E' un gran mercato, d'accordo.
L'impressione è che accanto agli stand-libreria affollati di compratori dalle buste colme di cose che potrebbero comprare in qualsiasi altro posto ci sia il sentimento comune della civiltà della cultura.
A parte la gratificazione per i maniaci come me e come tantissimi che entrano al Lingotto, di ubriacarsi di copertine e pagine sfogliate, di perdersi in una rete vastissima di nomi e titoli e nella voluttà di assaggiare cibo della mente senza rischi di assuefazione; a parte questo, alcune piccole e meno piccole scoperte valgono da sole la pena.
C'era lo spazio per i i piccoli editori dalla vita giovane: nell'area "incubatore" c'era anche
Untitl.Ed. Ecco, alla fiera c'è posto anche per questo. Io che sono un piccolo autore di una piccola casa editrice ho avuto una parte di visibilità dentro un sistema che ho sentito mio. Non so se è merito della Fiera, non credo anzi. Credo che sia merito del fatto che nella Fiera c'è chi ci crede, grandi e piccoli.
Mi sono fatto attirare spesso dalla sezione di radiorai. Mi ha conquistato Marino Sinibaldi: era la voce di Fahrenheit (radiotre), è diventato un signore alto e rapido. Ho seguito la diretta delle trasmissioni alla radio mezzo trasognato. Poi Sinibaldi ha dato vita a un evento inaspettatamente affollato, una consacrazione credo importante per la casa editrice
Viella: insieme ad Alessandro Barbero ha presentato
questo libro.
A proposito di Barbero, ha diretto la creazione di una
storia dell'Europa e del Mediterraneo per la Salerno editrice, che ho sfogliato nello stand, dove sono tornato diverse volte: alcune grandi opere, insostituibili, però anche volumi di scarsa qualità, mi pare.
Senza riserve invece il rapimento negli stand di
Aragno e di
Melangolo.
Sabato pomeriggio, Daniele Del Giudice con una lezione magistrale sui confini.
"Parlo lentamente perché ci si deve pensare".
Lo spazio dei nuovi confini. Una lezione-collaudo. Esaminare la possibilità che il confine non sia una linea che chiude, ma uno spazio che unisce le diversità e le agglomera.
Peiras, in greco: limite, termine. Limes, in latino: perimetro, limite. Had (plur. hudud) in arabo: chiusura, termine, orlo, pena legale, definizione, qualcosa che costringe; i confini di dio sono le restrizioni di dio.
Confino è la forma antica di confine ed è rimasto come pena, è il domicilio coatto.
Confine italiano non è un calco dal latino o dal greco, viene da cum-finis. Sta a indicare esclusione, assenza e si oppone a concetti del tipo trasmodare, eccedere.
E così attraverso le parole si può pensare un nuovo modo di concepire il confine: non una terra di nessuno ma una terra di qualcuno, un modo di stare insieme, perfino i confini del corpo possono essere ripensati. Come dire lo stare insieme: usare parole come frontiera (le "nuove frontiere" sono traguardi ambiziosi, fratture con il passato, ma indicano ancora separazione). C'è una espressione che può indicare questa forma del confine, ma si tratta di un prefisso, è inter-: internazionale, interscambio. Si potrebbe farci un sostantivo, interità. Oppure la parola attesa (< ad-tendere) dove si dà luogo a un tempo speciale un tempo-ora, un tempo inaspettato che si insinua fra prima e dopo e irrompe "tra". Oppure il sostantivo ospitalità, il più vicino al senso della reciprocità di un confine/frontiera condiviso.
Tra Ottocento e Novecento ci hanno raccontato che avremmo avuto tutto: energia, progresso, forza dei corpi, benessere. Ci hanno dato un mondo confinato e catafratto. Ed è stato solo per pochi. Ecco i confini che escludono. Ma hanno sbagliato: i confini devono essere bifronti, capaci di aperture e chiusure, devono essere punti e fasce che hanno interstizi, dei punti da cui non attendersi nulla e da cui verrà il
nuovo.
Cercavo dei libri per bambini. E a parte l'affollamento da Giunti, Battello a vapore ecc. ho trovato questi
libri-gioco e
queste delizie della
Beisler.
Appunti casuali:
Paolo Orvieto,
Labirinti, castelli, giardini. Luoghi letterari di orrore e smarrimento, Salerno (vabbè, questo l'ho comprato, con lo sconto, per regalarlo a
rob)
A.M.Ripellino,
Poesie prime e ultime, Aragno
x x
Alano da Lilla,
Le sei ali dei cherubini, Aragno
S. Settis,
Laooconte, Donzelli