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30/09/2007

SAGGEZZA

vivi come se dovessi
morire domani
pensa come se non dovessi
morire mai


Moana Pozzi
postato da: mics alle ore 19:40 | link | commenti (6)
categorie: poetiche, chiusure cognitive
27/09/2007

L'AMICO

Mi piacciono i libretti i sassi di nottetempo.

Giorgio Agamben ha pubblicato parecchi di questi sassi.
Affida a poche paginette alcune riflessioni fulminanti.
Ho letto qualche tempo fa Genius. Letto: l'ho attraversato, bevuto, subìto. Mi si impone il ricordo. Il genius per i romani era il dio custode di ogni individuo. Era il suo carattere, la somma delle possibilità che stanno accanto all'unica esperienza della realizzazione di una sola possibilità. Era ciò che un individuo sarebbe potuto diventare.

Adesso esce L'amico. Domattina finisco scuola alle 11.40 e passo in libreria.

Questo desiderio, questa attesa di leggere: è il risultato di quarant'anni di mania della lettura. E' dolce.

Agamben prende il via da un passo di Aristotele dall'Etica nicomachea. A proposito di dolcezza.


"Colui che vede sente (aisthanetai) di vedere, colui che ascolta sente di ascoltare, colui che cammina sente di camminare e così per tutte le altre attività vi è qualcosa che sente che stiamo esercitandole, in modo che, se sentiamo, ci sentiamo sentire, e, se pensiamo, ci sentiamo pensare, e questo è la stessa cosa che sentirsi esistere: esistere (tò èinai) significa infatti sentire e pensare.
Sentire che viviamo è di per sé dolce, poichè la vita è per natura un bene ed è dolce sentire che un tale bene ci appartiene.
Vivere è desiderabile, soprattutto per i buoni, poiché per essi esistere è un bene e una cosa dolce.
Con-sentendo provano dolcezza per il bene in sé, e ciò che l'uomo buono prova rispetto a sé, lo prova anche rispetto all'amico: l'amico è infatti un altro se stesso (heteros autos). E come, per ciascuno, il fatto stesso di esistere (to auton einai) è desiderabile, così - o quasi - è per l'amico.
L'esistenza è desiderabile perchè si sente che essa è una cosa buona e questa sensazione (aisthesis) è in sé dolce. Anche per l'amico si dovrà allora con-sentire che egli esiste e questo avviene nel convivere e nell'avere in comune (koinonein) azioni e pensieri. In questo senso si dice che gli uomini convivono e non, come per il bestiame, che condividono il pascolo. [...] L'amicizia è, infatti, una comunità e, come avviene rispetto a se stessi, così anche per l'amico: e come, rispetto a se stessi, la sensazione di esistere (aisthesis oti estin) è desiderabile, così sarà anche per l'amico".
postato da: mics alle ore 23:25 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, scrittura, poetiche

QUELLA SERA CHE BEPPE GRILLO MI DISSE VAFFA

Beppe Grillo faceva delle tournée nei teatri, era l'inizio degli anni Novanta.
Adattava le serate alla città in cui si trovava. Si informava su quello che succedeva, sui vizi dei sindaci, sulle faccende di cui tutti parlavano. Leggeva i giornali locali dei giorni precedenti.

In quegli anni lavoravo nella redazione cittadina del "Trentino" (si chiamava "Alto Adige" però allora) e dividevo il mio tempo fra la cronaca e le pagine di cultura/spettacoli.

Era un periodo in cui seguivo parecchio il teatro, scrivevo un centinaio di articoli all'anno. Beppe Grillo mi interessava abbastanza.

Attaccò lo spettacolo con una battuta che mi piacque molto ma che probabilmente ha usato chissà quante volte anche altrove. Un modo per ridicolizzare la presunzione ridicola delle cittadine di provincia: - Rovereto è una città di lapidi! Avete lapidi dappertutto! -

Poi giù battute sul sindaco, sulle strade  e sui semafori che non funzionano, sull'azienda municipalizzata.

