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10/05/2008

Homo faber

Venerdì 15 sarò qui, a questa conferenza-spettacolo di Duccio Canestrini

Homo faber evolution | 15/05/2008 20:30 |
La passione della tecnologia

Conferenza spettacolo. Sala polifunzionale Trentino Sviluppo (dietro la stazione ferroviaria), Via F. Zeni 8, Rovereto (Trento) 15 maggio 2008 ore 20:30. Ingresso libero



postato da: mics alle ore 11:28 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale, fatti di mics
23/10/2007

CINEMA

Ho imparato il cinema in due posti.

Al cinema dell'oratorio Rosmini. Centocinquanta lire. Ghiaccioli e caramelle Charms.
Con Franco Franchi, Terence Hill e Charlton Eston che divideva le acque del Mar Rosso. Rocky Balboa. Jacques Cousteau. Yuppi du.
Dopo il cine una partita a calcio nel campo al quale si accedeva direttamente dalle uscite di sicurezza.
(Ci sono ritornato domenica pomeriggio a vedere i cartoni animati con le bambine e ci sono le stesse scale, le stesse ringhiere).
Niente caramelle Charms. Finite.

Andavo al cine alla domenica mattina, al sabato pomeriggio, il mercoledì alle sei. Ci andavo sempre.

L'altro posto è il cinema Vittoria (niente link). Dove mio zio faceva il proiezionista. E' una storia vera. Lui dormiva su una branda durante le proiezioni, lo svegliavo quando stava per finire la pellicola e doveva cambiare la pizza. Io mi vedevo i film due tre volte di seguito. Dal finestrino di servizio. Era meraviglioso; ore infinite.
(Il cinema Vittoria non c'è più: grandi magazzini, poi la succursale didattica di un museo).
(C'era un bellissimo parquet, dieci metri dalla prima fila allo schermo, listelli 2 cm x 10).
(C'era un meraviglioso orologio a tessere. Scattavano i minuti. Io che non ero capace di aspettare ma ero arrivato venti minuti in anticipo mi allenavo a contare i secondi e a sfidare il tempo a essere uguale al mio pensiero).
Sole rosso. Dersu Uzala. I magnifici sette. Billy the kid. Hollywood party. Papillon.
postato da: mics alle ore 00:03 | link | commenti (3)
categorie: miti, vita di provincia, poetiche, macchina ideale, fatti di mics
22/09/2007

IL PERCHE' DEL BLOG - e un po' di Beppe Grillo

All'inizio: storia di mics

Nel 2003 il blog era questo: www.amoserrante.splinder.com.
Volevo far continuare a vivere il personaggio di un mio romanzo. Che dal blog racconta di un suo viaggio in Austria, di essere emigrato sull'isola di Creta, di essere tornato nel suo paese e aver aperto una libreria.

Scrivere sui blog era continuare i romanzi, far evadere la scrittura dai taccuini e dai file del portatile.

Insieme, c'era anche Paolo, Che ha fatto la stessa cosa con Alessandra Portinari, la protagonista del suo Nostra signora crudele.

Poi lui ha aperto un altro blog, nel quale si presentava con il suo nome. Mi ha lasciato perplesso, all'inizio. Scrivere in rete mi piace anche per il mascheramento, per la complessità di travestirsi, di correre in bilico fra finzione e realtà.
Ma il mascheramento e tutto il resto ce li ho già dalla scrittura.

Così aprii anch'io questo blog, e il nick di mics (mix non era più disponibile) serviva anche per dire questo gusto dell'ibrido.

Cosa mi piace del blog. E a cosa mi serve il blog.

Mi piaceva e mi piace conoscersi attraverso le parole, attraverso la comunicazione, con i giochi del linguaggio.  Mi piace confondere reale e immaginario (tanto sono già fusi, non è una gran scoperta) e faccio in parte quello che faccio quando preparo una storia, quando prendo appunti, quando pubblico un romanzo.

Ma qui ci metto materiale che è solo per il blog. Non copio gli appunti dei taccuini (caso mai lo rielaboro), non trasferisco qui materiale che viene da altrove.

Non solo. Il blog mi è servito per parlare con quei pochi lettori che ho, con quelli con cui ho in comune un discorso sulla letteratura e sulla scrittura, per mettermi in mostra nella mia attività di "uno che scrive" (scrittore no, è un'altra cosa), e mi è servito insomma anche per promuovermi.
E' andata abbastanza bene. Grazie al blog tra l'altro ho scritto e pubblicato La macchina ideale.

L'altro ambito di cui parlo è la scuola. Faccio, oggi, quel mestiere (non è l'unico che ho fatto, forse non è quello che farò per sempre), un mestiere che peraltro amo.

Ma il blog di uno scrittore, di un professore, di un giornalista (mi è servito molto) non è niente se non c'è quello che deve esserci in un blog.

