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29/06/2007

CERCO COMPRO SCAMBIO

Qualcuno che avanza un tavolo da disegno, anche con tecnigrafo?

(Affatturato da ogni tipo di tavolo da lavoro. Ecco, se non richiedesse spazi esorbitanti e se facessi collezione di qualcosa, io che detesto le collezioni, collezionerei banchi di lavoro. Falegnamerie, officine, laboratori di chimica, cucine, macellerie, liutai, laboratori di calzolai e orologiai, scrittoi)







postato da: mics alle ore 23:36 | link | commenti (1)
categorie: poetiche, macchina ideale

MITI MIEI 11 - DS o Déesse

La linea.
Déesse = una dea.
Roland Barthes in Miti d'oggi scrive che un'automobile è come una cattedrale gotica.
Citroen DS.





(C'era il 50 anniversario e a Parigi con Rob vedevamo un'esposizione sensazionale)

Le restrizioni sul traffico inquinante nelle città la rendono impossibile.
postato da: mics alle ore 22:57 | link | commenti (2)
categorie: poetiche, macchina ideale
26/06/2007

MITI MIEI 10 - LUIGI MENEGHELLO

Poco più di dieci giorni fa Luigi Meneghello è venuto a Trento per un omaggio della biblioteca comunale.
Dovevo scrivere un articolo e così l'ho raggiunto insieme ad altri mentre visitava il Castello del Buonconsiglio. Era nella Torre Aquila, dove c'è un famoso ciclo medievale di affreschi sui mesi. Li ammirava, campi pieni di contadini indaffarati. La vita nel tempo meteorologico, nella terra che cambia insieme alle stagioni.
"Posso restare qui per sempre?" ha detto.
"Piantiamo due tende qua e ci fermiamo per qualche giorno" ha detto.
Sull'affresco di ottobre c'è una vendemmia e secondo lui l'uva che raccoglievano era la schiava.

Il resto l'aveva lasciato abbastanza indifferente, tranne il giardino.

Stava preparando il discorso per l'attribuzione di una laurea onorifica all'università di Palermo, che l'avrebbe accomunato a un altro grande contemporaneo, Vincenzo Consolo. Come sempre, la stava preparando con cura attentissima, sapeva quanta attesa c'era per i suoi interventi e i suoi scritti.

Ci sono un paio di passi di opere importanti, per me, uno è qui. L'altro è a pg. 37 dell'edizione oscar mondadori di Libera nos a Malo. Una bibbia più che un libro qualsiasi.

Ci sono due strati nella personalità di un uomo; sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile speigare a chi non ha il dialetto. C'è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare, e non più sfumata in seguito dato che ci hanno insegnato a ragionare in un'altra lingua. Questo vale soprattutto per i nomi delle cose.
Ma questo nòcciolo di materia primordiale (sia nei nomi sia in ogni altra parola) contiene forze incontrollabili proprio perché esiste in una sfera pre-logica dove le associazioni sono libere e fondamentalmente folli. Il dialetto è dunque per certi versi realtà e per altir versi follia.
Sento quasi un dolore fisico a toccare quei nervi profondi a cui conduce basavéjo e barbastrìjo, ava e anguàna, ma anche solo rùa e pùa. Da tutto sprizza come un lampo-sgiantìzo, si sente il nodo ultimo di quella che chiamiamo la nostra vita, il groppo di materia che non si può schiacciare, il fondo impietrito.

Luigi Meneghello è morto stamane. Era uno dei più grandi scrittori europei.



postato da: mics alle ore 19:33 | link | commenti (5)
categorie: miti, poetiche

CHE SENSO HA IL BUON SENSO

Il buon senso è l'espressione che si usa quando ci si accorge che non c'è proprio più niente da fare.

Se gli si sottrae il senso comune diventa quasi accettabile.

postato da: mics alle ore 08:04 | link | commenti (7)
categorie: parole, poetiche
22/06/2007

BOTTIGLIE - MELE

Passare i decenni a ripetere lo stesso tema, a variare, come Morandi con le sue nature (morte?).



forme e fantasmi


postato da: mics alle ore 23:50 | link | commenti (7)
categorie: poetiche
20/06/2007

IL COMPITO DI ITALIANO

Anticipo del commento che va domani sul "Trentino - Corriere delle Alpi", sulla "tipologia b" del compito di italiano dell'esame di stato.