Mi rendevo conto che avevo fatto da autore dello spettacolo. Citava da almeno un mese di articoli di cronaca. Era divertente, la formula era ben curata.

Grillo è una forza della natura. Fisicamente ha una capacità straordinaria di essere presente, di farsi ascoltare, di tirare l'attenzione su di sé. E' alto, massiccio, ha questi capelli lunghi da leone. Sa anche ascoltare: ti guarda costringendoti a spiegarti, ad avere qualcosa da dire.

L'ho incontrato prima dello spettacolo, mentre preparava il camerino, era simpatico.

Lo osservavo cercando di capire come avrebbe fatto con tanta poca concentrazione a reggere due ore di recitazione. Ma era quello il suo modo di concentrarsi. Lì ho avuto l'impressione di fare l'esperienza di "professionalità".
Sì, perché avevo il dubbio - e ce l'ho ancora - che lui sia un grande improvvisatore, anche in negativo, abbastanza pressapochista, uno che lavora da solo perché non sa farlo con gli altri.

Lì ho visto come lavorava con i suoi collaboratori - dei ragazzini con delle gran risme di fotocopie in mano - lui le leggeva in fretta e le memorizzava.

Nell'intervallo dello spettacolo è venuto su nella sala ricevimenti e lì di  nuovo sorpresa: perché s'è scolato tre quattro flute di spumante dicendo un'altra serie di battute fuori scena. Mi chiedevo: ma non deve riposarsi, non deve concentrarsi?

Una forza della natura, insomma.

Che poi a me Grillo è sempre stato antipatico, mi è anche adesso.
Ma quella volta che l'ho visto lavorare e che ci sono stato assieme qualche ora, ho avuto questa impressione, di una forza della natura, di uno che sa comunque comunicare e anche con una certa ricerca non comune della verità, che è capace di andare a scavare abbastanza bene nelle cose.

Non riuscivo allora e non riesco adesso a farmi un'idea meno contraddittoria di lui.

Ero d'accordo con la redazione di Bolzano che avrei fatto il pezzo la sera stessa e sarebbe andato in pagina direttamente per il giorno dopo.

Quindi mi bevo anch'io qualche flute e scappo in redazione.

Quando finisco  dal locale in cui erano andati con Grillo mi telefonano di aggregarmi.

Mi porto dietro la strisciata del pezzo.
(all'inizio degli anni 90 si stampava il pezzo su un foglio lungo lungo).

Avevo fatto un titolo che mi sembrava a effetto e anche molto "grilliano":
GRILLO, C'E' POCO DA RIDERE
(perché aveva massacrato la città, i suoi amministratori: il sindaco la menò per mesi a dire che non era così piccolo di statura come l'aveva tormentato Grillo, e che non metteva abiti lucidi da orbettino ecc.)

Lui lo legge, mi guarda e mi fa: - Ti pare una roba bella da scrivere a un comico, vaffanculo va' -

Ecco, mi sono preso anch'io il vaffa di Grillo.


postato da: mics alle ore 14:34 | link | commenti (2)
categorie: fatti di mics
23/09/2007

BLOGTALE

Scrivere nel blog ha un suo perché, forse.

(vedere pistolone e commenti qui sotto)

Ha anche un suo come.

E i suoi manuali.

Vedere qui.


postato da: mics alle ore 21:55 | link | commenti (1)
categorie: scrittura, poetiche
22/09/2007

IL PERCHE' DEL BLOG - e un po' di Beppe Grillo

All'inizio: storia di mics

Nel 2003 il blog era questo: www.amoserrante.splinder.com.
Volevo far continuare a vivere il personaggio di un mio romanzo. Che dal blog racconta di un suo viaggio in Austria, di essere emigrato sull'isola di Creta, di essere tornato nel suo paese e aver aperto una libreria.

Scrivere sui blog era continuare i romanzi, far evadere la scrittura dai taccuini e dai file del portatile.

Insieme, c'era anche Paolo, Che ha fatto la stessa cosa con Alessandra Portinari, la protagonista del suo Nostra signora crudele.

