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01/07/2008

CHE COSA DIVENTA LA LETTERATURA


Finita la scuola, quella in classe con gli studenti, me ne distacco: ce n'è bisogno.
Ogni anno la fine del ciclo è importante. Si ricomincia a inizio settembre.
Ho visto ieri i ragazzi dell'ultimo anno che si affaccendavano davanti all'aula degli esami. Scherzo, con loro, e dico: ecco, fate sempre così, tutti gli anni, ve en andate sempre, e noi invece restiamo qua...


Mi piace una frase che leggo nel libro di un grande educatore, Guido Armellini (La letteratura in classe, Unicopli, 2008).

"Che cosa diventa un'opera letteraria quando entra in un'aula scolastica? Nessuno, nemmeno l'insegnante più preparato, può saperlo prima che avvenga l'incontro. Ma proprio questo carattere imprevedibile può rendere appassionante l'insegnamento letterario: non semplice trasmissione di una sapere dato, ma elaborazione cooperativa di un sapere nuovo"




Liliana Gelman, The library
27/05/2008

Notizie dal mio poggiolo




uncini di passiflora











né dalie né rose











... e poi le altre foto della volpe - rob
postato da: mics alle ore 18:40 | link | commenti
categorie: poetiche, paroleimmagini, chiusure cognitive, fatti di mics
18/05/2008

Occhiali


Le regole (ovvero Questioni di stile) è una rubrichina di  Internazionale

Questa settimana (n.743 - 9/15 maggio 208)  "Occhiali da vista"

1) La parte superiore della montatura deve essere allineata alle sopracciglia
2) Se hai pochi soldi da spendere, evita i negozi di ottica in franchising. Meglio i mercatini vintage o le vendite di beneficenza
3) A un appuntamento metti le lenti a contatto
4) Lascia eprdere i modelli alla John Lennon, le lenti fotosensibili e gli occhiali di 'design'
5) Sembrerai più intelligente solo se lo sei già

L'altra rubrica imperdibile è L'oroscopo di Rob Breszny
postato da: mics alle ore 22:37 | link | commenti (2)
categorie: giornali, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
10/05/2008

Homo faber

Venerdì 15 sarò qui, a questa conferenza-spettacolo di Duccio Canestrini

Homo faber evolution | 15/05/2008 20:30 |
La passione della tecnologia

Conferenza spettacolo. Sala polifunzionale Trentino Sviluppo (dietro la stazione ferroviaria), Via F. Zeni 8, Rovereto (Trento) 15 maggio 2008 ore 20:30. Ingresso libero



postato da: mics alle ore 11:28 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale, fatti di mics
06/05/2008

SCUOLA MODELLO

Notizie sparse dalla newsletter dell'Adi - Associazione docenti italiani

Rapporto sull’immigrazione in Italia

Il 29 aprile 2008 il ministro Amato ha presentato il primo Rapporto sull’immigrazione in Italia. Il primo dato che si desume dal Rapporto del ministero degli interni è che la popolazione straniera residente in Italia, nonostante il continuo incremento, rimane percentualmente fra le più basse d’Europa, attestandosi al 5%,contro ad esempio il 20,2 della Svizzera. L’88% dei cittadini stranieri è concentrato nel Centro-Nord, di questi ¼ si trova in Lombardia, seguita da Veneto, Lazio ed Emilia Romagna.
Questi dati non si discostano da quelli pubblicati dal MPI nell’ottobre 2007. Nell’a.s. 2006-2007 nelle scuole italiane il 5,6% degli alunni risultava straniero, mentre dieci anni fa (1997/98) era lo 0,8%. Negli ultimi anni gran parte della crescita si è concentrata sull'istruzione secondaria di secondo grado (102.829 alunni, di cui circa l'80% in istituti tecnici e professionali).

Su 100 alunni non italiani 90 frequentano le scuole del Centro-Nord e solo 10 quelle del Mezzogiorno. Nelle scuole italiane, sono presenti 192 nazioni, di cui quelle maggiormente rappresentate sono l'Albania (15,5%), la Romania (13,6%) ed il Marocco (13,5%). Da questi tre Paesi proviene il 42,6% di tutti gli alunni stranieri.