Quattro tracce per la redazione di un “saggio breve” o di un “articolo di giornale”: si può scegliere fra i luoghi dell’anima nella tradizione artistico-letteraria; la convivenza civile e l’esercizio del potere riflettendo sui concetti e le interazioni di giustizia, diritto e legalità; la nascita della Costituzione repubblicana; la nascita delle scienza moderna.
I dossier di riferimento sono come al solito molto ampi, ma rispetto agli anni scorsi non sembrano esaurire o estendere a dismisura l’argomento. Dunque meno pletorici e un po’ più sensati, anche perché per fortuna quest’anno si sono evitate le righe introduttive che risultavano molto fuorvianti, in quanto invitavano a trattazioni generalistiche e onnicomprensive. Una novità apparentemente trascurabile ma importante: infatti gli studenti sono stati più liberi di scegliere il taglio e il tono.
Resta il fatto che i dossier sono bizzarri: accostano fonti (un brano di Galileo o quello di un discorso di Calamandrei) a passi critici o storiografici. I manuali e la prassi scolastica insegnano invece a distinguerli.
I brani dei dossier dialogano e talvolta si scontrano fra loro. Non basta farne un riassunto, si prestano anzi a essere usati per una trattazione problematica . Si pensi per esempio allo scontro di interpretazioni sulla Resistenza intesa come rivoluzione da Calamandrei (“non un epilogo, ma un inizio”) o come semplice chiusura di un’epoca da Bobbio (“rappresentò puramente e semplicemente la fine violenta del fascismo”). Danno qualità ai loro discorsi gli studenti che sanno cogliere queste complessità e questi snodi: è necessario avere una discreta conoscenza dei contenuti storici o teorici o disciplinari. Si ritorna anche in questo caso ai contenuti e si rigetta il compito frutto principalmente di un esercizio di bella scrittura.
Si legge una predilezione ministeriale per i grandi valori (la giustizia, la Costituzione, la scienza accompagnata dalla virtù, i paesaggi dell’anima) e anche l’inclinazione per l’idealismo e il liberalismo (Bobbio è andato per la maggiore). La traccia artistico letteraria metteva in fila autori da Petrarca a Pascoli a Verga a Pasolini i quali con i loro idealismi idillici, le “vendemmie festanti”, le “straducce”, il “sospiro segreto del cuore”, “una mano di colore data sul venticello” si situano in una linea estetica e poetica del Novecento dalla chiara connotazione antimoderna e antiavanguardistica.
postato da: mics alle ore 16:16 | link | commenti (13)
categorie:
19/06/2007

SIRENA - LUCE

La sirena galleggia nell'erba, consulta il libro delle trasfigurazioni. Nel prato i marinai giocano una sfida a cricket. Il vento freddo alza profumi spessi di umido e di voci. Frank Sinatra avrebbe attraversato il campo fra i colpi secchi. Pensa ai fili dell'erba come alle rifrazioni di un raggio che si moltiplica, alla luce che dapprima unita si scavezza come cavalli colorati.



Codex seraphinianus di Luigi Serafini
postato da: mics alle ore 00:49 | link | commenti (1)
categorie: poetiche
17/06/2007

LA MECANIQUE DES FEMMES

Una paginetta di appunti risorta dal mucchio. Mi ritorna in mente il libro intero. (alcuni appunti sono ripresi dal romanzo, altri girano intorno alla sua carica evocativa). (appartengono ad alcuni luoghi e ad una persona).

- lunghi stracci di un bianco molle
- mani / occhi sassi di un nero ardente
- chiudendo profondamente le palpebre come se provasse una felice fatica amorosa
- un nastro malva
- nuda sul letto dalle lenzuola rovesciate, grave della gravità della sua giovinezza incerta
- colori polverosi
- punte verdi di sguardo
- uno strappo di bellezza
- le dita della mano a ventaglio
- dei fiori in controluce in una bolla sfumata
- si mette il rimmel davanti allo specchio in corridoio
- una camera - una nicchia di sonnolenza - col tempo piovoso
- bruno caldo dalle sfumature dorate
- lame di sguardo a occhi socchiusi
- quasi un suono
quasi esiste
quasi avviene
quasi un'attesa
e
quasi una fine


