Faccio mentalmente i conti: il soggiorno è lungo sei metri, poi due di corridoio... perciò più o meno è come se il salto andasse dalla parete qua in fondo fino a fuori sul pianerottolo.
Irving Saladino è un piccoletto. Viene da Panama, come certe navi sospette una volta. Corre lento, sembra perfino troppo lento, poi quando batte il piede decolla e arriva lontanissimo, lo fa ogni volta, con una regolarità che da un sudamericano non ti aspetteresti.
Piccoletto, insomma, rispetto agli altri. E' molto elegante. Sembra tutto facile e senza sforzo.
Ha saltato 8 metri e 46. Non sono gli 8,90 circa del record mondiale, però è sempre un salto da in fondo al soggiorno fino a casa dei vicini.
Sono tornato ieri dalla Francia. Quasi due mesi, ho elaborato delle abitudini - loro hanno elaborato me.
Sono venuto a trovare mia mamma con le bambine. Il pollo e le patate. L'insalata con l'aceto che a casa mia non si usa mai. Poi il caffè, certo. Aria di casa, sì. Le bambine di là a provarsi le collane della nonna. Io alla tv, con lo sport, vagamente Homer Simpson.
Però i tg proprio no, non ce la faccio a guardarli. C'è dell'inciviltà. Mi sa che per un bel po' mi interesserà lo sport e poco più.
L'italiano che salta. Certo che faccio il tifo per lui. Mi piacerebbe che quel ragazzino di 22 anni con sua mamma sulle tribune che ancora un po' e lo sgrida perché ha sbagliato i passi riuscisse a battere il piccoletto elegante di Panama.
Ad atletica ero abbastanza bravo a concentrarmi. Salto in alto e salto in lungo abbastanza bene, qualche bel piazzamento nei campionati provinciali.
Le cose che mi piacevano di più erano due: segnare i punti di partenza delle rincorse; saltare di più che potevo proprio all'occasione giusta, il primo salto oppure l'ultimo o quando un altro aveva dimostrato di averne di più degli altri.
Durante il salto c'è del tempo che si ferma; non senti più i rumori, solo il tuo corpo, il corpo che fa da sé e che ti stupisce.
Con i miei salti ai campionati provinciali sarei arrivato quasi in fondo al soggiorno, i 6 metri non li ho mai raggiunti. In alto un po' più della mia altezza. Era molto.
Poi il ragazzino italiano va davvero di più del panamense, 1 centimetro di più, all'ultimo salto. Va in delirio. E qui mi passano le simpatie: comincia a urlare, a togliersi la maglietta e urla "I'm the best!" "It's right!". Ma no, non si fa così. Cosa fai? E poi quell'altro deve fare ancora il suo ultimo di salto, il panamense, dove l'hai lasciato. Si fa un gesto di trionfo, però pacato, piano, con prudenza. Esultare si esulta solo quando è finita per davvero. E poi non ci pensi agli altri? Valà gradasso...
Però spero ancora che vinca lui.
8 e 47. E' bene una misura da mondiale, non si ruba niente.
Ma il panamense fa la sua corsa lenta. Batte, vola e si vede già che arriva lontano. Altri 10 centimetri. Il soggiorno e poi il corridoio e poi anche mezzo pianerottolo fuori.
Così, a fine agosto, dopo due mesi, a casa di mia mamma, alla fine di un temporale, guardando alla tv i mondiali di atletica.