Poi lui ha aperto un altro blog, nel quale si presentava con il suo nome. Mi ha lasciato perplesso, all'inizio. Scrivere in rete mi piace anche per il mascheramento, per la complessità di travestirsi, di correre in bilico fra finzione e realtà.
Ma il mascheramento e tutto il resto ce li ho già dalla scrittura.

Così aprii anch'io questo blog, e il nick di mics (mix non era più disponibile) serviva anche per dire questo gusto dell'ibrido.

Cosa mi piace del blog. E a cosa mi serve il blog.

Mi piaceva e mi piace conoscersi attraverso le parole, attraverso la comunicazione, con i giochi del linguaggio.  Mi piace confondere reale e immaginario (tanto sono già fusi, non è una gran scoperta) e faccio in parte quello che faccio quando preparo una storia, quando prendo appunti, quando pubblico un romanzo.

Ma qui ci metto materiale che è solo per il blog. Non copio gli appunti dei taccuini (caso mai lo rielaboro), non trasferisco qui materiale che viene da altrove.

Non solo. Il blog mi è servito per parlare con quei pochi lettori che ho, con quelli con cui ho in comune un discorso sulla letteratura e sulla scrittura, per mettermi in mostra nella mia attività di "uno che scrive" (scrittore no, è un'altra cosa), e mi è servito insomma anche per promuovermi.
E' andata abbastanza bene. Grazie al blog tra l'altro ho scritto e pubblicato La macchina ideale.

L'altro ambito di cui parlo è la scuola. Faccio, oggi, quel mestiere (non è l'unico che ho fatto, forse non è quello che farò per sempre), un mestiere che peraltro amo.

Ma il blog di uno scrittore, di un professore, di un giornalista (mi è servito molto) non è niente se non c'è quello che deve esserci in un blog.

Quello che deve esserci? Questo: scoprirsi, proporsi come persona, come uomo che agisce nel quotidiano, che pensa i suoi pensieri, come cittadino che vive nel suo stato e nella sua città, come professionista che agisce in un certo lavoro.

Se nel blog ci metti contenuti da scrittore, professore, giornalista senza la scoperta dell'individuo, allora il mezzo non è adatto, basta e avanza un sito tradizionale, oppure il giornale su cui scrivi o la sua edizione online, oppure la scuola o l'università.

Mantellini e Grillo

Un blog che visito abbastanza spesso è quello di Massimo Mantellini. Il quale discutendo del blog di Beppe Grillo dice proprio questo: è un contenitore potenzialmente nuovo riempito con materiale di vecchio stampo, parecchi suoi post sono fatti dalla redazione. Qui il post completo. Lamenta anche una certa arretratezza nella comprensione dei blog: gli intellettuali non fanno opinione con questo mezzo (nemmeno Grillo) e da parte di giornalisti e mondo della cultura c'è una forma grave di disconoscimento del mezzo (e parecchia ignoranza e imperizia).

Mantellini ha un bel blog e ha anche una notevole lucidità che gli deriva dalla conoscenza di questo mondo. Parla di cose che conosce e ha qualcosa da dire. Parla anche di se stesso. Mette le fotografie sue e della sua famiglia in flickr (io questo - per ora - non lo faccio). Lo fa perché sa che è questa la ricchezza di questo mezzo/ambiente che è il blog.

I miei studenti e le loro mamme

Li vedo tutte le mattine. Con qualcuno ci si parla nei blog. La situazione è buffa: è ricca. Ci conosciamo di più. Ci apprezziamo. Non ci illudiamo.

Poi con le classi abbiamo il sito della scuola, le nostre mail di classe su gmail e il blog di classe. Ma servono ad altro.

Mi accorgo che sono diventati parecchi i lettori che conosco di persona. Parecchi dalla scuola, appunto: studenti, ex studenti, genitori, colleghi (pochi). 
Una signora che non ho riconosciuto a teatro mi fa: massì la mamma di xxx - e io che non mi ricordo le facce ho abbozzato mentre mi tornava in mente tutto quanto; e poi dice: leggo sempre il suo blog, sa?
Io lì per lì mi sono vergognato. Poi no.