AGGIUNTA POMERIDIANA (VAGAMENTE MAUDITE)

- Piero Ciampi: "Per sapere che cos'è la solitudine bisogna essere stati in due, altrimenti bisogna che qualcuno ti racconti che cos'è la solitudine. Per essere in due, è chiaro, un uomo deve stare con una donna. La donna che cos'è per me... mh... cosa scopro... mh... le religioni scadono di fronte a un rapporto umano... la donna è una razza pericolosissima... mh... a volte io detesto il genere femminile... dicono, sono femminista o antifemminista... mh... però alla fine la donna è la cosa più meravigliosa che esista... adesso canto una canzone per una donna che io ho amato".
postato da: mics alle ore 14:02 | link | commenti
categorie: parole, libri, letteratura, poetiche
14/06/2007

MENEGHELLO - Abitanti dello stesso paese

Anticipazione dal "Trentino" di domani, pagina della cultura




Omaggio ieri pomeriggio a Luigi Meneghello, invitato a Trento dalla biblioteca comunale.
Uno “scrittore di culto”. Sì, perché una delle cose interessanti di uno dei più grandi autori europei contemporanei è la “fenomenologia del lettore di Meneghello”: i suoi lettori ne imparano a memoria i brani, le battute, le invenzioni di stile, le reinterpretazioni antropologico-linguistiche, si scambiano le letture ad alta voce. Questi affezionati  di chi dichiara di avere uno humour anglo-veneto fanno parte di uno stesso paese: abitano insieme a Meneghello e agli abitanti di Malo, la cittadina veneta nei pressi di Schio che, come sostiene lo stesso scrittore, è come “un’acqua”, una sorgiva che dà vita alla creazione di un’artista che è stato anche professore in Inghilterra ed è uno studioso raffinatissimo di lingua e letteratura.
La giornata si è aperta con una visita dello scrittore alla città, poi al castello del Buonconsiglio. È stata Torre Aquila con i suoi affreschi a catturarlo di più. Immerso fra i racconti del Ciclo dei Mesi,  la raccolta di uva schiava, i giochi con le palle di neve, i cieli blu che una volta erano più splendenti, la semina e la caccia, Meneghello ha rinnovato la sua nostalgia per una pace raffinata e armonica: “Si può restare qua per sempre?” ha detto con la sua voce sottile e sognante. Insomma, ha visto negli affreschi trecenteschi, capriccio di un signore trentino, il film di un’altra possibile Malo.
Questo avviene perché il respiro della narrativa di Luigi Meneghello è davvero universale: travalica i tempi, appartiene a una patria larga, è riconosciuto nei diversi ceti sociali e da chi ha culture profondamente diverse.
Meneghello rifugge dalla lingua che non vuol dire niente e che usa per di più parole pompose, afferma di conoscere davvero bene una sola lingua, quella che imparato per prima, il dialetto: “La sola lingua che parlo veramente bene è quella del mio paese”. Coglie come dei frutti le parole-cose, tenta di “ricostruire a livello letterario la spontaneità e immediatezza del parlato”, e questo a costo di una lunga fatica e di un grande impegno dello scrivere, che gli impongono di rifare una pagina decine di volte.
Che lo “scrittore di culto” abbia un pubblico che partecipa di un fenomeno di costume oltre che letterario, che prescinde dalle torri d’avorio della critica, è stato dimostrato anche ieri pomeriggio nella sala Manzoni della biblioteca. L’incontro è iniziato con applauso entusiasta e lunghissimo, pieno del calore di quei lettori che volevano far sentire di essere stati coinvolti con i suoi libri in qualcosa di più di una lettura: in un circolo verbale che porta a delle intense esperienze di piacere, di struggimento, di nostalgia, di trasognamento e di divertimento. Perché è questa popolarità fedele la cifra di Meneghello, la sua diversità nel panorama letterario.
Oltre un’ora ci è voluta per introdurre l’opera da parte di Giuseppe Colangelo e per far leggere ad Andrea Castelli brani da “Libera nos a Malo”, “Maredè Maredè”, “I piccoli maestri” e “Bau-sète!”. Poi durante un’altra ora Meneghello per il pubblico impaziente ha tratto da altri suoi libri, “Iura” in particolare, un ritratto struggente dalla sua cerchia familiare. Lo zio Dino, uno zio giovane, che si incontra in parecchi brani che attraversano le sue opere, a partire da “Libera nos a Malo”. Lo ha raccontato da quand’era bambino sul triciclo fino alla vecchiaia, con la sua posa teatrale nella vita e uan certa mestizia. E come sempre le storie personali diventano immediatamente di tutti, assumono vastità universale. Dello zio appassionato di motociclette Meneghello ricorda “la ricerca dell’amore e dell’avventura”: non che fosse “studiato”, che fosse colto o avesse ambizioni letterarie. È caro al nipote perché gli insegnava certe cose importanti della vita come il comportamento dello scarabeo stercorario, con parole illuminanti come quelle che avrebbero potuto pronunciare Archimede, Galileo o Pascal. Oppure la bellezza di una trattoria di Fano: “Nessuno ha raccontato così bene le trattorie come mio zio Dino e Giovanni Comisso”. Oppure la complicità maschile delle avventure galanti al mercato paesano, accanto alle bancarelle assediate dalle “done”. E poi il declino triste dell’azienda di famiglia, la “F.lli Meneghello”, una ditta di torpedoni affogata nei debiti mentre lo zio Dino la tiene ancora in vita fino agli anni Settanta, quando le autolinee (anzi, le “linie”) private vanno incontro alla loro fine commerciale.
Così Meneghello ha inventato un altro racconto per la biblioteca stracolma (si è dovuto fare un collegamento video con un’altra sala), trasversale alle sue opere, un altro dei suoi memorabili ritratti di paese, e i suoi lettori “di culto” hanno riconosciuto un loro paesano ideale, come si potrebbe fare fra intimi, fra gente che si conosce, che fa parte dello stesso paese.
postato da: mics alle ore 22:44 | link | commenti (5)
categorie: libri, letteratura, poetiche
13/06/2007

