Volevo scrivere due righe sull'ordine e in particolare su un libro in cui si parla della "trovabilità" che ho trovato molto istruttivo, c'era anche un passo di Borges da citare.
Però il libro non lo trovo, chissà dov'è andato a divagarsi.
(a parte quanto mi sta sui marroni sempre di più a me l'inglese - e per di più lo so poco, e solo da leggere) (a parte Shakespeare e Robert Browning e sua moglie e Virginia Woolf e Michael Cunningham e Michael Ondaatje e ...)
D'accordo, la politica è l'arte del possibile.
D'accordo, in politica l'individuo è una fibra del collettivo.
Yes, we can.
Sarebbe anche bello crederci.
Ma così, a posteriori, per contrasto, metto in relazione questo slogan pubblico con un'altra frase che ho visto per caso stamattina. Che diceva: "Io non sono capace di fare niente".
In una classe che ho preso a metà anno, perché il collega è partito per andare a insegnare all'estero: li ho da pochi giorni, loro sono grandi e li aspetta la fine del liceo, ci stiamo studiando a vicenda.
Stamattina spiego Rimbaud. La lettera del veggente, poi una di quelle poesie che segnano una svolta anche a scuola, non solo nella storia della letteratura e della cultura, ma anche nella piccola storia che ogni anno si sviluppa nei microcosmi delle classi scolastiche, Voyelles.
Il "Luperini", cioè il manuale, pesa un accidenti e la mattina quando vengo in bici a scuola la cartella pesa, in più tre quarti del tragitto li faccio con la S. sul seggiolino che deve prendere lo scuolabus... Insomma stamane non l'ho portato.
In classe, perciò, se mi serve una parola o due che non ricordo, sbircio sui loro libri, mentre passo fra i banchi.
Gli dico: i manuali devono diventare dei campi di battaglia! Scrivete, scrivete su quegli spazi vuoti, annotate, chiosate, commentate, segnate, sottolineate ecc.
L'altroieri avevo visto che L. aveva fatto una scritta grossa sulla pagina. Oggi l'ho letta, quando ho preso in prestito il suo manuale.
"Io non sono capace di fare niente".
A Singapore la moglie di un piantatatore finisce sotto processo per l'uccisione di un tizio: lei dice legittima difesa... Foschissimo melodramma noir tratto da Somerset Maugham, eccezionale per atmosfere (quando la fotografia in bianco e nero è una forma d'arte) e dominato dalla magnetica performance di Bette Davis, la durissima maliarda assassina e imputata nel serrato processo. Regia sapiente per un grande classico della vecchia Hollywood (da Il Davinotti)
Ho dimenticato la borsa grigia a casa di mia mamma a Rovereto. C'erano dentro i testi dello spettacolo di giovedì e la scaletta delle musiche; l'astuccio con la Omas di cui non si trovano mai i refill, così compro quelli della Pelikan e con la tenaglia li schiaccio un po' per farli andare bene, il cartolaio è abbastanza contento di vendere dei refill rossi, di solito gli restano i cassetti pieni; nell'astuccio c'è anche la chiavetta usb, quella che mi regalato Rob, anzi me l'ha ceduta quando io gliene ho regalato una più grossa; poco male, i file sono tuti qui nel portatile; a Rovereto è restato anche il libro che ho iniziato e adesso devo aspettare per finire, un libro che ho comprato ieri pomeriggio dopo aver portato la Sophie a catechismo ed essere passato in erboristeria per la melissa; un regalo per Rob il libro.
Credono che io sia distratto e perda le cose. Non ho quasi mai perso niente, le cose le dimentico da qualche parte, ma so perfettamente dove sono. Il problema non è stare attenti perché si perdono le cose; l'importante è non perderle, poi dove sono è un'altra storia.
Ultimi giorni nervosi, un po' per stanchezza da sovradosaggio scolastico, un po' perché non riuscivo a finire un reading che devo preparare per il 14 febbraio. Così adesso c'è qualche giorno di vacanza sotto carnevale e soprattutto ho finito l'antologia poetica per il 14, immolando delle ore di sonno e con il concorso della Alice-babysitter.
Fra le cose che mi capitano sotto mano, ecco una che mi è piaciuta di più.
GLI INNAMORATI DELLE PANCHINE
(Les amoureux des bancs publics)
Georges Brassens 1954
La gente che guarda di traverso
pensa che le panchine verdi
che si vedono sui marciapiedi
siano fatte per gli invalidi o per gli obesi
Ma questa è un'assurdità
ché in verità
son là, com'è ben noto
per accogliere qualche volta gli amori debuttanti
Gli innamorati che si sbaciucchiano sulle panchine
fregandosene degli sguardi obliqui
dei passanti onesti
Gli innamorati che si sbaciucchiano sulle panchine
dicendosi dei "Ti amo" patetici
hanno dei visini così simpatici
Les Amoureux des bancs publics
si tengono per la mano
parlano del domani
della carta da parati azzurra
che rivestirà i muri della loro camera da letto
si vedono già dolcemente
lei a cucire, lui a fumare
in un benessere sicuro
e a scegliere il nome del loro primo bambino
Quando la sacra famiglia Tal dei Tali
incrocia sul suo cammino
due di questi screanzati
li squadra severamente con propositi velenosi
Ciò non impedisce che tutta la famiglia
il padre, la madre, la figlia,
il figlio, lo spirito santo
vorrebbe qualche volta potersi baciare come loro
Quando i mesi saranno passati,
quando saranno appassiti
i loro bei sogni fiammanti
quando il loro cielo si coprirà di grandi nuvole pesanti
S'accorgeranno emozionati
che è al rischio delle strade
su una di quelle famose panchine
che han vissuto il miglior momento del loro amore