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07/06/2008

Boris Pahor

Anticipazione di due articoli che appariranno domani sul "Trentino"

«Noi eravamo immersi in una totalità apocalittica, nella dimensione del nulla; quei due invece galleggiano nella vastità dell’amore, che è altrettanto infinito, e che altrettanto incomprensibilmente signoreggia sulle cose, le esclude o le esalta». Alla necropoli, dove si «vive la morte», lo scrittore triestino sloveno Boris Pahor torna dopo quasi vent’anni. Campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, Vosgi. Il ritorno materiale sul luogo del male assoluto rimette in moto il ricordo, dà l’avvio al racconto. La memoria sboccia anche per contrasto: un carpentiere sostituisce delle assi sulla baracca dove una volta marcivano i condannati insieme al legno e le assi nuove con la loro incongruità turbano Pahor; due ragazzi («quei due») si sbaciucchiano al bordo del filo spinato. E così le assi nuove sono fagocitate dal male «col suo putrido succo» e i due innamorati definiscono per contrasto l’infinito del nulla con l’infinito del loro amore.

Boris Pahor sarà protagonista di un incontro proposto dalla biblioteca comunale in via Roma dopodomani martedì 10 alle 18, coordinato da Enrico Rossi (bibliotecario del Museo di Scienze Naturali e grande conoscitore di Pahor, di cui ha pubblicato articoli e interviste e che ha molto contribuito a far conoscere al pubblico).

Il libro pubblicato da Fazi, Necropoli, sta suscitando molto interesse e ha fatto scoprire finalmente Pahor al pubblico più ampio: a 95 anni è invitato in tv, riempie le pagine culturali. Se lo meritava prima, come avevano capito alcuni intellettuali ed editori trentini giù parecchi anni fa. Sarà stata l’affinità di essere scrittori di frontiera.

Necropoli è uno dei più grandi libri sui lager. Sarebbe già abbastanza. Ma è anche di più. Come Primo Levi anche Pahor sa analizzare l’inanalizzabile, dire l’indicibile proprio perché riesce ad asciugare il racconto, a usare solo la retorica della realtà. Perché i lager non sono tanto un valore del male in sé, ma lo significano ed è quando si attinge a questo significato che si tocca il senso dell’apocalisse. Ecco la consapevolezza, ecco anche il senso di colpa che Pahor testimonia (ma da cui non si fa paralizzare) nell’insistere a ricordare gli scomparsi. «Sono ingiusto, lo so» scrive in un passaggio del libro; e a febbraio, durante una trasmissione tv, invitò il pubblico ad applaudire non lui ma quelli che dai lager non sono tornati.

Quest’ultima pubblicazione di Pahor in Italia, scrive Claudio Magris, «è un libro eccezionale, annoverato da decenni fra i capolavori della letteratura dello sterminio, che riesce a fondere l’assoluto dell’orrore – sempre qui e ora, presente e bruciante, eterno davanti a Dio – con la complessità della storia». Un libro che guarda al futuro, è stato scritto, che non indugia con la reorica e le recriminazioni; un libro che richiama l’Europa e la rimprovera, che bacchetta i nazionalismi proprio nei giorni in cui le due patrie di Pahor, Italia e Slovenia, hanno visto cadere la barriera dei vecchi e apparentemente inamovibili confini. Una vitalità, un servire al futuro che si trovava anche ne Il petalo giallo (Nicolodi, 2002): «Nonostante tutto il male che ti è toccato, tu sei viva, puoi prestare ascolto alla natura e scrivere – magnificamente, come tu sai fare – un inno all’amore».