Alla fine... (gli sci)

Volevo fare un link a Mantellini e mi è uscito un pistolone di discorso che finisce più.

Volevo raccontare di quella volta che ho conosciuto Beppe Grillo, ma ci farò il prossimo post.

Volevo raccontare che stamattina sono uscito dopo tre giorni di tonsillite e febbre, e in un negozio di TRento ci sono gli sci dell'anno scorso a prezzi stracciati e sono incerto fra voelkl, salomon e k2 (questi ultimi in un altro negozio, un grande magazzino sportivo). Sono incerto: k2 è una marca come dire per uno che compra una macchina l'audi, la certezza dei tedeschi, però la grafica è davvero bruttina e poi ho delle resistenze interne a fare spese nel grande magazzino se proprio non si tratta di quelle belissime svendite che fanno certe volte; voelkl sono quelli che mi prendono il cuore; per amore di simmetria prenderei salomon perché li ha anche Rob e poi vanno bene con la tuta verde e nera. Come andrà lo racconto in un post (forse).

postato da: mics alle ore 16:34 | link | commenti (11)
categorie: scuola, poetiche, macchina ideale
21/09/2007

QUALCOSA DA DIRE

Il giovane Roger Agid, studente di scienze politiche, frequentava poco le lezioni e se ne stava seduto al caffè La Source, in boulevard Saint-Michel per osservare Louis Ferdinad Céline che scriveva a uno dei tavoli.
Roger non diventò uno scrittore.
Andò  a mostrargli alcuni suoi racconti.
"Vous savez, jeune homme, quand vous aurez quelque chose à dire, il faudra peut-etre écrire; vous n'avez rien à dire".

Elias Canetti nella Rapidità dello spirito dice: "Pensiamo sempre le stesse cose. E' fortunato chi ha tante cose da pensare"

Sfuggire al niente di quelli che non hanno niente da dire: è una sfida.

Tenersi vicini a quelli che hanno qualcosa da dire: è un dovere.

(sto leggendo una monumentale e appassionante biografia dello scrittore Romain Gary - una vita da romanzo, una parabola del Novecento) (mentre smaltisco la tonsillite che mi tiene a casa qualche giorno, l'occasione buona per affrontare un volume di 900 pagine) (e per sentire, per dire, Paolo Poli leggere Palazzeschi alla radio)

Je suis à priori contre tous ceux qui croient avoir absolument raison (…) Je suis contre tous les systèmes politiques qui croient détenir le monopole de la vérité. Je suis contre les monopoles idéologiques (…) Je vomis toutes les vérités absolues (…).

Prenez une vérité, levez là prudemment à hauteur d’homme, voyez qui elle frappe, qui elle tue,qu’est qu’elle épargne, qu’est qu’elle rejette, sentez la longuement, voyez si ça sent le cadavre, goûtez en gardant un bon moment sur la langue - mais soyez toujours prêt à recracher immédiatement.

intervista con Jean Daniel, 1952



postato da: mics alle ore 10:06 | link | commenti (4)
categorie: letteratura, poetiche
15/09/2007

FRAZIONI

Frazioni.

In questi giorni ho una vita la cui forma corrisponde alle frazioni.

Aspirazione dell'unità. Gratificazione e conclusività dell'essere frazionato.

Un bel blog: http://inviaggiocoltaccuino.blogspot.com/

Partendo dal quale, per addizione di frazioni, per moltiplicazioni, variazioni, proporzioni ecc. arrivo anche dalle parti di Luigi Meneghello.

Ritorno dalle parti sue. E oggi è la seconda volta, perché nella bussola della posta trovo anche una rivista dove c'è un articolo di un mio conoscente su di lui, che mi ha fatto ricordare alcune cose (Meneghello sulla motocicletta, il suo desiderio di rivedere i luoghi).

Importance is not important (John Langshaw Austin) (cito da Meneghello in questa intervista).