Robert Paul, La Finlande: un modèle éducatif pour la France? Les secrets d'une réussite

Il sistema educativo finlandese è da tempo oggetto di enorme attenzione. I risultati eccellenti ottenuti da questo paese in tutte le indagini PISA hanno alimentato in molti il desiderio di scoprirne i segreti e possibilmente importarli. Altri, al contrario, insistono sull’impossibilità di trasferire un tale modello. Paul Robert in un’opera che si legge come un romanzo, ma che è al tempo stesso un lavoro inedito di analisi, fornisce informazioni indispensabili per comprendere la scuola finlandese e insieme poter distinguere ciò che è legato alla specifica situazione nazionale da ciò a cui tutti, in qualsiasi paese, possono aspirare.
Nel raccontare la sua scoperta del sistema educativo finlandese, l’autore afferma che la prima cosa che l’ha colpito è il fatto che tutto il sistema è concepito per eliminare qualsiasi fattore di stress e mettere gli alunni nelle condizioni ottimali per riuscire.
I giovani finlandesi ignorano completamente cosa sia la selezione prima dei sedici anni, fino a quell’età infatti non vengono assegnati voti. Nel momento in cui compaiono i voti, viene considerato normale dare la possibilità allo studente di scegliere una parte del proprio curricolo e ripetere le prove che non ha superato.
Sostiene Robert Paul che la domanda che, involontariamente, la Finlandia ci pone, non ha nulla a che vedere con la sua geografia o la sua storia, attiene al modello di scuola. Ebbene anche la Finlandia ha conosciuto un modello di scuola autoritario che non dà fiducia ai giovani, che è distaccata dalla loro vita reale e che esalta la severità. Ma l’ha da tempo abbandonato. Noi invece, dice Robert Paul, a quel modello ritorniamo costantemente.
Conclude l’autore: ciò che fa la differenza tra la Francia e la Finlandia non è la distanza in chilometri, ma gli anni persi. Forse si può dire lo stesso dell'Italia.

postato da: mics alle ore 22:46 | link | commenti (1)
categorie: scuola, poetiche, fatti di mics
14/04/2008

NELKEN

Qualche tempo fa un giornale online ha fatto un breve sondaggio sulle migliori scene di danza del cinema - fra tutte quante avrei scelto Tony Manero in Saturday night fever - non tanto per la qualità della cosa (sebbene John Travolta obiettivamente come ballerino vada benone) quanto per ragioni sentimentali.
Infatti ho trascorso l'estate del 1978 (quattordicenne) a spellarmi le mani facendo lo sguattero nella cucina di un grande ristorante al lido di Pomposa. In paese c'era il cinema all'aperto che riproponeva lo stesso programma di 5 film ogni dieci giorni due giorni alla volta, seguendo il flusso dei turisti. Così il Tony Manero l'ho visto dodici volte. Si entrava gratis, mangiati vivi dalle zanzare.
(Nell'intervallo del lavoro giocavo ossessivamente contro il muro nel tennis del campeggio a cui era collegato il ristorante, e ho sviluppato una battuta e un dritto lungolinea che ho molto sfruttato una volta tornato a casa) (colonna sonora dell'estate Nata sotto il segno dei pesci di Venditti e - giuro - No di Gianni Bella)

Ma a parte canzonette da discoteca anni Settanta - chi è nato dopo non sa cosa s'è perduto.... - e i film con le colonne sonore dei Bee Gees, volevo dire qualcosa di più serio, anche se dopo queste righe è molto difficile.

Ma in questi giorni mi tocca sempre parlare d'altro, prima di arrivare al dunque, non so cos'è.

Per tornare alla danza, insomma.
Quella vera.
Uno degli spettacoli di danza, anzi di teatro-danza più entusiasmanti che ho visto è stato Nelken di Pina Bausch. Nelken significa "tulipani" e a un certo punto il palcoscenico ne è coperto.



Ecco. Non ho mai desiderato essere Tony Manero, né uno dei Bee Gees. Gianni Bella, poi - va bene scherzare, però... Jimmy Connors sì, lo ammetto.
Però vorrei essere capace o esserlo stato di esprimermi come Dominique Mercy in questo pezzo capolavoro della danza moderna.

postato da: mics alle ore 22:48 | link | commenti (4)
categorie: miti, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
30/03/2008

GIOCO DELLE BOCCE

Ho fatto il politometro della Repubblica online.
Vabbè, da ragazzo idealista una volta ho votato Partito repubblicano italiano, quando esisteva (Pri), e da moderato anche socialdemocratico, quando esisteva (Psdi). Dopo il liceo non ho mai pescato più a destra del Pci, poi del Pds, poi dei Ds, poi dell'Ulivo, con ampie escursioni dall'altra parte, in area verde-rossa.
Ma il politometro della Repubblica online mi mette anche oltre Bertinotti. Non lo sapevo nemmeno io.