Pahor ha una cifra netta, ben nota ai suoi lettori non dell’ultima ora, che è quella di un’attenzione capace di definizioni fulminanti, illuminanti, intense sulla storia collettiva e individuale: frutto, è stato detto, della sua provenienza popolare e della frequentazione con la cultura balcanica e mitteleuropea, qualcosa che ha a che fare con Trieste e il nord-est, quel nord-est della cultura di cui ha dato definizioni chiave anche Carlo Sgorlon (inventore anche di questa definizione così in voga per altri motivi mercantili e politici); allo stesso modo sta alla base della finezza e dell’essenzialità di Pahor anche l’attenzione alle popolazioni oppresse, come gli zingari, e alle nazionalità marginali, a quelle di frontiera e a quelle negate. È così anche negli altri suoi libri, tutti pubblicati in Italia prima di questo ultimo successo dall’editore roveretano Nicolodi. 
 
 

2. LA “VIA TRENTINA” 

C’è una “via trentina” per Boris Pahor. Non solo perché assomigliano a quelle trentine la sua sensibilità e la sua scrittura tutto sommato “di frontiera”: uno stiel forte, capace di aprirsi dal sentimento locale a quello transnazionale e “umano”, insomma niente a che fare con localismo, provincialismo, nazionalismo.

L’incontro fra Pahor e il Trentino è un incontro di grande cultura e grande intelligenza, che nasce nell’alvo di piccole e colte case editrici come la roveretana Nicolodi / Zandonai, ma anche di grandi enti culturali come la Fondazione Kessler o le biblioteche pubbliche.

Non è un caso, per esempio, che a parlare di Necropoli abbia iniziato prima degli altri Enrico Rossi, che ha intervistato Pahor per le pagine de “La stampa” nel 2007, quando il libro era tradotto in Italia dalle minuscole Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese di Ronchi dei Legionari e che su quel giornale ha sempre recensito nel corso degli anni i libri dello scrittore, a testimonianza di una lunga e fedele frequentazione.

Nel 2001 un estratto di La culla del mondo (in sloveno Zibelka sveta, pubblicato poi da Nicolodi con il titolo Il petalo giallo) è apparso sulla rivista “Comunicare letterature lingue” dell’allora Itc e oggi Fondazione Kessler, accompagnato da una corposa intervista di Marco Pontoni e Giuliana Dallafior.

Tutti i libri di narrativa precedenti a Necropoli sono stati pubblicati da Nicolodi, oggi Zandonai, il sofisticato editore roveretano: Il rogo nel porto, trad. Mirella Udrih-Merku, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh, 2001; La villa sul lago, trad. Marija Kacin, 2002; Il petalo giallo, trad. Diomira Fabjan Bajc, 2004.
postato da: mics alle ore 16:26 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, articoli, scrittura, giornali, poetiche
05/04/2008

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

Acquisti in libreria, ieri.




e c'è anche una bella trasmissione podcast

e
Casi critici di Alfonso Berardinelli

e
Le parole dell'incanto. Esplorazioni dell'iconismo linguistico di Fernando Dogana



E questa è invece una cosa che vorrei
t900 Fahrradmanufaktur



così come gran parte delle cose elencate tra questi classici del design

Non si compra, si visita e si legge: blog di Mestiere di scrivere


postato da: mics alle ore 11:16 | link | commenti
categorie: libri
04/04/2008

... questo è lo scarto di una serie di tentativi preparati per una rivista ...

      Mise en abîme di Michele Strogoff 

      “ Dopo aver letto Cattedrale ho provato voglia di essere cieco.

      Come quando si ha voglia di essere miserabili dopo aver letto Céline”.

      Sandro Veronesi 

      Devo il mio nome di battesimo a mio trisnonno materno, Michele Strogoff. Lo accecarono accostandogli agli occhi una spada incandescente, secondo il feroce rito tartaro; ma, come succede nei romanzi, la devota Nadia lo accompagnava e vedeva per lui. E vagò nella steppa con una benda sugli occhi e la nostalgia d’amore come una specie di aureola.

      Mia madre porta il nome di sua nonna, la figlia di Michele Strogoff, messaggero dello Zar. Il nome di mia madre era Aureola Strogoff. Possiedo una sua fotografia in cui tiene in mano una fotografia in cui lei giovane tiene in mano una fotografia del trisnonno Michele. Tutti hanno gli occhi bendati.