"Non vi sto ad elencare tutte le sfumature che, scrivendo, mi accorgevo di percepire e poter riprodurre. Si formava in me scrivendo, il quadro naturale di queste varianti, ero in grado di distinguere con spontanea precisione tra questi diversi usi (del linguaggio) e intravederne, a sprazzi, le separate capacità di esplorare, trivellando in profondo, il reale".
"L'apprendistato", Lectio Magistralis per la laurea Honoris Causa in Filologia, Palermo, 20 giugno 2007.


postato da: mics alle ore 14:57 | link | commenti (3)
categorie: letteratura, poetiche

L'AMORE

Tre modelli dell'amore:

l'amore di Platone
l'amore di Salomone
l'amore di Tristano

meditare
postato da: mics alle ore 12:48 | link | commenti (8)
categorie: letteratura, poetiche
13/09/2007

CAMPIONI

Al Dopolavoro Ferrovieri lì accanto ci passano i treni merci con i loro container come alberi di mele visti dalla statale.
C'è la gara di bocce e mia mamma ha dimostrato di essere una campionessa.
Perché ha perso la prima eliminatoria 11-1.
E come i campioni quando prendono una scoppola dopo si rifanno immediatamente.
La seconda eliminatoria la gioca contro un posatore di asfalto in canottiera a costine.
Perché è settembre ma siamo sui 25 gradi.
Me, mi metti lì alle bocce, basta che ci sia un tabellone segnapunti e sono a casa mia.
(I segnapunti non sono quelli del Cinzano anni 60, è lo stesso).
Bocciodromo.
Mia mamma comincia male, mette quattro bocce ma pendono tutte da una parte, va sotto 0-2.
Poi tira fuori la grinta. Arriva 9-2. Ha messo sotto il posatore di asfalto in pensione.
Basta ancora 2 punti. E' fatta. Però lui ci mette un po' di culo e arriva a 9-6.
Gli uomini entrano e escono dal magazzino, dove si fanno qualche bicchiere.
Bottiglie col tappo a corona.
Il tappo a corona?
Esistono ancora le bottiglie col tappo a corona?
Mia mamma mette sul pallino una boccia magistrale. Quell'altro spreca le sue quattro. Lei fa anche l'ultimo punto.
Mano ruvida (credo) dell'asfaltatore nella mano della vincitrice.
Passano anche i treni passeggeri: penso ogni volta a una pellicola e alla sigla del film del lunedì, al jingle di Lucio Dalla.
Lo sconfitto passa in magazzino per tirarsi su con un goccio. Dice che quel campo lì lui non l'ha mai capito, le bocce gli calano e non sa mai da quale parte.

Mi dicono: cosa vuoi salvare delle cose vecchie?
Io rispondo senza nemmeno un dubbio: il dopolavoro. E le bottiglie di rosso col tappo a corona. E gli ex asfaltatori con l'artrite.
E le campionesse che alla fine mettono via le cose e passano un panno intorno alle bocce e le infilano nella sacca mentre commentano che insomma neanche questa partita qua non l'hanno mica fatta al massimo delle possibilità.

(Diventa campione anche tu: x)


postato da: mics alle ore 23:10 | link | commenti
categorie: miti, poetiche, chiusure cognitive
12/09/2007

QUOZIENTI

Qualche prova per il quoziente intellettivo l'ho fatta, risultati soddisfacenti - perlomeno, a me bastano. Sono incerto se quel po' di cultura che ho messo via mi permette di fare qualche punto in più oppure se mi ha traviato. Propendo per il traviamento, lotto fin dalla prima elementare contro il traviamento.
(Il fatto che scrivo questo post nell'intervallo della partita depone decisamente per questa dialettica ignoranza/cultura)

Mi sottoporrei volentieri a una prova sul quoziente emotivo. Chissà se ce ne sono.

Rob mi ha chiesto se io parlando ho mai usato il pronome di terza persona esso.
Per fortuna no, credo.