MENEGHELLO

Incontri letterari, domani si va qui: ecco il pezzo di presentazione per  Il Trentino-Corriere delle Alpi. (L'"oggi" nel testo va tradotto con "domani", è chiaro, sono le sfasature temporali dei quotidiani)


Luigi Meneghello è un monumento della letteratura europea.
Presentato dal professor Giuseppe Colangelo è ospite oggi (ore 17) alla Biblioteca comunale di via Roma. Meneghello leggerà alcuni suoi brani e lo stesso farà anche Andrea Castelli.
La virtù senza nome è il titolo dell’incontro: rimanda a una definizione della creazione letteraria che Meneghello ha tracciato in un suo libro di memorie e di poetica, La materia di Reading. C’è un nucleo profondo nell’esistenza e nel mondo che li rende raccontabili, a patto di trovare le parole che corrispondano a quel nucleo. A volte è il dialetto, come nel celebratissimo Libera nos a Malo, un capolavoro del Novecento: il dialetto è realtà, è cose, sta in uno strato primordiale e basilare della coscienza, sotto la ragione, sotto l’italiano, sotto le altre lingue, è un impasto di follia ed esperienza. Libera nos a Malo è di più della storia di un’infanzia, di più dello studio antropologico del paese di Malo (nei pressi di Schio), di più di un’indagine linguistica, di più di un romanzo storico e della narrazione sociale della provincia all’epoca del fascismo: è un grande romanzo maccheronico, una tragedia, la vicenda dell’esplosione del dionisiaco e del simbolico nel Veneto rurale, una commedia umana, una preghiera laica.
Come altri grandi prosatori contemporanei (si pensi a Sgorlon, a Rigoni Stern per rimanere al nord, oppure a Raffaele Nigro, a Vincenzo Consolo, a Camilleri, ma anche ai grandi del Novecento che hanno guardato al dialetto e alle contaminazioni plurilinguistiche) Meneghello ha fatto dello stile il problema principale, e nello stile ha accolto quell’universo oscuro e splendente del dialetto e le conseguenze fecondissime della contaminazione, della parodia, dell’incrocio umoristico.
Ma  Meneghello è sì l’autore del libro su Malo (la sua prima pubblicazione, è del 1963) e di altre grandi opere giocate sul dialetto, da Pomo pero a Bau-sète!, ma è anche il raffinatissimo cultore di letteratura e umanità, il professore all’università di Reading in Inghilterra e l’autore in italiano di altre grandi opere come Fiori italiani o I piccoli maestri. Il primo sull’educazione e la scuola, il secondo una delle opere più lucide sulla Resistenza. E poi Meneghello è una coscienza civile e umana: così come il fascismo è narrato nella sua oscurità e inutilità nei suoi libri, ancora di più è alto l’avvertimento all’Europa in Promemoria, sui lager nazisti; e traduce la vicenda biografica in riflessione sull’Italia e sul confronto con l’Europa e in particolare con l’Inghilterra Il dispatrio, una cronaca degli anni inglesi.
Distacco ironico, respiro epico, commedia umana, il valore della cultura: ce n’è a sufficienza per potersi avvicinare a Meneghello (che ha 85 anni) come a un grande, appassionato, lucidissimo testimone della nostra contemporaneità.


