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07/06/2008

Boris Pahor

Anticipazione di due articoli che appariranno domani sul "Trentino"

«Noi eravamo immersi in una totalità apocalittica, nella dimensione del nulla; quei due invece galleggiano nella vastità dell’amore, che è altrettanto infinito, e che altrettanto incomprensibilmente signoreggia sulle cose, le esclude o le esalta». Alla necropoli, dove si «vive la morte», lo scrittore triestino sloveno Boris Pahor torna dopo quasi vent’anni. Campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, Vosgi. Il ritorno materiale sul luogo del male assoluto rimette in moto il ricordo, dà l’avvio al racconto. La memoria sboccia anche per contrasto: un carpentiere sostituisce delle assi sulla baracca dove una volta marcivano i condannati insieme al legno e le assi nuove con la loro incongruità turbano Pahor; due ragazzi («quei due») si sbaciucchiano al bordo del filo spinato. E così le assi nuove sono fagocitate dal male «col suo putrido succo» e i due innamorati definiscono per contrasto l’infinito del nulla con l’infinito del loro amore.

Boris Pahor sarà protagonista di un incontro proposto dalla biblioteca comunale in via Roma dopodomani martedì 10 alle 18, coordinato da Enrico Rossi (bibliotecario del Museo di Scienze Naturali e grande conoscitore di Pahor, di cui ha pubblicato articoli e interviste e che ha molto contribuito a far conoscere al pubblico).

Il libro pubblicato da Fazi, Necropoli, sta suscitando molto interesse e ha fatto scoprire finalmente Pahor al pubblico più ampio: a 95 anni è invitato in tv, riempie le pagine culturali. Se lo meritava prima, come avevano capito alcuni intellettuali ed editori trentini giù parecchi anni fa. Sarà stata l’affinità di essere scrittori di frontiera.

Necropoli è uno dei più grandi libri sui lager. Sarebbe già abbastanza. Ma è anche di più. Come Primo Levi anche Pahor sa analizzare l’inanalizzabile, dire l’indicibile proprio perché riesce ad asciugare il racconto, a usare solo la retorica della realtà. Perché i lager non sono tanto un valore del male in sé, ma lo significano ed è quando si attinge a questo significato che si tocca il senso dell’apocalisse. Ecco la consapevolezza, ecco anche il senso di colpa che Pahor testimonia (ma da cui non si fa paralizzare) nell’insistere a ricordare gli scomparsi. «Sono ingiusto, lo so» scrive in un passaggio del libro; e a febbraio, durante una trasmissione tv, invitò il pubblico ad applaudire non lui ma quelli che dai lager non sono tornati.

Quest’ultima pubblicazione di Pahor in Italia, scrive Claudio Magris, «è un libro eccezionale, annoverato da decenni fra i capolavori della letteratura dello sterminio, che riesce a fondere l’assoluto dell’orrore – sempre qui e ora, presente e bruciante, eterno davanti a Dio – con la complessità della storia». Un libro che guarda al futuro, è stato scritto, che non indugia con la reorica e le recriminazioni; un libro che richiama l’Europa e la rimprovera, che bacchetta i nazionalismi proprio nei giorni in cui le due patrie di Pahor, Italia e Slovenia, hanno visto cadere la barriera dei vecchi e apparentemente inamovibili confini. Una vitalità, un servire al futuro che si trovava anche ne Il petalo giallo (Nicolodi, 2002): «Nonostante tutto il male che ti è toccato, tu sei viva, puoi prestare ascolto alla natura e scrivere – magnificamente, come tu sai fare – un inno all’amore».

Pahor ha una cifra netta, ben nota ai suoi lettori non dell’ultima ora, che è quella di un’attenzione capace di definizioni fulminanti, illuminanti, intense sulla storia collettiva e individuale: frutto, è stato detto, della sua provenienza popolare e della frequentazione con la cultura balcanica e mitteleuropea, qualcosa che ha a che fare con Trieste e il nord-est, quel nord-est della cultura di cui ha dato definizioni chiave anche Carlo Sgorlon (inventore anche di questa definizione così in voga per altri motivi mercantili e politici); allo stesso modo sta alla base della finezza e dell’essenzialità di Pahor anche l’attenzione alle popolazioni oppresse, come gli zingari, e alle nazionalità marginali, a quelle di frontiera e a quelle negate. È così anche negli altri suoi libri, tutti pubblicati in Italia prima di questo ultimo successo dall’editore roveretano Nicolodi. 
 