      Quando ho letto quel racconto di Raymond Carver intitolato Cattedrale, in cui una coppia invita a cena un amico cieco, ho pensato per l’ennesina volta al trisnonno e a nonna Aureola, alle nostre bende sugli occhi che sono una tradizione di famiglia, alla nostra nostalgia dell’amore e dell’avventura, al difetto che ha la nostra vista quando la recuperiamo provvisoriamente.  A mio biscugino Michel Le Rue, l’ultimo guardiano del faro Ar-Pen al largo della Bretagna, prima dell’illuminazione automatizzata. Conosceva la luce nonostante la cecità parziale permanente e quella totale intermittente.

      Quando ci vediamo, noi di famiglia, comunque manteniamo la cecità periferica, non cogliamo la visione con la coda dell’occhio, chissà che cosa ci perdiamo. Questo non possiamo farcelo raccontare, nessuno ci riesce adeguatamente e nessuno lo reputa importante.

      I suoi occhi  erano  d'un  azzurro  cupo,  con  lo  sguardo diritto,  franco, inalterabile,  e brillavano sotto un'arcata i cui muscoli sopraciliari, un po' contratti,  dimostravano grande coraggio,  quel "coraggio senza collera degli eroi",  secondo l'espressione  dei  fisiologi.  Il  naso pronunciato,  dalle  narici  larghe,  sovrastava una bocca simmetrica, dalle labbra un poco sporgenti, proprie di un essere generoso e buono. Michele Strogoff aveva il temperamento dell'uomo  deciso,  che  prende rapidamente la sua   risoluzione,   che  non  si  rode  le  unghie nell'incertezza.

      Non si deve commettere l’errore di immedesimarsi nei personaggi dei romanzi. Sono figure che si muovono nell’area laterale della vista; sono inganni, fantasmi, ombre di animali di cui tratteniamo la memoria del timore degli antenati ancestrali. Precipitati di immaginazione, anti-vita, troppo partecipi della trama per tentare di decifrarla. Il bovarismo è come il vizio di rosicchiarsi le unghie, significa restare nell’incertezza dell’infanzia.

      Invece non siamo tanto quello che immaginiamo di essere quanto quello che nostra madre ha creato.

      Michele Strogoff fu allora condotto davanti all'emiro,  e là rimase in piedi, senza abbassare gli occhi.

      - Fronte a terra!  -  gridò Ivan Ogareff.

      - No!  -  rispose Michele Strogoff.

      - Scacciate quella donna!  -  disse Ivan Ogareff.

      Due soldati respinsero Marfa Strogoff. Ella indietreggiò, ma rimase in piedi, a qualche passo da suo figlio.

      Comparve l'aguzzino.  Questa volta teneva  la  sciabola  sguainata in mano, e quella sciabola era incandescente,  perché era stata ritirata allora dal braciere dove ardevano i carboni profumati.

      Michele Strogoff sarebbe stato accecato secondo  il  costume  tartaro, con una lama incandescente, passata davanti agli occhi!

      Michele Strogoff non tentò di opporre resistenza. Per i suoi occhi non esisteva  più nulla all'infuori di sua madre,  ch'egli divorava con lo sguardo! Tutta la sua vita era in quell'ultima immagine! Marfa Strogoff,  con gli occhi smisuratamente spalancati,  le  braccia tese verso di lui, lo guardava!...

      La lama incandescente passò davanti agli occhi di Michele Strogoff.

      Risuonò un grido disperato. La vecchia Marfa cadde svenuta al suolo!

      Michele Strogoff era cieco. 

      Vediamo quello che gli occhi di Nadia vedono e sappiamo sempre un po’ di più di quello che ci raccontano coloro che vedono meglio con gli occhi. La nostra storia è fatta di racconti e di fotografie che contengono altre fotografie. 