postato da: mics alle ore 14:43 | link | commenti (10)
categorie: libri, letteratura, poetiche

SCAVI

(Notti insonni)
(Risfogliare vecchi cataloghi)

Da uno scaffale della cantina è risorto Mario Cavaglieri.



Un altro scaffale mi restituisce i miti-incubi estetizzanti di  Luigi Bonazza

 

postato da: mics alle ore 12:36 | link | commenti
categorie: poetiche
12/06/2007

L'UOMO CHE AMAVA LE DONNE

Sulla Domenica di Repubblica l'inizio di un romanzo di Marlon Brando, che quand'era stanco di essere un divo ha deciso di mettersi a scrivere.

Un'intervista in cui Francois Truffaut (il regista in cima a tutte le mie classifiche personali) confessa che prima di fare il cineasta progettava di diventare romanziere. Poi L'uomo che amava le donne oltre che un grande film è anche un breve e asciuttissimo romanzo. L'epistolario e le recensioni sono pieni di ricerche narrative, di tecniche per il racconto, ben al di là dei limiti dello specifico cinematografico.

postato da: mics alle ore 15:50 | link | commenti (2)
categorie: libri, letteratura, poetiche
11/06/2007

DILEGUARE - 2

                    Dileguare.

          Scivolare altrove.

     Spandersi.                           Visioni con sangue e pelle che si liquefà.

Il giorno che si spande            nella notte.      Visioni notturne.           Veglie d'alba.

Dileguare < de-liquare, dal latino de-liquare*, con metatesi, ridursi allo stato liquido.

        Liquidare            sparire         andare via.

Farsi acqua, non avere senso, né sensi. Non avere limiti.

                                   Rinascere. Essere anche qualcos'altro.

           E' sentimentale.
Aprirsi come una corolla all'alba, come un occhio risvegliato, come la quiete al dileguo della tempesta, ecco la luna che sorge.

                 Svanire      filarsela
                                             dissolvere     dissipare
       riverberi               addii
   scoperte           nodi     sciogliere riannodare tessere confondersi scorrere  
                   orbite

postato da: mics alle ore 14:01 | link | commenti (5)
categorie: parole, poetiche
08/06/2007

ZERO IN CONDOTTA - Notizie dalla scuola - circolare n.11

La ragazza mi volta le spalle, ha girato la seggiola della prima fila, vedo solo capelli e schiena.

Seduti sui banchi, guardano il video dell'assemblea spettacolo.

Ultimi giorni: non si trovano uno schermo libero, un proiettore, un portatile, una lavagna interattiva. Scoperta repentina della multimedialità.

Il ragazzo è andato all'assemblea concerto dell'istituto agrario di San Michele all'Adige. Non c'era la mattina in classe. Lo incontro nel pomeriggio. Ridiamo un po': gli dico "ma cosa suonavano, i rastrelli?", e lui mi dice che è la prima volta che lo fanno, sono in pochi e la maggior parte sono pendolari. La sua compagna di classe fuma e cerca di nascondere la cicca, ma non molto.

Gwen mi regala un libro non so se prelevato dalla vecchia libreria di casa o comprato su una bancarella del mercato dei gaudenti. Le avventure di Lancillotto e Galvano. Me ne leggo le prime pagine mentre attendo lo scuolabus della Sophie, che domani fa l'ultimo giorno di prima elementare e sta imparando le divisioni.