Poi ci provo anche con "tu dove sei" e mi fa piacere essere così lontano dall'Udc, ma non credevo di essere più vicino alla Destra che a quelli di Casini (oddio, fra gli uni e gli altri...).
Speravo di essere molto più lontano dal Partito del Bene comune, sinceramente.
Sembra lo schema di una partita a bocce.



Ho provato a fare il questionario votando per l'esatto contrario di quello che penso: è venuto fuori questo: un iperconservatore molto più a destra di una guardia vaticana (anche se distante, il partito più vicino sarebbe l'Udc...)

Comunque, loro mi danno tutte queste mappe. Mi dicono "tu sei qui".
Io so solo che ieri pomeriggio sono riuscito a girare mezz'ora a Reggio Emilia per arrivare al cinema Cristallo dove ero già stato due volte, a prendere la direzione Milano per andare a Modena, e invece dovevo prendere per Bologna (Giovanni ostiava sia perché perdevamo mezz'ora, sia perché alla radio la telecronaca della partita raccontava il gol di Totti); a Modena a fare il giro della città una volta e mezza per raggiungere il Foro Boario che dicono essere uno dei posti più semplici da raggiungere nel  mondo (esci dalla tangenziale al n.10 e poi vai dritto, è lì davanti).
Quindi, diciamocelo, se non lo so nemmeno io esattamente dove sono...
E poi nel 2008 è più difficile votare che nel 1982, anno delle mie prime votazioni.

postato da: mics alle ore 23:01 | link | commenti (1)
categorie: poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
25/03/2008

