamento di alcuni episodi della RIvoluzione francese e che proseguì nell'Ottocento: ne sentiamo l'influsso in Edgar Allan Poe (Eureka), in Baudelaire e in Oscar Wilde, ad esempio, ma anche in alcune teorie del positivismo e in Freud (che però si battè considerandone le ultime manifestazioni solo come superstizioni). Perfino nell'invenzione dei musei delle cere.
Piccola bibliografia:
Robert Darnton, Il mesmerismo e il tramonto dei Lumi, Medusa edizioni, 2005
Massimo Polidoro, Gli enigmi della storia, Piemme, 2006
Alessandra Violi, Il teatro dei nervi. Fantasmi del moderno da Mesmer a Charcot, Bruno Mondadori, 2004
Thuillier, J. Mesmer o l'estasi magnetica, SuperSaggi BUR, 1996
Stefan Zweig, L'anima che guarisce. Mesmer, Mary Baker-Eddy, Freud, E/O, 2005
Cosmacini, G. Ciarlataneria e medicina, Raffaello Cortina Editore, 1998
Poe, E. A. La verità sul caso di Mr. Valdemar (nei Racconti) e Eureka


postato da: mics alle ore 10:41 | link | commenti (2)
categorie: poetiche
25/04/2007

DOMENICA

... 29 aprile pomeriggio, anzi verso sera, dalle 18.00, sarà a Verona, all'ex Zoo comunale, per fare alcune letture, per la seconda edizione di Vrban Zoo x del  Malacarne Social Club x, insieme a Giovanni x.

Che cosa leggerò?

Mi interessa la sovrapposizione fra prosa, narrazione, poesia.
Quindi qualche passo dal poema in progress di Roberto Roversi L'italia sepolta sotto la neve, in particolare la sezione che si intitola La partita di calcio.
E poi parti della Macchina ideale x che è nata proprio con questa idea di contaminazione prosa-poesia.

postato da: mics alle ore 16:54 | link | commenti
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale
23/04/2007

DE LA MUSIQUE AVANT TOUTE CHOSE

Domenica pomeriggio al concerto x.

Nicola Straffelini x compone con eleganza e premura. Il pezzo di ieri si intitolava May. Di Nicola ho rilevato un procedimento compositivo in cui c'è un inizio che sfiora il caos o forse una sorpresa fatta di dissonanze, come una necessità di iniziare tutto daccapo ogni volta senza punti di riferimento. Poi si scopre un ordine, oppure una linea chiara che corre nel caos, o qualche barlume di costanti nella babele dell'incomprensibile. E tutto questo, mi ha raccontato, comunque seguendo dei procedimenti aritmetici rigorosissimi. Insomma all'inizio si ha l'impressione di essere in quel quadro di Brueghel, La parabola dei ciechi, con i ciechi che si conducono l'un l'altro verso l'abisso.



Quel che conta poi non sono gli occhi impediti dei ciechi, ma sono gli occhi aperti di chi li osserva.
Una sua opera di qualche tempo fa, O kairòs, ha questo schema.
Nell'opera di ieri c'era un riassunto di possibilità. In uno dei passaggi più coinvolgenti c'era l'empatia fra il violoncello e la voce: una nota tesa, sottile del violoncello a cui corrispondeva quella della voce, quasi fuse, quasi inesistenti. Mi sembrava che ci fosse non dico un richiamo dell'infinito (niente di queste romanticherie), ma forse al mai oppure al silenzio. Ma senza tentazioni liriche, anzi l'incanto possibile viene bruscamente interrotto dall'intervento del pianoforte, in una successione jazzistica, una specie di Gerschwin.

Nicola è anche uno degli animatori di Vociferazioni x.

Nel programma, ieri, c'era anche Vocalise di Rachmaninoff x . Vabbè, è tutto un altro mondo. E poi è un pezzo famoso per Yoyoma che l'ha fatto diventare un hit, per la ripresa x di Branford  Marsalis. Però... me lo riascolto.

Poi, girando per i blog amici, incontro questo gruppo, i Tyr x , e il loro album Eric the Red (ascolto in corso, percezione incerta). x
postato da: mics alle ore 16:30 | link | commenti
categorie: poetiche
19/04/2007

REGALI

La cosa più radiosa di oggi è stato un regalo. Questo:

postato da: mics alle ore 01:08 | link | commenti (1)
categorie: poetiche
17/04/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n.7

IMPARARE LA DEMOCRAZIA

Ho iniziato a leggere Imparare democrazia di Gustavo Zagrebelsky: x.
Quando rapirono Moro ero in terza media.
Le professoresse di italiano, di storia e di scienze vennero insieme in classe e ci dissero che avremmo smesso le lezioni e ci saremmo documentati sui fatti, su Moro, sul terrorismo.