Ho aggiornato il registro personale. In una classe ero rimasto davvero indietro, avevo segnato le assenze solo fino al 24 febbraio. Piccoli drammi, subito risolti senza grosse turbative di coscienza, quando scopro di aver segnato dei voti in giorni di assenza.

La ragazza mi incrocia per strada, finge di non avermi visto.
postato da: mics alle ore 21:05 | link | commenti (5)
categorie: scuola
07/06/2007

SCIENZA E NOVITA'

Sono potenziali rifiuti, prima ancora di esserlo davvero

1. Il nuovo è un valore in sé?
2 . Penso di sì, c'è dello stupore nel nuovo, c'è l'attesa dell'altro, c'è curiosità.
3. Considerare il nuovo come un valore non significa però escludere ciò che non è "nuovo". Se per nuovo si intende ciò che comprende le cose elencate in 2. ci sono molti tipi di "nuovo", alcuni appartengono anche al passato, alla permanenza.

Leggo un'intervista a Edoardo Sanguineti che come quasi sempre mi piace.

Ecco.

Che cosa pensa dell'idea di nuovo?
"Anche qui si è prodotta una certa mitologia, che già il futurismo, con l'enfatizzazione del nuovo e la condanna del passatismo, aveva anticipato. All'innovazione va prestata la giusta attenzione. Ma anche il giusto distacco. Oggi c'è un'arte di far apparire nuovo ciò che nuovo non è. La chiamerei l'arte di impacchettare le cose".

E anche di venderle.
"La mercificazione nel nuovo è fondamentale: colpisce l'immaginario e induce all'ottimismo. Ma soprattutto il nuovo deve essere di breve durata".

Il nuovo ha fatalmente in sé la minaccia dell'invecchiamento.
"Subiamo una sorta di archeologia permanente, che ci procura una percezione paradossale del nostro tempo storico. Quando Walter Benjamin riflette sull'archeologia industriale lo fa pensando che il paesaggio nel quale viviamo produce continuamente rovine. Un oggetto, un prodotto, una merce sono percepiti come qualcosa su cui incombe il disastro, il deterioramento, la fine. Sono potenziali rifiuti, prima ancora di esserlo davvero".

Che relazione coglie fra la tradizione e il nuovo?
"Il nuovo è tenuto alla briglia o scatenato a seconda degli interessi che può muovere. Il rapporto del nuovo con la tradizione è qualcosa di complicato. Vorrà dire qualcosa sul piano delle conseguenze il fatto che se il Colosseo ha più o meno bene resistito fino ad oggi, una pellicola cinematografica la si deve restaurare dopo cinque anni. Una volta un oggetto - sia fisico che mentale - aveva una lunga durata, svolgeva una funzione per numerose generazioni; oggi invece una quantità incredibile di oggetti nasce e muore nell'arco di una sola generazione. E questo vale anche per le idee. Capita di sentirsi dire: ma come, ancora si parla di Marx e Freud? Viviamo in un mondo che consuma e brucia in modo rapidissimo idee, concetti, autori, esperienze. E tutto questo è considerato normale. Ma non lo è. Perciò, senza doverla santificare, un rapporto con la tradizione va stabilito".

Si sente aleggiare lo spirito umanista.
"Ma no, anche uno scienziato ha il suo bel daffare con la propria tradizione".


postato da: mics alle ore 01:25 | link | commenti (3)
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale
05/06/2007

DELIZIOSO

Tutta la questione del delizioso, dell'enciclopedia degli illuministi e dell'addormentarsi viene da una vecchia puntata di un programma televisivo di Alessandro Baricco che si intitolava Pickwick.
Baricco lesse il lemma in questa trasmissione. Nella libreria del corridoio teniamo le vhs delle registrazioni e qualche volta le mettiamo su. Ne vale ancora la pena.