      Questo si tramanda nella nostra famiglia di bendati, fin dal trisnonno Michele Strogoff, corriere dello Zar, cresciuto fra le province di Omsk e Tobolsk, autore del famoso viaggio fra Mosca e Irkutsk, bendato e aureolato di nostalgia d’amore.

postato da: mics alle ore 21:50 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, miti, scrittura
14/03/2008

SALDI

Alla libreria Ubik sotto casa ci sono sconti del 30 per cento su tutti i libri.

Investimenti cospicui nei giorni prossimi. Forse già domattina.

Accetto consigli.
postato da: mics alle ore 22:49 | link | commenti (3)
categorie: libri, vita di provincia, chiusure cognitive, fatti di mics
11/03/2008

Adieu Fombonne

Dove ho messo l'orecchio alla pagina.

I lampioni brillavano come se entro un istante non dovessero più brillare.

... il vento veniva da lontano e le cime degli alberi si inclinavano, e le tende scappavano dalle finestre semiaperte, e delle nuvole grigio-nere, informi, torte, correvano nel cielo, le une accanto alle altre, come una folla. Digoin si appoggiò al davanzale. Che spettacolo straordinario, nel primo pomeriggio, come questo della natura che confermava la sua esistenza, ecco, c'è questo istante, così, senza che nessuno possa dubitarne.... E questa lucidità che sentiva di avere riguardo a tutto quanto, all'improvviso la sentì riguardo a se stesso. Si vide nella casa, in questo chalet, a qualche passo da via Gommery, dove passava, di tanto in tanto, qualcuno, ma distante. Che ci faceva Charles Digoin in questa strada, alla fine di questa strada?

La cosa strana, in certe coppie di sposi, è che, sebbene siano uniti da molto tempo, sebbene i loro interessi siano comuni, sebbene nessuno dei due pensi di separarsi dall'altro, si comportano, in certe circostanze, come se fossero indipendenti.
postato da: mics alle ore 23:40 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, poetiche, fatti di mics
26/02/2008

DIVAGARE, NON PERDERE - 2

Volevo scrivere due righe sull'ordine e in particolare su un libro in cui si parla della "trovabilità" che ho trovato molto istruttivo, c'era anche un passo di Borges da citare.

Però il libro non lo trovo, chissà dov'è andato a divagarsi.

postato da: mics alle ore 23:36 | link | commenti
categorie: libri, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
20/02/2008

RACCOLTA DIFFERENZIATA

postato da: mics alle ore 22:01 | link | commenti (1)
categorie: libri, scrittura, chiusure cognitive
10/02/2008

DIVAGARE, NON PERDERE

Ho dimenticato la borsa grigia a casa di mia mamma a Rovereto. C'erano dentro i testi dello spettacolo di giovedì e la scaletta delle musiche; l'astuccio con la Omas di cui non si trovano mai i refill, così compro quelli della Pelikan e con la tenaglia li schiaccio un po' per farli andare bene, il cartolaio è abbastanza contento di vendere dei refill rossi, di solito gli restano i cassetti pieni; nell'astuccio c'è anche la chiavetta usb, quella che mi regalato Rob, anzi me l'ha ceduta quando io gliene ho regalato una più grossa; poco male, i file sono tuti qui nel portatile; a Rovereto è restato anche il libro che ho iniziato e adesso devo aspettare per finire, un libro che ho comprato ieri pomeriggio dopo aver portato la Sophie a catechismo ed essere passato in erboristeria per la melissa; un regalo per Rob il libro.

Credono che io sia distratto e perda le cose. Non ho quasi mai perso niente, le cose le dimentico da qualche parte, ma so perfettamente dove sono. Il problema non è stare attenti perché si perdono le cose; l'importante è non perderle, poi dove sono è un'altra storia.
postato da: mics alle ore 01:19 | link | commenti (9)
categorie: libri, vita di provincia, poetiche, chiusure cognitive, fatti di mics
30/01/2008

PROTO ANOBII

Molto prima di Anobii.
 