DA MOSCA A IRKUTSK - Nostalgia di avventura

Da Mosca a Irkutsk - Michele Strogoff I suoi occhi erano d'un azzurro cupo, con lo sguardo diritto, franco, inalterabile, e brillavano sotto un'arcata i cui muscoli sopraciliari un po' contratti, dimostravano grande coraggio, quel "coraggio senza collera degli eroi", secondo l'espressione dei fisiologi. Il naso pronunciato, dalle narici larghe, sovrastava una bocca simmetrica, dalle labbra un poco sporgenti, proprie di un essere generoso e buono. Michele Strogoff aveva il temperamento dell'uomo deciso, che prende rapidamente la sua risoluzione, che non si rode le unghie nell'incertezza. Là, in mezzo alle steppe selvagge delle province di Omsk e di Tobolsk, il valente cacciatore siberiano aveva educato suo figlio Michele «alla vita dura», secondo l'espressione popolare. La distanza che Michele Strogoff doveva percorrere da Mosca a Irkutsk era di cinquemiladuecento verste, cioè 5523 chilometri. Quando la linea telegrafica non era ancora tesa tra i monti Urali e la frontiera orientale della Siberia, il servizio dei dispacci veniva effettuato per mezzo di corrieri. I corrieri più rapidi impiegavano diciotto giorni per recarsi da Mosca a Irkutsk. Vicino a lui, la zingara Sangarre, donna sui trent'anni, di pelle scura, alta, ben piantata, occhi stupendi, capelli dorati, manteneva un contegno altero. Lo sguardo di Michele Strogoff penetrò come un pugnale nel cuore del siberiano, ma gli occhi del mastro di posta non si abbassarono. - Ti permetti di giudicarmi? - disse Michele Strogoff. - Sì - disse il siberiano - perché ci sono delle cose che neppure un semplice mercante riceve senza restituire! - I colpi di frusta? - I colpi di frusta, giovanotto! Ho l'età e la forza per dirtelo! Michele Strogoff si avvicinò al mastro di posta e gli posò due mani poderose sulle spalle. Poi, con voce stranamente calma: - Vattene, amico - gli disse - vattene! Ti farei del male! Michele Strogoff aveva ragione di temere qualche cattivo incontro in quelle pianure che si estendevano al di là della Baraba. I campi, calpestati dagli zoccoli dei cavalli, lasciavano scorgere che i Tartari vi erano passati, e di questi barbari si poteva dire ciò che fu detto dei Turchi: "Dove passa il Turco, non cresce più erba!". Michele Strogoff doveva dunque prendere le più minuziose precauzioni attraversando questa contrada. Colonne di fumo che si innalzavano all'orizzonte indicavano che i borghi e i casolari bruciavano ancora. Ma questi incendi erano stati forse appiccati dall'avanguardia, oppure dall'esercito dell'emiro già avanzato fino agli estremi confini della provincia? Feofar Khan si trovava di persona nel governatorato del Jeniseisk? Michele Strogoff non lo sapeva, e non poteva decidere niente prima di essere certo a questo riguardo. Il paese sarà dunque talmente spopolato da non trovare più un solo siberiano al quale chiedere informazioni? Michele Strogoff percorse dieci verste sulla strada completamente deserta. Cercava con lo sguardo, a destra e a sinistra, qualche casa che non fosse abbandonata. Tutte quelle che vide erano vuote. Però una capanna, che scorse tra gli alberi, fumava ancora. Quando si avvicinò, a qualche passo dai resti dell'abitazione, vide un vecchio circondato da bambini che piangevano. Ivan Ogareff smontò da cavallo, entrò, e si trovò di fronte all'emiro. Feofar Khan era un uomo sulla quarantina, alto di statura, col viso molto pallido, gli occhi cattivi, l'aspetto feroce. La barba nera e ricciuta scendeva sul petto. Nella sua uniforme da guerra, cotta a maglie d'oro e d'argento, cinturone scintillante di pietre preziose, fodero della sciabola curvo come un "yatagan" e tempestato di gemme preziose, stivali muniti di speroni d'oro, elmo ornato da una corona di diamanti dalle mille sfaccettature, Feofar presentava l'aspetto più esotico che imponente, di un Sardanapàlo tartaro. Michele Strogoff fu allora condotto davanti all'emiro, e là rimase in piedi, senza abbassare gli occhi. - Fronte a terra! - gridò Ivan Ogareff. - No! - rispose Michele Strogoff. - Scacciate quella donna! - disse Ivan Ogareff. Due soldati respinsero Marfa Strogoff. Ella indietreggiò, ma rimase in piedi, a qualche passo da suo figlio. Comparve l'aguzzino. Questa volta teneva la sciabola sguainata in mano, e quella sciabola era incandescente, perché era stata ritirata allora dal braciere dove ardevano i carboni profumati. Michele Strogoff sarebbe stato accecato secondo il costume tartaro, con una lama incandescente, passata davanti agli occhi! Michele Strogoff non tentò di opporre resistenza. Per i suoi occhi non esisteva più nulla all'infuori di sua madre, ch'egli divorava con lo sguardo! Tutta la sua vita era in quell'ultima immagine! Marfa Strogoff, con gli occhi smisuratamente spalancati, le braccia tese verso di lui, lo guardava!... La lama incandescente passò davanti agli occhi di Michele Strogoff. Risuonò un grido disperato. La vecchia Marfa cadde svenuta al suolo! Michele Strogoff era cieco. Al loro arrivo, Michele Strogoff non si mosse. Alcide Jolivet guardò la fanciulla. - Egli non vi vede, signori - disse Nadia. - I Tartari gli hanno bruciato gli occhi. Il mio povero fratello è cieco. Un vivo sentimento di pietà si dipinse sul volto di Alcide Jolivet e del suo compagno. Un istante dopo, seduti accanto a Michele Strogoff, ambedue gli stringevano la mano e aspettavano che parlasse. - Signori, - disse Michele Strogoff a voce bassa - voi non dovete sapere chi sono io, né cosa sono venuto a fare in Siberia. Vi chiedo di rispettare il mio segreto. Me lo promettete?
postato da: mics alle ore 16:12 | link | commenti (2)
categorie: miti, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
18/03/2008

FOROTTERO

Quando vado a fare gli esami della vista mi sembra di essere dentro un cartone animato.

Prendi il forottero. Gli occhi fanno l'altalena. Il topografo corneale, sembra Alice nel paese delle meraviglie. Il proiettore e la lampada a fessura, non so perché ma penso ai romanzi di Steinbeck (sarà la casetta in mezzo al prato verde).













Miopia: cocciutaggine, pigrizia, chiusura mentale, introversione. Stato di semichoc dovuto al trauma conseguente a uno sguardo di odio o di rabbia della madre.