Ecco il lemma: (a fra un po' la traduzione)

DÉLICIEUXadj. (Gramm.) ce terme est propre à l'organe du goût. Nous disons d'un mets, d'un vin, qu'il est délicieux, lorsque le palais en est flatté le plus agréablement qu'il est possible. Le délicieux est le plaisir extrème de la sensation du goût. On a généralisé son acception ; & l'on a dit d'un séjour qu'il est délicieux, lorsque tous les objets qu'on y rencontre reveillent les idées les plus douces, ou excitent les sensations les plus agréables. Le suave extrème est le délicieux des odeurs. Le repos a aussi son délice ; mais qu'est-ce qu'un repos délicieux ? Celui-là seul en a connu le charme inexprimable, dont les organes étoient sensibles & délicats ; qui avoit reçu de la nature une ame tendre & un tempérament voluptueux ; qui joüissoit d'une santé parfaite ; qui se trouvoit à la fleur de son âge ; qui n'avoit l'esprit troublé d'aucun nuage, l'ame agitée d'aucune émotion trop vive ; qui sortoit d'une fatigue douce & legere, & qui éprouvoit dans toutes les parties de son corps un plaisir si également répandu, qu'il ne se faisoit distinguer dans aucun. Il ne lui restoit dans ce moment d'enchantement & de foiblesse, ni mémoire du passé, ni desir de l'avenir, ni inquiétude sur le présent. Le tems avoit cessé de couler pour lui, parce qu'il existoit tout en lui-même ; le sentiment de son bonheur ne s'affoiblissoit qu'avec celui de son existance. Il passoit par un mouvement imperceptible de la veille au sommeil ; mais sur ce passage imperceptible, au milieu de la défaillance de toutes ses facultés, il veilloit encore assez, sinon pour penser à quelque chose de distinct, du moins pour sentir toute la douceur de son existance : mais il en jouissoit d'une jouissance tout-à-fait passive, sans y être attaché, sans y réflechir, sans s'en rejouir, sans s'en féliciter. Si l'on pouvoit fixer par la pensée cette situation de pur sentiment, où toutes les facultés du corps & de l'ame sont vivantes sans être agissantes, & attacher à ce quiétisme délicieux l'idée d'immutabilité, on se formeroit la notion du bonheur le plus grand & le plus pur que l'homme puisse imaginer.

Un altro brano
memorabile di Baricco : Cyrano de Bergerac.

postato da: mics alle ore 20:42 | link | commenti
categorie: parole, poetiche
04/06/2007

MAKARISMOS e DILEGUARSI

Vabbè, le parole.
Si dice: le parole sono strumenti.
No, le parole sono cose.
Non si scherza, eh.

Oggi due parole su tutte le altre.

Makarismòs.
1) dichiarazione di beatitudine
2) fare una dichiarazione di beatitudine su qualcuno
3) dichiarare qualcuno benedetto (questo nel linguaggio religioso cristiano)
Dopo Virgilio (Titiro fortunate senex nella prima egloga delle Buc.)  l'hanno usato un po' tutti a Roma, è che ha una forte connotazione sacrale.
Penso se c'è una parola corrispondente in italiano, non una definizione o una perifrasi, ma non la trovo. Eppure è una cosa a cui si pensa, no? Ecco qua, una cosa che non ha una parola.
"Beatificazione" o "esaltazione" non mi bastano, il concetto è "sono felice che tu sia felice", "sto bene se tu stai bene", "si bene tibi est, mihi quoque".
Mi va bene "promessa di felicità".
E' quando esalti la bellezza e la grandezza di una persona o di un luogo e lo fai anche per te, ti ci affidi, ti imbozzoli in loro.

E leggevo da qualche parte nei giorni scorsi - non mi ricordo dove - che la delizia, la beatitudine, è dormire. (Nella Encyclopedie degli illuministi sotto la voce delizia si dice che il massimo è quando ci si sta per addormentare)

Dileguarsi.
... il prestissimo dileguarsi che fa quell'apparenza ...
Daniello Bartoli, grande prosatore del Seicento. (ricordatissimo da Leopardi).
La cosa che corrisponde a dileguarsi mi strega e mi minaccia.

postato da: mics alle ore 23:08 | link | commenti (13)
categorie: parole, poetiche
03/06/2007

ZERO IN CONDOTTA - Dalla scuola - Circolare n.10

Ci sono in rete un paio di siti in cui la scrittura scolastica è trattata molto bene.
E siccome siamo sotto esami -

La sezione scuola della Treccani.

Nel sito Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada il "quaderno" dal titolo Tre incontri sulla scrittura. Tra la scuola, la professione, la vita.



postato da: mics alle ore 23:54 | link | commenti
categorie: scuola, poetiche

OMETTO

Parola di oggi.