Art Garfunkel ha schedato i libri che ha letto dal 1968 in poi.

17. Feb 1969 Malcolm X and Alex Haley Autobiography 1964 460 pp.
18. Feb 1969 Jule Eisenbud, M.D. The World of Ted Serios 1968 339 pp.
19. Feb 1969 Penelope Gilliatt A State of Change 1967 221 pp.
20. Feb 1969 Oscar Wilde The Picture of Dorian Gray 1891 234 pp.
21. Feb 1969 Joseph Heller Catch 22 1955 463 pp.
22. Feb 1969 Voltaire Candide 1758 144 pp.
23. Feb 1969 F. Scott Fitzgerald The Great Gatsby 1925 182 pp.
24. Feb 1969 L.N. Tolstoy War and Peace 1869 1444 pp.

...

1011. 2007 Leonardo da Vinci Prophecies 1452-1519
1012. 2007 Donald Capps the depleted self 1993
1013. 2007 Jean Rhys Tigers are Better Looking 1927,
1960-63
1014. 2007 Reinhold Niebuhr Leaves from the Notebook of a Tamed Cynic 1915-28
1015. 2007 John J. Jackson, Jr. Harlemworld 2001
1016. 2007 Edmund Burke A Philosophical Enquiry into the Origin of our
Ideas of the Sublime and Beautiful
1757
1017. 2007 Octavio Paz The Labyrinth of Solitude 1961
1018. 2007 V.S. Naipaul A Bend in the River 1979
1019. 2007 Linda Lawrence Hunt Bold Spirit- Helga Estby's Forgotten Walk
Across Victorian America
2003
1020. 2007 Fyodor Dostoevsky The Gambler 1866
1021. 2007 Alexander Solzhenitsyn Nobel Lecture 1972
1022. 2007 Kenneth Seeskin Maimonides: A Guide for Today's Perplexed 1991
1023. 2007 Booth Tarkington The Magnificent Ambersons 1918

(visto in blog del mestiere di scrivere)





postato da: mics alle ore 20:48 | link | commenti (7)
categorie: libri, poetiche
08/01/2008

STORIE DI VETRO

Alla radio in macchina - mentre andavo a ritirare un pacco in zona industriale da un fastidioso corriere in uno squallido capannone in uno sporco piazzale  in quell'ora che non è niente fra le 18 e le 19 -
Eugenio Finardi parlava in modo elegante di uno dei tre racconti della Trilogia di New York di Paul Auster, Città di vetro.
Non so perché diffido di Paul Auster, forse perché ho abbandonato qualcosa di suo, l'avevo trovato noioso. Ma non credo sarà per sempre così. La trilogia dev'essere su qualche scaffale della libreria.
Mi è piaciuto Finardi e anche ascoltare qualche brano alla radio. Ma non mi ha fatto venire voglia di leggerlo.
Forse troppa metafisica.
Diffido anche di Finardi, in generale, ma mi è simpatico, poi oggi l'ho trovato anche abbastanza profondo, che per uno che fa canzonette...

Poi c'è un'altra cosa che non so. Perché detesto così tanto i corrieri.
Sulla zona industriale di Spini e sul settore E ho qualche decisiva certezza in più.
Quando avevo quindici anni La musica ribelle ed Extraterrestre hanno fatto una certa differenza, non metafisica.

postato da: mics alle ore 00:07 | link | commenti
categorie: parole, libri, scrittura
28/11/2007

MOMO

Nel Momus, Leon Battista Alberti (1404-1472) immagina che il dio minore e ribelle Momo metta a nudo l'incompetenza di Giove nel governo dell'universo . E' un libro-labirinto satirico, il modello è il greco Luciano, Alberti non risparmia niente e nessuno, soprattutto le corti umanistico-rinascimentali e l'illusione di dare ordine all'universo attraverso la politica. C'è pure un architetto che, insieme a un mendicante, potrebbe avere la possibilità di riformare il mondo. Una satira sferzante, scritta nel 1450, una formidabile favola cosmico-politica, con delle anticipazioni orwelliane. Legato ma allo stesso tempo avverso alla cultura ermetica del suo tempo, Alberti qui inventa il grande sogno umoristico di un uomo a tutto tondo, più oscuro e problematico (e umano) di quello che sublimerà il pieno rinascimento.