Rob dice anche che il calcio lei non capisce cosa ci trovo.
Me ne sto lì un attimo un po' umiliato, faccio finta di ascoltare ma con gli occhi seguo una discesa sulla fascia di Zambrotta e passa tutto.

Come si fa a spiegare, per esempio, questo fatto che il centrocampista può starsene nascosto dalle azioni per decine di minuti e poi venire fuori al momento giusto, infilarsi nel vuoto che gli altri gli hanno lasciato e fare la cosa, proprio quella cosa che conta, cioè il passaggio giusto, l'apertura decisiva?
E la solitudine del portiere, che sta laggiù, in fondo, come l'ultima rondine dello stormo?
Spiegare che il gol è un evento raro e nemmeno il più importante?
Che la partita ha un suo respiro?
Dire dI quegli undici, undici come le sillabe dell'endecasillabo?
Delle ali?

Ecco, volevo parlare di quozienti di intelligenza e invece è venuto fuori il calcio.
postato da: mics alle ore 21:58 | link | commenti (6)
categorie: poetiche, chiusure cognitive
11/09/2007

INFANZIA INFANS

spuìć miz

biserdola scarbonaz bisi

móia géra

bine zirézi vis’ce asédo

arfi téga spontòm driblin’ ciàpela capot

tarzam simie

balonzina paloti cròs

el snéga el néga miga córer filàr nar de bala

braghéte maiéta baréta

varé ch’el vegn

l'ariva el micéla

 

saliva bagnato

lucertola saettone serpenti

spiaggetta ghiaia

vigne allineate ciliegi fruste aceto

fiato colpo forte colpo di punta dribbling prendila ko

tarzan scimmie

balonzina paloti cross

puzza da morire annega niente correre filare andare in fretta

pantaloncini maglietta berretto

attenti che arriva

arriva il Michelino

 

saettone: serpente detto anche colubro di esculapio (zamenis longissimus), localmente anda o carbonaz o scarbonaz

balonzina e paloti: giochi con la palla


postato da: mics alle ore 15:01 | link | commenti (3)
categorie: parole, miti, poetiche, chiusure cognitive
08/09/2007

LEZIONI SEMISERIE

Beppe Severgnini si è buttato sulla lingua italiana, e ha fatto questo L'italiano. Lezioni semiserie.
Alcuni consigli in pillole per una buona scrittura sono esilaranti e molto educativi. Anche in podcast.
Per esempio:

Espressioni impressionanti


ASSOLUTAMENTE Sì Assolutamente no. Basta (sei volte più corto).
 
IN TEMPO REALE Esiste un tempo irreale? In tempo reale vuol dire subito o contemporaneamente. Usiamo queste espressioni, sono meno artificiali.
 
MISSION e VISION La prima lasciatela ai missionari, l’altra agli ottici. Spiegate invece cosa volete fare, che è meglio.
 
PRECIPITAZIONI ATMOSFERICHE Pioggia televisiva: evitatela.
 
STRAORDINARIO È l’aggettivo più ordinario in circolazione. Notevole, insolito, sorprendente, inatteso, eccellente, speciale, strepitoso, formidabile, sbalorditivo, fantastico, fenomenale, mozzafiato: guardate quante possibilità offre la lingua italiana.
postato da: mics alle ore 13:44 | link | commenti (4)
categorie: parole, libri, scuola, poetiche
06/09/2007

Paraìso

Siempre imaginé que el Paraìso
serìa algùn tipo de biblioteca

Ho trovato questa frase (di Borges) sulla cartolina di presentazione del Centro Multilingue di Bolzano dove sono stato ieri. Bel posto.

(Vita di provincia.
La relatrice deve chiudere le imposte perché il sole freddo nella stanza impedisce di vedere la presentazione proiettata sullo schermo. Ma la manovella è rotta. Fa molta fatica. Il pubblico di cui faccio parte mormora. Vorrei alzarmi e aiutarla ma mi vergogno un po', cosa diranno i colleghi. La mia amica con cui addolcisco la giornata di trasferta mi dice, dai fai il cavaliere. Esito ancora un po'. Poi mi alzo e mentre lei torna a parlare mi metto a ruotare il bastone senza manovella, do una piccola lezione di stile in primo luogo a me stesso).