Ometto.



C'entra che è da un paio di giorni che mi trovo ometti di vari tipi fra i piedi: quelli del calcetto, le erme di Hermes, i tumuletti di pietre a piramide, i sacchetti pieni di appendini nell'armadio, i poggia-abiti alla mostra sul design che ho visitato ieri, le scimmie della mostra che forse visiterò nel pomeriggio. E altri.



Devoto Oli:
<o-mét-to>
s.m.
1. Uomo di piccola statura (spesso con un tono, più o meno accentuato, di simpatia): è un o. in gamba
Anche a proposito di un bambino dal cui comportamento risulti o ci si attenda una certa compostezza, posatezza, assennatezza.
2.
fig. Nel biliardo, lo stesso che birillo

Gruccia per appendere i vestiti, spec. se fornita di bastone verticale

In architettura, sin. di monaco

In alpinismo, piramide di sassi che indica la meta di una ascensione o serve come punto di riferimento.
Der. dim. di uomo | sec. XIV.









postato da: mics alle ore 14:57 | link | commenti (4)
categorie: parole, poetiche
01/06/2007

QUESTIONI DI STILE

Rob è passata in libreria e mi ha regalato questo libretto.

L'Einaudi ha dei grafici che riempiono le copertine di giocattoli - omini del lego, trenini, bambole decapitate, porcellini salvadanaio con le salsicce al collo.
Questa volta ci sono gli ometti del calcetto.

Lo sport e gli uomini. Titolo che rimanda all'epica. E' il titolo di un film con i commenti di Roland Barthes.
Il libro è i commenti di Roland Barthes.

Giuro che l'ho letto in meno di dieci minuti. Circa un tempo così. La durata di due cartoni animati: sul divano io leggevo accanto alla Sophie che guardava i cartoni animati. Ne sono passati due, non di più.
Ecco: un buon motivo per non comprarlo. Nove euro per dieci minuti di letture non si perdonano soprattutto all'Einaudi. E nemmeno per leggere Roland Barthes.

L'altro motivo per cui si può non comprarlo è che la cosa più interessante che c'è nel libro ve la trascrivo qua.

... lo stile. Che cos'è lo stile? E' fare di un atto difficile un atto grazioso, è dare un ritmo alla fatalità. E' essere coraggioso senza disordine, è dare alla necessità l'apparenza della libertà.


(operazionaccia anche dal punto di vista filologico: le immagini che ci sono nel libro - poche e con delle pagine bianche in mezzo allo sviluppo del testo che fanno piangere - non sono quelle del film a cui Barthes aveva collaborato, ma delle immagini pescate più o meno dall'epoca)



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Immagini belle invece in un libretto dalla diffusione immensamente minuscola rispetto all'Einaudi. Casa editrice "Il margine" - figurarsi - è una raccolta di fotografie degli alunni di una scuola elementare, le "Crispi" di Trento, che è la scuola del centro città e attualmente è in ristrutturazione. Gli alunni che sono rimasti fino a dicembre scorso potrebbe essere gli ultimi che hanno abitato il vecchio edificio in disfacimento, sicuramente gli ultimi nell'edificio così com'è da centotrentanni.
Si intitola infatti Gli ultimi delle Crispi.
E' una raccolta di ritratti e di altri generi di fotografia, ma soprattutto ritratti. Ed è commovente. Autori Piero Cavagna e Giovanni Cavulli.

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Vabbé, il libro è un po' demodè e rientra nella categoria di quelli dalla diffusione immensamente minuscola. Ma è bellissimo. Un viaggio di ritratti nel centro storico di una quasi-città, di una capitale della provincia del nord, cioè la mia città natale Rovereto. Cioè: se avete 10 euro da investire in qualcosa, lasciate stare per una volta un libro dell'Einaudi che hanno le copertine brutte e ordinate su ibs il libro di Fiorini, che ha la copertina ma anche tutto il resto bello. Anzi bellissimo. Questioni di stile.



Omaggio al centro storico, Fulvio Fiorini, edizioni Nicolodi
postato da: mics alle ore 22:44 | link | commenti (4)
categorie: libri, letteratura, fotografie