Umanesimo e Rinascimento furono epoche di grandi sogni utopistici: platonismo e magia, aristocrazia e borghesia congiuravano in un tempo politico confusissimo per trovare la forma della città perfetta.

La notizia - la do così, tento il massimo di oggettività e quasi di indifferenza - è che la famosa collana della "Biblioteca dell'utopia" della Silvio Berlusconi Editore esce quest'anno proprio con il Momus. Prossima presentazione nella biblioteca del senato.

Utopie.momus
postato da: mics alle ore 17:15 | link | commenti (4)
categorie: libri, letteratura
05/11/2007

IMMAGINAZIONE

Che cos


postato da: mics alle ore 15:10 | link | commenti (2)
categorie: libri, scuola, poetiche
31/10/2007

MUSICA + LIBRI + OMBRE

Mentre ascolto la vecchia ma sempre valida Kate Bush (Aerial) (e correggo i compiti della I) penso ai due libri che mi hanno regalato e che leggerò.
Coincidenza di queste ombre nei titoli.

postato da: mics alle ore 00:38 | link | commenti (1)
categorie: libri, fatti di mics
28/10/2007

CREOSOTO

Ultime parole di beltàser: zozzo, creosoto (quest'ultima è saltata fuori da pg. 200 di La strada di Cormac McCarthy) (leggerlo: è agghiacciante).

Domattina breve discorso di presentazione di un volume sul mito di Elettra e della permanenza del suo modello nella letteratura e nella cultura.
Aprirò leggendo una prosa poetica di Charles Simic, dalla sua autobiografia Il mondo non finisce (ma guarda, quest'europeo americanizzato con la sua genesi e all'opposto Cormac McCarthy con la sua apocalisse).

Il quarto anno della guerra si fece vivo Hermes. D'aspetto non era granché. La giubba da postino era a brandelli; topi gli entravano e uscivano di corsa dalle tasche. Il cappello a larghe tese era perforato da buchi di pallottola. Portava ancora il famoso bastone che chiude gli occhi agli agonizzanti, ma pareva rosicchiato. Aveva lasciato che i morenti lo mordessero? Ad ogni modo, non aveva lettere per noi. "Dio dei ladri!" gli urlammo alle spalle quando non ci poteva più sentire.



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categorie: libri, letteratura, scuola, poetiche, fatti di mics
18/10/2007

QUANDO MI SVEGLIO ALLUNGO LA MANO PER TOCCARE IL BAMBINO

Vada come vada, il libro che sto leggendo in queste giornate senza fiato sarà da quattro stelline. Perché anche adesso diventasse improvvisamente orribile basterebbero soltanto le prime trenta pagine per valergli ammirazione lunga e duratura.

- fuori dal discorso: Rimini -
(Di Cormac Mc Carthy mi parlava F. in quei mesi in cui  passavo metà del mio tempo a Rimini, subito dopo l'università, erano i mesi d'inverno. Sembra un'ovvietà, ma il mare d'inverno... non la dico. F doveva farci la tesi di laurea; anche il suo professore, Guido Fink, abitava a Rimini, qualche volta andavano in birreria insieme).
(Andare al cinema nella nebbia, a Rimini).

