Incontri letterari, domani si va qui: ecco il pezzo di presentazione per Il Trentino-Corriere delle Alpi. (L'"oggi" nel testo va tradotto con "domani", è chiaro, sono le sfasature temporali dei quotidiani)
Luigi Meneghello è un monumento della letteratura europea.
Presentato dal professor Giuseppe Colangelo è ospite oggi (ore 17) alla Biblioteca comunale di via Roma. Meneghello leggerà alcuni suoi brani e lo stesso farà anche Andrea Castelli.
La virtù senza nome è il titolo dell’incontro: rimanda a una definizione della creazione letteraria che Meneghello ha tracciato in un suo libro di memorie e di poetica,
La materia di Reading. C’è un nucleo profondo nell’esistenza e nel mondo che li rende raccontabili, a patto di trovare le parole che corrispondano a quel nucleo. A volte è il dialetto, come nel celebratissimo
Libera nos a Malo, un capolavoro del Novecento: il dialetto è realtà, è cose, sta in uno strato primordiale e basilare della coscienza, sotto la ragione, sotto l’italiano, sotto le altre lingue, è un impasto di follia ed esperienza.
Libera nos a Malo è di più della storia di un’infanzia, di più dello studio antropologico del paese di Malo (nei pressi di Schio), di più di un’indagine linguistica, di più di un romanzo storico e della narrazione sociale della provincia all’epoca del fascismo: è un grande romanzo maccheronico, una tragedia, la vicenda dell’esplosione del dionisiaco e del simbolico nel Veneto rurale, una commedia umana, una preghiera laica.
Come altri grandi prosatori contemporanei (si pensi a Sgorlon, a Rigoni Stern per rimanere al nord, oppure a Raffaele Nigro, a Vincenzo Consolo, a Camilleri, ma anche ai grandi del Novecento che hanno guardato al dialetto e alle contaminazioni plurilinguistiche) Meneghello ha fatto dello stile il problema principale, e nello stile ha accolto quell’universo oscuro e splendente del dialetto e le conseguenze fecondissime della contaminazione, della parodia, dell’incrocio umoristico.
Ma Meneghello è sì l’autore del libro su Malo (la sua prima pubblicazione, è del 1963) e di altre grandi opere giocate sul dialetto, da
Pomo pero a
Bau-sète!, ma è anche il raffinatissimo cultore di letteratura e umanità, il professore all’università di Reading in Inghilterra e l’autore in italiano di altre grandi opere come
Fiori italiani o
I piccoli maestri. Il primo sull’educazione e la scuola, il secondo una delle opere più lucide sulla Resistenza. E poi Meneghello è una coscienza civile e umana: così come il fascismo è narrato nella sua oscurità e inutilità nei suoi libri, ancora di più è alto l’avvertimento all’Europa in
Promemoria, sui lager nazisti; e traduce la vicenda biografica in riflessione sull’Italia e sul confronto con l’Europa e in particolare con l’Inghilterra
Il dispatrio, una cronaca degli anni inglesi.
Distacco ironico, respiro epico, commedia umana, il valore della cultura: ce n’è a sufficienza per potersi avvicinare a Meneghello (che ha 85 anni) come a un grande, appassionato, lucidissimo testimone della nostra contemporaneità.