Ma chi se ne importa. L'ultimo oculista mi fa: lei è perfetto per l'operazione al laser. No, grazie, mi tengo il mio mondo sfumato, la mia cocciutaggine, i miei cartoni animati quando vado ai controlli.
Chi mi ridarebbe la mia regressione infantile di giocare con il forottero?
postato da: mics alle ore 21:42 | link | commenti (1)
categorie: poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
15/03/2008

BICI

Oggi con l'Adele abbiamo fatto massa critica. E' stato divertente.


postato da: mics alle ore 22:25 | link | commenti (1)
categorie: vita di provincia, fatti di mics
14/03/2008

SALDI

Alla libreria Ubik sotto casa ci sono sconti del 30 per cento su tutti i libri.

Investimenti cospicui nei giorni prossimi. Forse già domattina.

Accetto consigli.
postato da: mics alle ore 22:49 | link | commenti (3)
categorie: libri, vita di provincia, chiusure cognitive, fatti di mics
11/03/2008

Adieu Fombonne

Dove ho messo l'orecchio alla pagina.

I lampioni brillavano come se entro un istante non dovessero più brillare.

... il vento veniva da lontano e le cime degli alberi si inclinavano, e le tende scappavano dalle finestre semiaperte, e delle nuvole grigio-nere, informi, torte, correvano nel cielo, le une accanto alle altre, come una folla. Digoin si appoggiò al davanzale. Che spettacolo straordinario, nel primo pomeriggio, come questo della natura che confermava la sua esistenza, ecco, c'è questo istante, così, senza che nessuno possa dubitarne.... E questa lucidità che sentiva di avere riguardo a tutto quanto, all'improvviso la sentì riguardo a se stesso. Si vide nella casa, in questo chalet, a qualche passo da via Gommery, dove passava, di tanto in tanto, qualcuno, ma distante. Che ci faceva Charles Digoin in questa strada, alla fine di questa strada?

La cosa strana, in certe coppie di sposi, è che, sebbene siano uniti da molto tempo, sebbene i loro interessi siano comuni, sebbene nessuno dei due pensi di separarsi dall'altro, si comportano, in certe circostanze, come se fossero indipendenti.
postato da: mics alle ore 23:40 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, poetiche, fatti di mics
26/02/2008

DIVAGARE, NON PERDERE - 2

Volevo scrivere due righe sull'ordine e in particolare su un libro in cui si parla della "trovabilità" che ho trovato molto istruttivo, c'era anche un passo di Borges da citare.

Però il libro non lo trovo, chissà dov'è andato a divagarsi.

postato da: mics alle ore 23:36 | link | commenti
categorie: libri, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
24/02/2008

44

44
postato da: mics alle ore 12:30 | link | commenti (5)
categorie: chiusure cognitive, fatti di mics
22/02/2008

NO, I CAN'T

C'è questo slogan, ce lo troviamo dappertutto.

Yes, we can.

(a parte quanto mi sta sui marroni sempre di più a me l'inglese - e per di più lo so poco, e solo da leggere) (a parte Shakespeare e Robert Browning e sua moglie e Virginia Woolf e Michael Cunningham e Michael Ondaatje e ...)

D'accordo, la politica è l'arte del possibile.
D'accordo, in politica l'individuo è una fibra del collettivo.

Yes, we can.
Sarebbe anche bello crederci.

Ma così, a posteriori, per contrasto, metto in relazione questo slogan pubblico con un'altra frase che ho visto per caso stamattina. Che diceva: "Io non sono capace di fare niente".

In una classe che ho preso a metà anno, perché il collega è partito per andare a insegnare all'estero: li ho da pochi giorni, loro sono grandi e li aspetta la fine del liceo, ci stiamo studiando a vicenda.

Stamattina spiego Rimbaud. La lettera del veggente, poi una di quelle poesie che segnano una svolta anche a scuola, non solo nella storia della letteratura e della cultura, ma anche nella piccola storia che ogni anno si sviluppa nei microcosmi delle classi scolastiche, Voyelles.

Il "Luperini", cioè il manuale, pesa un accidenti e la mattina quando vengo in bici a scuola la cartella pesa, in più tre quarti del tragitto li faccio con la S. sul seggiolino che deve prendere lo scuolabus... Insomma stamane non l'ho portato.
In classe, perciò, se mi serve una parola o due che non ricordo, sbircio sui loro libri, mentre passo fra i banchi.

Gli dico: i manuali devono diventare dei campi di battaglia! Scrivete, scrivete su quegli spazi vuoti, annotate, chiosate, commentate, segnate, sottolineate ecc.