Nelle prime pagine, quelle che ho letto, Zagrebelsky dimostra come si ha l'idea che la democrazia sia così perfetta da essere autosufficiente: una volta che c'è non può che progredire e reggersi da sé.
Ma chi ha letto Polibio e Cicerone e senza andare sull'iperconservatore Platone della Repubblica anche il progressista Aristotele - porcocane, questi classici! - sa che nell'antichità greca e romana la democrazia era vista come un humus difficile e pericoloso sempre a rischio di scadere nella demagogia e di diventare uno strumento del forte in grado di impadronirsi della forza della folla malleabile; sa che il governo migliore era quello misto, che contemperava monarchia oligarchia democrazia, che fra loro si integravano e controllavano.

A quattordici anni leggevamo i giornali e i lemmi ciclostilati (non era tempo di fotocopie) dei lemmi dell'enciclopedia di politica, e capivamo che era importante. Anche il resto del fare scuola diventava più importante. Perché imparavamo a difendere la civiltà. La cultura serviva.

Poi, dice Zagrebelsky, non è vero che la democrazia è così forte da autoreggersi e autodeterminarsi, è fragile.
Gli altri sistemi politici - l'oligarchia, le dittature, le monarchie - hanno i loro modi di insegnare e inculcare il proprio modello.
La democrazia ha scarsa propensione a insegnare la democrazia.
Questo è pericoloso.
Il disinteresse e l'apatia politica fanno perdere la libertà.

Nel 1978 era maggio, c'era primavera, eravamo alle soglie degli esami di terza media, imparavamo a difendere la nostra libertà.

Al liceo facemmo un ciclo di cineforum su pellicole "politiche". fecero Z-L'orgia del potere di Costa Gavras, per dire.

Non so se stiamo meglio o peggio di allora, se siamo più o meno liberi, se c'è più o meno democrazia (termine che va pesato, riponderato, usato a proposito, non esaltato né inflazionato). Però si deve tenere la guardia alta.

Han tutte cose la polizia
anche la poesia!
(Sono due versi de L'incendiario di Aldo Palazzeschi)

La democrazia è per definizione relativistica, è antidogmatica. Ciò che su cui non è relativistica, che tiene come dogma, sono i suoi fondamenti, la libertà che le permette di sussistere.
Ecco su cosa dobbiamo tenere duro.

Sappiamo quel che scriveva Montesquieu: "Non si insegna a essere onesti, si insegna tutto il resto".

E mi ricordo quello che diceva Gesualdo Bufalino: "Ho imparato a non rubare ascoltando la musica di Mozart".

La cultura; e la scuola dunque come luogo in cui quello che si insegna serve anche per difendere la libertà. Ma anche in cui si impara la tecnica della democrazia.
In cui si fa esperienza di democrazia.

Con le ore di educazione civica. Con lezioni adeguate.

Con l'esempio e con l'esperienza della democrazia. Dall'esperienza si impara quasi tutto.

(Una delle cose che mi ha gratificato di più in questi anni è stato quando ho letto la relazione di uno specializzando della Ssis che ha fatto il tirocinio con me e parlando del mio lavoro ha scritto che sono un insegnante democratico)
(In un altro capitolo scriveva anche che mi vesto di un'eleganza sobria, ma per questo argomento rimando alla prossima circolare :-) )
postato da: mics alle ore 22:44 | link | commenti (2)
categorie: scuola, poetiche
14/04/2007

I ROMANI

Non sarà molto filologico, però credo di avere dei romani e della classicità un'idea che si avvicina parecchio a un paio di interpretazioni dell'antico che ho in mente, una è il Satyricon di Petronio rivisto da Fellini, l'altra sono le visioni di Giambattista Piranesi.

Piranesi; Antichita Romane II
postato da: mics alle ore 22:30 | link | commenti (2)
categorie: scuola, poetiche

LA GIULIETTA

La rivista del comune di Trento mi ha commissionato un racconto ambientato in città. Eccolo; ho rifatto una cosa di qualche anno fa.