(Michele! Mi chiama qualcuno forte mentre sulla pista ciclabile sto tornando a casa e smaltendo la giornata a Bolzano. E' Norman, uno studente che ho avuto sei o sette anni fa al biennio del liceo scientifico. Ho pensato a te, mi dice, nei giorni scorsi.
- Perché?
- Mi sto iscrivendo a un corso di montaggio cinematografico a Berlino e mentre facevo le carte mi chiedevo: da dove è venuta questa passione per il cinema.
- E allora?
- Da quando a scuola ci avevi fatto vedere Blade runner.
- Vi ho fatto vedere Blade runner al biennio? Non me lo ricordavo...
Così penso che quando insegniamo non ci accorgiamo di gran parte delle cose che succedono. Sono contento e stiamo lì con Norman con il sole che finalmente è un po' più caldo. Penso anche una cosa che mi gira per la testa da un po', cioè che forse a trattare di arte e poesie e cinema rischio di illuderli, di portarli lontano dalla realtà, ma ricaccio via il pensiero.
Norman mi è simpatico.
Mi voleva bene, lo so già. Anche sua mamma: una volta a udienze aveva con sé un mio articolo di didattica tutto sottolineato.
Poi mentre mi avvio gli cadono gli occhiali da sole per terra, perdono uno stanghetta.
Ci salutiamo.
- Invece I 400 colpi, quello non mi è mai andato giù. Ci avevi fatto vedere anche quello.)



(Domattina vedo anche Mila, che vuole mostrarmi la sua tesi sulle sirene. Mi ricordo che quando ho fatto vedere nella sua classe dei film lei si appassionò a Il cielo sopra Berlino e che si copriva la testa con la giacca durante Pulp fiction).


postato da: mics alle ore 20:43 | link | commenti (9)
categorie: parole, poetiche, chiusure cognitive
01/09/2007

LA ROSA DEI NOMI - AQUILONI RIMOSSI

Mai amato gli aquiloni.
Quest'estate ho fatto volare forse il primo della mia vita, che a 43 anni non è mica male come traguardo.
Mica per me; per le bambine.
Antipatici gli aquiloni. Soprattutto gli aquilonisti, persone dubbie e dedite a pratiche semimaniacali, zelanti e petulanti. Perditempo. Mica tempo da perdere, invece, io. Se proprio lo devo perdere mi ci metto bene: non faccio assolutamente niente. Altro che aquiloni. Gli aquiloni: troppo lirici, troppo romantici, troppo borghesi. Con quel filo, con quella falsa libertà.
Ma.
E' arrivato anche l'aquilone.
Forse ne ho fatto andare qualcun altro nella mia vita, direi di sì. Ma non me lo ricordo. Il tempo, come un vento, li ha portati via.
Il prossimo passo sarà costruirne uno. Oppure comprarne uno di quelli supertecnici. Vedremo: lasciamo fare alle cose, non si sa mai.

Afghanistan             Kaghaz paran
Belgio                        Plakwaaier
Brasile         Papagajo
Cina                        Fung jung
Estonia      Lohe
Filippine            Saranggola
Finlandia         Leija
Francia                        Cerf volant
Germania     Drachen
Giappone                           Tako
Inghilterra          Kite
Indonesia                 Layang-layang
Norvegia e Danimarca             Drage
Olanda         Vlieger
Polonia     Latawiec
Russia                              Letuchi zmeij
Serbia e Croazia     Zmaj
Turchia                                         Ucurtma
Spagna       Cometas
Sud Africa                  Vlieers
Svezia            Drake
Tailandia                                   Wau
Portogallo       Pipas o Papagaio
Messico       Papalote
Corea                                  Yun


Bibliografia: Papetti, Fornaciari, Scartavolanti. Aquiloni con materiali di riciclo, editoriale scienza, 2005
postato da: mics alle ore 17:51 | link | commenti (9)
categorie: parole, poetiche