DOPO GLI ESAMI
Gli esami finiscono sempre.
Più o meno è così durante gli orali la giornata del commissario (sempre rifiutato di fare il
membro, interno o esterno che sia) (non per altro, ma perché
membro oltre che essere davvero poco elegante e dignitoso, dà l'idea di essere uno in mezzo agli altri, massa; invece commissario, non so, è come dover fare delle indagini).
A scuola verso le 7.45.
Prepari i pacchetti con gli scritti, le terze prove, le scalette degli argomenti di approfondimento, le schede personali.
Poi miniconsultazione con i colleghi su come sarà la giornata e sul primo candidato (= studente).
(Per conto tuo, fai i conti di quanti centesimi si sono guadagnati fino a quel punto, fai qualche previsione su come potrà andare).
Poi cominci con i candidati. cinque per mattina. Un'ora circa per ognuno.
A me quest'anno nel meccanismo abbastanza complesso dell'esame in cui ognuno ha il suo ruolo e la sua parte di sistema da far funzionare (presidenti, segretari) mi è toccato di fare le proposte del voto alla fine dell'orale (nella classe ho insegnato italiano e latino, li ho avuti per sette ore alla settimana per tre anni) (e poi si sono messi in testa chissà perché che ci ho dell'occhio - in realtà è tecnica, altro che occhio - per le valutazioni). Ci sono delle categorie abbastanza scientifiche per la valutazione, quest'anno per fortuna eravamo abbastanza d'accordo e soprattutto d'accordo su categorie "scolastiche", cioè esame dei contenuti, delle competenze all'interno delle discipline, a cavallo delel discipline, le capacità di espressione e di gestione degli argomenti. E soprattutto buona parte del colloquio era fatto non come un'interrogazione ma come un dialogo in cui c'erano momenti dedicati a verificare queste diverse cose.
Insomma, fare la proposta finale, un compito difficile però questa volta abbastanza sereno. (poi dare dei numeri su delle persone non è mai sereno, intendiamoci).
Quindi, alla fine di ogni candidato, breve sessione per l'assegnazione del voto dell'orale.
Verso le undici, caffè.
La bidella viene con il vassoio. Ci diciamo quattro cose, la commissaria napoletana e quella pugliese disquisiscono di caffè e parlano di più degli altri - di noi alpini. Un po' di gioco dei ruoli.
L'ultimo giorno, nel pomeriggio, scrutini. Una marea di carte, da riempire con cura, sono importanti anche se sono noiose.
Qualche decina di minuti di concentrazione, ci sono da fissare i voti definitivi.
Che cosa ho chiesto durante gli orali?
Per esempio:
- Commentare: "Credo che oggi l'automobile sia l'equivalente abbastanza esatto delle grandi cattedrali gotiche... non bisogna dimenticare che l'oggetto è il miglior portatore del soprannaturale: c'è facilmente nell'oggetto una perfezione e insieme un'assenza di origine, una chiusura e una brillantezza, una trasformazione della vita in materia (la materia è assai più magica della vita)" (Miti d'oggi, Roland Barthes, 1957)
- la "teoria del piacere" in Leopardi
- la psicanalisi in Saba
- commentare l'inizio de "Il ladro di merendine" di Camilleri
Penso a loro. Quanta fatica hanno fatto. (Quanta non ne hanno fatta, anche). Se ho fatto bene il mio lavoro. Quanto gli ho dato di scolastico e non scolastico e non se ne sono accorti. Quanto mi hanno dato e non me ne sono accorto. Quali insulti mi sono preso (ci penso poco) (ne so molti di più di quello che pensano). Che passioni abbiamo svegliato. Quanto di quello che abbiamo fatto resta sotterraneo, misterioso, chiuso nelle individualità. Quanto di quello che abbiamo fatto siamo riusciti a comunicarlo.
Sono stati tre anni. E' davvero tanto.
Poi loro passano, se ne vanno sempre, io resto.
Sono finiti gli esami.
Ho voglia di viaggiare.