Incipit:
"Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. "
postato da: mics alle ore 22:02 | link | commenti (4)
categorie: libri, letteratura, poetiche, fatti di mics
16/10/2007

TESTA O CROCE


























(Ascoltando Leonard Cohen,
By the rivers dark
Famous blue raincoat

e anche l'ala del turbine intelligente
delle Variazioni Goldberg
e del Bach
di Glenn Gould)


postato da: mics alle ore 23:28 | link | commenti (3)
categorie: libri, letteratura, poetiche, chiusure cognitive
12/10/2007

HO BISOGNO DI TEMPO

Sarà che Ripellino mi riporta a Praga.
Sarà il fascino della collezione di poesia bianca dell'einaudi
(gli scaffali della biblioteca civica, ed ero ancora piccolo di statura, dovevo prendere la scaletta per arrivarci).

Però questo libro di poesie di Angelo Maria Ripellino, non so perché, ha una valore diverso. Non so perché. E dire che me le ricordavo anche più belle, tutte quante (invece mi fulminano alcune) (ma sono testi che lavorano nel profondo, hanno bisogno di tempo).

("Ha bisogno di tempo": sembra un eufemismo per dire che uno non ci arriva, o per sostenere che una cosa proprio non funziona. Invece è un complimento)

altro sull'argomento qui >>









postato da: mics alle ore 08:29 | link | commenti
categorie: libri, letteratura, poetiche, fatti di mics
11/10/2007

FILIALE

Aperta una dependance: www.beltaser.wordpress.com

postato da: mics alle ore 15:27 | link | commenti
categorie: parole, libri, scrittura, fatti di mics
27/09/2007

L'AMICO

Mi piacciono i libretti i sassi di nottetempo.

Giorgio Agamben ha pubblicato parecchi di questi sassi.
Affida a poche paginette alcune riflessioni fulminanti.
Ho letto qualche tempo fa Genius. Letto: l'ho attraversato, bevuto, subìto. Mi si impone il ricordo. Il genius per i romani era il dio custode di ogni individuo. Era il suo carattere, la somma delle possibilità che stanno accanto all'unica esperienza della realizzazione di una sola possibilità. Era ciò che un individuo sarebbe potuto diventare.

Adesso esce L'amico. Domattina finisco scuola alle 11.40 e passo in libreria.

Questo desiderio, questa attesa di leggere: è il risultato di quarant'anni di mania della lettura. E' dolce.

Agamben prende il via da un passo di Aristotele dall'Etica nicomachea. A proposito di dolcezza.


"Colui che vede sente (aisthanetai) di vedere, colui che ascolta sente di ascoltare, colui che cammina sente di camminare e così per tutte le altre attività vi è qualcosa che sente che stiamo esercitandole, in modo che, se sentiamo, ci sentiamo sentire, e, se pensiamo, ci sentiamo pensare, e questo è la stessa cosa che sentirsi esistere: esistere (tò èinai) significa infatti sentire e pensare.
Sentire che viviamo è di per sé dolce, poichè la vita è per natura un bene ed è dolce sentire che un tale bene ci appartiene.
Vivere è desiderabile, soprattutto per i buoni, poiché per essi esistere è un bene e una cosa dolce.
Con-sentendo provano dolcezza per il bene in sé, e ciò che l'uomo buono prova rispetto a sé, lo prova anche rispetto all'amico: l'amico è infatti un altro se stesso (heteros autos). E come, per ciascuno, il fatto stesso di esistere (to auton einai) è desiderabile, così - o quasi - è per l'amico.
L'esistenza è desiderabile perchè si sente che essa è una cosa buona e questa sensazione (aisthesis) è in sé dolce. Anche per l'amico si dovrà allora con-sentire che egli esiste e questo avviene nel convivere e nell'avere in comune (koinonein) azioni e pensieri. In questo senso si dice che gli uomini convivono e non, come per il bestiame, che condividono il pascolo. [...] L'amicizia è, infatti, una comunità e, come avviene rispetto a se stessi, così anche per l'amico: e come, rispetto a se stessi, la sensazione di esistere (aisthesis oti estin) è desiderabile, così sarà anche per l'amico".
postato da: mics alle ore 23:25 | link | commenti (1)
categorie: libri, letteratura, scrittura, poetiche