L'altroieri avevo visto che L. aveva fatto una scritta grossa sulla pagina. Oggi l'ho letta, quando ho preso in prestito il suo manuale.
"Io non sono capace di fare niente".

No, L., no. Vedrai.
postato da: mics alle ore 23:03 | link | commenti (5)
categorie: parole, scuola, poetiche, fatti di mics
21/02/2008

CINERASSEGNA - Dark lady malese


A Singapore la moglie di un piantatatore finisce sotto processo per l'uccisione di un tizio: lei dice legittima difesa... Foschissimo melodramma noir tratto da Somerset Maugham, eccezionale per atmosfere (quando la fotografia in bianco e nero è una forma d'arte) e dominato dalla magnetica performance di Bette Davis, la durissima maliarda assassina e imputata nel serrato processo. Regia sapiente per un grande classico della vecchia Hollywood (da Il Davinotti)
postato da: mics alle ore 00:09 | link | commenti
categorie: poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
10/02/2008

DIVAGARE, NON PERDERE

Ho dimenticato la borsa grigia a casa di mia mamma a Rovereto. C'erano dentro i testi dello spettacolo di giovedì e la scaletta delle musiche; l'astuccio con la Omas di cui non si trovano mai i refill, così compro quelli della Pelikan e con la tenaglia li schiaccio un po' per farli andare bene, il cartolaio è abbastanza contento di vendere dei refill rossi, di solito gli restano i cassetti pieni; nell'astuccio c'è anche la chiavetta usb, quella che mi regalato Rob, anzi me l'ha ceduta quando io gliene ho regalato una più grossa; poco male, i file sono tuti qui nel portatile; a Rovereto è restato anche il libro che ho iniziato e adesso devo aspettare per finire, un libro che ho comprato ieri pomeriggio dopo aver portato la Sophie a catechismo ed essere passato in erboristeria per la melissa; un regalo per Rob il libro.

Credono che io sia distratto e perda le cose. Non ho quasi mai perso niente, le cose le dimentico da qualche parte, ma so perfettamente dove sono. Il problema non è stare attenti perché si perdono le cose; l'importante è non perderle, poi dove sono è un'altra storia.
postato da: mics alle ore 01:19 | link | commenti (9)
categorie: libri, vita di provincia, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
02/02/2008

PANCHINE PUBBLICHE 3 - Brassens

Ultimi giorni nervosi, un po' per stanchezza da sovradosaggio scolastico, un po' perché non riuscivo a finire un reading che devo preparare per il 14 febbraio. Così adesso c'è qualche giorno di vacanza sotto carnevale e soprattutto ho finito l'antologia poetica per il 14, immolando delle ore di sonno e con il concorso della Alice-babysitter.

Fra le cose che mi capitano sotto mano, ecco una che mi è piaciuta di più.



GLI INNAMORATI DELLE PANCHINE
(Les amoureux des bancs publics)
Georges Brassens 1954
La gente che guarda di traverso
pensa che le panchine verdi
che si vedono sui marciapiedi
siano fatte per gli invalidi o per gli obesi
Ma questa è un'assurdità
ché in verità
son là, com'è ben noto
per accogliere qualche volta gli amori debuttanti

Gli innamorati che si sbaciucchiano sulle panchine
fregandosene degli sguardi obliqui
dei passanti onesti
Gli innamorati che si sbaciucchiano sulle panchine
dicendosi dei "Ti amo" patetici
hanno dei visini così simpatici
Les Amoureux des bancs publics
si tengono per la mano
parlano del domani
della carta da parati azzurra
che rivestirà i muri della loro camera da letto
si vedono già dolcemente
lei a cucire, lui a fumare
in un benessere sicuro
e a scegliere il nome del loro primo bambino

Quando la sacra famiglia Tal dei Tali
incrocia sul suo cammino
due di questi screanzati
li squadra severamente con propositi velenosi
Ciò non impedisce che tutta la famiglia
il padre, la madre, la figlia,
il figlio, lo spirito santo
vorrebbe qualche volta potersi baciare come loro

Quando i mesi saranno passati,
quando saranno appassiti
i loro bei sogni fiammanti
quando il loro cielo si coprirà di grandi nuvole pesanti
S'accorgeranno emozionati
che è al rischio delle strade
su una di quelle famose panchine
che han vissuto il miglior momento del loro amore


postato da: mics alle ore 16:13 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, scrittura, poetiche, fatti di mics