Giobatta Bort ama la sua Giulietta da una vita, quasi.

Abita al piano sotto il mio, alla Bolghera, indossa dei bellissimi vestiti inglesi, è sui settanta, certe mattine quando esco per andare al lavoro lo vedo tornare dalla passeggiata con cui inizia la giornata e conclude la sua nottata da insonne. Perfino il sacchetto del pane che tiene in mano è intonato. Un libertino, ecco. Un serio, scettico, trasognato libertino.
Mentre in bicicletta dribblo le macchine al semaforo di via dei Mille penso che rappresenti una parte dell’anima di Trento. Quella meno ritrosa e reticente, la maniera più scanzonata  della trentinità. Un modo di essere antichi e moderni allo stesso tempo.
Una volta l’ho visto uscire da un negozio di antiquariato vicino a piazza Duomo; l’ho accompagnato per un po’ e ci siamo fermati a contemplare gli affreschi delle case Cazuffi esaltati dal sole che li illuminava. Ecco, penso, sembra uscito da lì.
Fuma le sigarette con il bocchino Dunhill, indossa pantaloni a quadri con la cravatta intonata. È un dandy discreto, glorioso e inattuale. Assomiglia a certi palazzi del centro, ha il carattere dei tavolini in piazza Pasi d’estate o della gente che si ferma a chiacchierare in largo Carducci.

In garage custodisce una Giulietta Alfa Romeo 2000 color crema, come quella che guidavano Pasolini e Chet Baker. L’ha comprata nel 1970 per questa sua devozione alla poesia.
Ha le cromature perfette, il colore brillante, la pelle dei sedili è ammorbidita dal tempo, i tappetini sono originali, quando cambia i pneumatici li va a comprare in certe officine specializzate in Lombardia. Dovreste vedere (e toccare) le manovelle dei finestrini, la bachelite del volante, il pomello di legno delle marce.

Ogni tanto mi fa fare un giro, me l’ha fatta anche guidare, abbiamo circumnavigato il lago di Caldonazzo con i finestrini giù e vecchie canzoni americane alla radio.
La Giulietta di Giobatta Bort sarà non si dice Euro zero, almeno almeno Euro meno venti. Ha già avuto dei problemi quando ha dovuto montare le cinture di sicurezza e passare dalla super alla verde.

Non la vuole cambiare con una di queste moderne. Ha settant’anni, è come se volesse trovarsi una fidanzata da venti, dice, non è per lui.
La usa poco. Quasi mai per necessità, sempre per passione. La Giulietta è custode di antichi fasti; è come una carrozza di serie, gli emblemi signorili sono un po’ sbiaditi, forse le avventure si sono disperse ma la sua storia è grandiosa.
Ha una di quelle autoradio arcaiche con la selezione della frequenza segnalata dalla stanghetta rossa verticale e la riga FM distinta dalla riga MW.
La fa muovere di tanto in tanto per tenerla in forma e prevenire mali gravi dovuti all’inattività. Indossa per lei i guanti da guida, quelli senza dita, di pelle e tessuto traforato.

Un giorno dell’ottobre scorso, quando le giornate si accorciano sempre di più e certi uomini si fanno più inquieti, è venuto su da me a bere un caffè. Era in una striscia di luce che penetrava dalla finestra e sembrava sospeso nell’aria color oro matto.
Sono preoccupato, ha detto.
Di cosa?
La Giulietta non può girare ancora per molto, la mettono fuori legge. È fuori tempo massimo, è Euro 0, è troppo vecchia, inquina troppo. È roba da museo. Mi sento come un indiano nella riserva, ci tollerano, me e la mia macchina, però presto per noi sarà finita.
Giobatta guardava fuori dalla finestra, braccava nella luce color ambra una via d’uscita.

Sì, ho pensato mentre aspettavo il verde al semaforo di via dei Mille, ormai la Giulietta 2000 color crema targata TN 116648 di Giobatta Bort è quasi fuori legge. Le cose vecchie e la bellezza passata sono clandestine in quest’epoca di offerte speciali.

Ieri rincasando ho sistemato la bicicletta in garage. Giobatta armeggiava nel cofano della Giulietta.
Devo avere riguardo, dice, è piena di quelle magagne che abbiamo noi vecchi.
Ascolta, mi dice ancora, so come fare per uscire dalla riserva, ho una sorpresa per te.