 

2. LA “VIA TRENTINA” 

C’è una “via trentina” per Boris Pahor. Non solo perché assomigliano a quelle trentine la sua sensibilità e la sua scrittura tutto sommato “di frontiera”: uno stiel forte, capace di aprirsi dal sentimento locale a quello transnazionale e “umano”, insomma niente a che fare con localismo, provincialismo, nazionalismo.

L’incontro fra Pahor e il Trentino è un incontro di grande cultura e grande intelligenza, che nasce nell’alvo di piccole e colte case editrici come la roveretana Nicolodi / Zandonai, ma anche di grandi enti culturali come la Fondazione Kessler o le biblioteche pubbliche.

Non è un caso, per esempio, che a parlare di Necropoli abbia iniziato prima degli altri Enrico Rossi, che ha intervistato Pahor per le pagine de “La stampa” nel 2007, quando il libro era tradotto in Italia dalle minuscole Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese di Ronchi dei Legionari e che su quel giornale ha sempre recensito nel corso degli anni i libri dello scrittore, a testimonianza di una lunga e fedele frequentazione.

Nel 2001 un estratto di La culla del mondo (in sloveno Zibelka sveta, pubblicato poi da Nicolodi con il titolo Il petalo giallo) è apparso sulla rivista “Comunicare letterature lingue” dell’allora Itc e oggi Fondazione Kessler, accompagnato da una corposa intervista di Marco Pontoni e Giuliana Dallafior.

Tutti i libri di narrativa precedenti a Necropoli sono stati pubblicati da Nicolodi, oggi Zandonai, il sofisticato editore roveretano: Il rogo nel porto, trad. Mirella Udrih-Merku, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh, 2001; La villa sul lago, trad. Marija Kacin, 2002; Il petalo giallo, trad. Diomira Fabjan Bajc, 2004.
postato da: mics alle ore 16:26 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, articoli, scrittura, giornali, poetiche
18/05/2008

Occhiali


Le regole (ovvero Questioni di stile) è una rubrichina di  Internazionale

Questa settimana (n.743 - 9/15 maggio 208)  "Occhiali da vista"

1) La parte superiore della montatura deve essere allineata alle sopracciglia
2) Se hai pochi soldi da spendere, evita i negozi di ottica in franchising. Meglio i mercatini vintage o le vendite di beneficenza
3) A un appuntamento metti le lenti a contatto
4) Lascia eprdere i modelli alla John Lennon, le lenti fotosensibili e gli occhiali di 'design'
5) Sembrerai più intelligente solo se lo sei già

L'altra rubrica imperdibile è L'oroscopo di Rob Breszny
postato da: mics alle ore 22:37 | link | commenti (2)
categorie: giornali, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
13/01/2008

PLATONICO

Possesso palla platonico del Milan.

Mentre tutti dormono già correggo qualche compito, preparo le lezioni di domani, do un'occhiata ogni tanto alla cronaca della partita.

Il Milan vince 5 a 2. La partita non ha niente da raccontare.

Commento:
Possesso palla platonico del Milan.

A quando:
Ronaldo rovescia in rete una rombocannonata nietzschiana ?
postato da: mics alle ore 22:34 | link | commenti (2)
categorie: internet, scrittura, giornali, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
12/01/2008

SFOGLIANDO SI IMPARA - rassegna(ta) stampa

Quando sul "Corriere della sera" (di carta) arrivo a pg. 42, dopo pranzo, col caffè che fuma e annebbia il cucchiaino, la gara di slalom femminile sullo sfondo, non mi manca il desiderio di leggere un articolo lunghetto che si intitola Una terra in gioco, che ha anche una bella grafica - il titolo è bello, per esempio, giocato sui neri e grigi, sotto l'etichetta azzurra "Eventi" e il sommario di pagina "Festival delle scienze da lunedì a Roma" in maiuscoletto - e capisco anche che l'autore, Sidney Altman, un nome che ho orecchiato chissà dove, non so (in realtà è lo scopritore delle funzioni dell'RNA, dici niente), si è fatto promotore di qualcosa di davvero interessante, anche se un po' inflazionato, cioè la proposta alla politica di farsi aiutare dagli scienziati.
Però non l'ho letto.
"Gli scienziati che in diversi
campi lavorano su argo-
menti teorici hanno come
unico strumento la scrittu-
ra. E' tutto molto semplice, almeno in
apparenza. Quegli scienziati che fanno
invece esperimenti lavorano in labora-
torio. Il laboratorio potrebbe essere
l'intero mondo (...)"
E' un inizio illeggibile.
E' sicuramente la traduzione.
Questa sintassi non significa niente, è solo nemica.
Non è di facile soluzione, credo che l'originale sia organizzato in questa successione sintattica.
Però la traduttrice avrebbe potutto almeno cambiare l'ordine.
"Hanno come unico stru-
mento la scrittura gli
scienziati che (...)"
Oppure si poteva mettere un "Quegli scienziati" al posto di "Gli scienziati".