Siamo saliti sulla Giulietta, abbiamo fatto un pezzo di tangenziale e mi ha portato all’aeroporto Caproni.
Ha parcheggiato e mi ha detto, Sto facendo un corso alla scuola dell’aeroporto, ho quasi preso il brevetto, vieni a fare la mia lezione di volo?
L’ho guardato ammirato.

Mentre volavamo sul cielo di Trento lui teneva la cloche del Siai-Marchetti F260 con quella sprezzatura intelligente e accurata che ci vuole per volare bene.
Abbiamo sorvolato il Palon con gli ultimi sciatori di marzo che ci salutavano e poi siamo passati sopra la città. Ho guardato bene e c’era la solita coda di auto al semaforo di via dei Mille.
È colorata da quassù Trento, ho pensato. Diavolo, che punto di vista!
Lui mi ha guardato felice.  Poi mi ha detto, Hai visto che dalla riserva indiana si può uscire?

Poi mentre la città e le montagne scivolavano sotto di noi ci siamo riavvicinati all’aeroporto.
La Giulietta ci aspettava quieta nel parcheggio.
Giobatta, ho pensato, è un’aquila instancabile, che vola sempre in alto

postato da: mics alle ore 14:52 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, poetiche
10/04/2007

SULLA FOTOGRAFIA

1. La fotografia non è la realtà
2. L'arte non è la realtà

(da baronessa)



(Liliana Gelman, The library)

(e qui un flash film allegorico)
postato da: mics alle ore 13:35 | link | commenti (3)
categorie: fotografie, poetiche
06/04/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - circolare n.6

1. Cellulari, video, tecnologie, teachertube

Citati da Antonio Sofi su edupodcast due siti di video legati alla scuola.
Dimenticate la scuola violenta e ottusa con gli studenti che sbeffeggiano i professori, si picchiano e fanno surf con i banchi rovesciati che gira nei telegiornali e  scordate internet come sentina di tutte le schifezze mondiali. Non perché non sia vero anche questo, della scuola e di internet, ma perché non c'è solo questo, e vedere solo questo è a sua volta ottuso e pigro e pavido.
C'è anche chi con le tecnologie fa cose migliori.
C'è dschola, pubblica un tg in latino.
E questo? Teachertube sembra youtube ma è tutto fatto di esperienze didattiche di studenti e professori.

Attraverso rappresentazioni visive e la creazione di "oggetti culturali", gli alunni apprendono con stabilità. Le tecnologie permettono la creazione di "oggetti" di questo genere: podcast, immagini digitali, video, presentazioni, ipertesti, siti, blog, lemmi di wikipedia, film ecc. ecc.
Non che il mezzo sia tutto.  "Mettere risorse didattiche sul Web non garantisce di per sé un apprendimento più efficace. Il Web è uno strumento che va integrato con approcci pedagogici efficaci per promuovere
l’apprendimento." (Reeves, T. C., & Reeves, P. M. (1997). The effective dimensions of interactive learning on the WWW.  In B. H. Khan, (Ed.), Web-based instruction (pp. 59-66). Englewood Cliffs, NJ: Educational Technology)

Forse quelli che mandano su youtube brutte riprese fatte con i cellulari hanno bisogno anche di questo: di trasformare con la tecnologia ciò di cui non capiscono il senso (certo, anche perché talvolta il senso non c'è, oppure è negativo, non si sta mica qui a fare gli avvocati del diavolo).

2. Altra tecnologia. Contro il bianchetto.

E di tecnologia ce n'è tanta, anche meno complessa di quella di cellulari e computer. Per esempio Marco Belpoliti ha scritto un fondo sul Corriere di qualche giorno fa sul bianchetto.
Con il bianchetto cancelli l'errore, torni vergine. L'errore non c'è mai stato. Il trionfo della rimozione.
(Fra l'altro è anche vietato per legge agli esami di maturità).
E' molto più educativa la cancellatura. Perché dagli errori si impara qualcosa. Anche dal ricordarsi di averli commessi. Evviva la riga tirata sulla parola sbagliata e ricacciata dietro la sbarra della sua esistenza irregolare. Abbasso il vomitino bianco ammonticchiato sopra dio sa cosa.
Missione per il ritorno dalle vacanze: proibire oltre al cellulare in classe (con tolleranza) anche l'uso del bianchetto (tolleranza zero).
postato da: mics alle ore 22:47 | link | commenti (3)
categorie: scuola