Anche il corsivo di spalla è una rivendicazione di autorevolezza per l'indicazione di una buona strada alla politica, questa volta da parte della categoria dei filosofi, se ne fa interprete Emanuele Severino. E' abbastanza convincente, ma anche lui spende valuta inflazionata.

Alla fine, ho letto solo Severino, forse nel corso della giornata riprenderò anche Altman, se il giornale non finisce prima nella pila della carta da smaltire nel bidone della differenziata.



La legge sul diritto d'autore stabilisce che si possono pubblicare su internet immagini o musiche o parti di opere se sono a scopo didattico, scientifico, di commento e comunque senza scopo di lucro. La condizione è che abbiano qualità o risoluzione "degradata", che significa in sostanza quasi tutto quello che c'è in internet, ed è del tutto leggibile o ascoltabile.
A me sembra una legge condivisibile.
link1     




Dopo essersi incredibilmente intromesso nelle faccende civili, morali e politiche di Roma - e dell'Italia intera - con la scusa che il vescovo di Roma si occupa anche di queste cose, adesso Ratzinger vuole andare a visitare l'Università La Sapienza, ma gli scienziati non ne vogliono sapere. Su Galileo Galilei il papa precedente ha chiesto scusa ma il fondatore del metodo scientifico non è mai stato riabilitato né le sue teorie riconosciute ancora dalla chiesa. E Ratzinger disse anche, come riportano i protestatari:
- Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso a Parma, Joseph Ratzinger ha rilanciato un'intollerabile affermazione di Feyerabend: "Il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto" -
link1    link2  





Non so il resto, ma Carla Bruni è una cantante fra le più scarse che abbia mai sentito.
link


Su IoDonna, l'inserto del sabato del Corriere, c'è un'intervista di Anna Maria Speroni (che quanto a interviste ci sa davvero fare) a Fabri Fibra: mi sembra di capire che è stata dura e la giornalista, con molta discrezione, con fermezza e senso del limite e dell'oggettività, fa capire che cosa pensa 1) dal tono della domande; 2) dalla scelta di riportare tale e quali come nella realtà (quasi) tutte le risposte; 3) da un commento ndr che sembra solo informazione ma non lo è.

Sul "Trentino - Corriere delle Alpi" Umberto Gandini - un maestro del giornalismo, bravissimo traduttore dal tedesco (di Kafka per Feltrinelli, per esempio), storico redattore della cultura e memorabile cronista della Bolzano e dell'Alto Adige degli anni del terrorismo sudtirolese - firma la critica teatrale su Elettra di Sofocle coprodotta dagli Stabili del Veneto e di Catania.
Ottava riga: "Il regista Luca De Fusco ha fatto alcune scelte che rimangono ampiamente immotivate e che condizionano pesantemente, in negativo, la rappresentazione"; e più avanti: "... quando l'invisibile Oreste tira Egisto per i piedi perché gli piombi fra le mani assassine e la vicenda vira visivamente sul fumettistico, in platea risuona qualche risata". Negli ultimi moduli del pezzo però dice anche cosa c'è di buono nella recitazione e nello sforzo degli attori.
Viva le stroncature e i recensori teatrali che non sono dei tecnici del mondo teatrale ma sanno di teatro.
(E abbasso certe produzioni degli Stabili che costringono le stagioni teatrali di provincia a cartelloni per una buona metà ai limiti dell'inguardabile, con tutto il bel teatro che ci sarebbe da scegliere).
postato da: mics alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: scuola, internet, giornali, poetiche