Quello che deve esserci? Questo: scoprirsi, proporsi come persona, come uomo che agisce nel quotidiano, che pensa i suoi pensieri, come cittadino che vive nel suo stato e nella sua città, come professionista che agisce in un certo lavoro.

Se nel blog ci metti contenuti da scrittore, professore, giornalista senza la scoperta dell'individuo, allora il mezzo non è adatto, basta e avanza un sito tradizionale, oppure il giornale su cui scrivi o la sua edizione online, oppure la scuola o l'università.

Mantellini e Grillo

Un blog che visito abbastanza spesso è quello di Massimo Mantellini. Il quale discutendo del blog di Beppe Grillo dice proprio questo: è un contenitore potenzialmente nuovo riempito con materiale di vecchio stampo, parecchi suoi post sono fatti dalla redazione. Qui il post completo. Lamenta anche una certa arretratezza nella comprensione dei blog: gli intellettuali non fanno opinione con questo mezzo (nemmeno Grillo) e da parte di giornalisti e mondo della cultura c'è una forma grave di disconoscimento del mezzo (e parecchia ignoranza e imperizia).

Mantellini ha un bel blog e ha anche una notevole lucidità che gli deriva dalla conoscenza di questo mondo. Parla di cose che conosce e ha qualcosa da dire. Parla anche di se stesso. Mette le fotografie sue e della sua famiglia in flickr (io questo - per ora - non lo faccio). Lo fa perché sa che è questa la ricchezza di questo mezzo/ambiente che è il blog.

I miei studenti e le loro mamme

Li vedo tutte le mattine. Con qualcuno ci si parla nei blog. La situazione è buffa: è ricca. Ci conosciamo di più. Ci apprezziamo. Non ci illudiamo.

Poi con le classi abbiamo il sito della scuola, le nostre mail di classe su gmail e il blog di classe. Ma servono ad altro.

Mi accorgo che sono diventati parecchi i lettori che conosco di persona. Parecchi dalla scuola, appunto: studenti, ex studenti, genitori, colleghi (pochi). 
Una signora che non ho riconosciuto a teatro mi fa: massì la mamma di xxx - e io che non mi ricordo le facce ho abbozzato mentre mi tornava in mente tutto quanto; e poi dice: leggo sempre il suo blog, sa?
Io lì per lì mi sono vergognato. Poi no.

Alla fine... (gli sci)

Volevo fare un link a Mantellini e mi è uscito un pistolone di discorso che finisce più.

Volevo raccontare di quella volta che ho conosciuto Beppe Grillo, ma ci farò il prossimo post.

Volevo raccontare che stamattina sono uscito dopo tre giorni di tonsillite e febbre, e in un negozio di TRento ci sono gli sci dell'anno scorso a prezzi stracciati e sono incerto fra voelkl, salomon e k2 (questi ultimi in un altro negozio, un grande magazzino sportivo). Sono incerto: k2 è una marca come dire per uno che compra una macchina l'audi, la certezza dei tedeschi, però la grafica è davvero bruttina e poi ho delle resistenze interne a fare spese nel grande magazzino se proprio non si tratta di quelle belissime svendite che fanno certe volte; voelkl sono quelli che mi prendono il cuore; per amore di simmetria prenderei salomon perché li ha anche Rob e poi vanno bene con la tuta verde e nera. Come andrà lo racconto in un post (forse).

postato da: mics alle ore 16:34 | link | commenti (11)
categorie: scuola, poetiche, macchina ideale
11/07/2007

MITI MIEI 12 - Le rose di Modì

La poetessa Anna Achmatova incontrò Modigliani a Parigi quando lei aveva vent'anni (ed era in viaggio di nozze), lui ne aveva ventisei ed era disperso, dannunziano e trascurato da critici e collezionisti. 1910.

Aveva la testa di Antinoo e occhi dalle scintille d'oro. Non assomigliava a nessuno al mondo. La sua voce mi è rimasta sempre nella memoria. Lo sapevo povero e non si capiva di che vivesse; come artista, nemmeno un'ombra di riconoscimento.

Una volta, probabilmente per esserci male accordati, recatami da Modigliani non lo trovai a casa: decisi di aspettare qualche minuto. Avevo in mano un fascio di rose rosse. La finestra sopra il portone chiuso dello studio era aperta. Non sapendo che fare, cominciai a buttare dentro lo studio quei fiori uno a uno. Poi, non vedendolo venire, me ne andai. Quando ci incontrammo, egli espresse il suo stupore che io non fossi riuscita a entrare nella camera, di cui lui aveva la chiave. Gli spiegai. Disse: "Non può essere, erano disposte così bene..."





postato da: mics alle ore 14:50 | link | commenti (2)
categorie: miti, poetiche, macchina ideale
02/07/2007

IL CAPORALE LEGGE

Sulla Macchina ideale una minischeda di Caporale Reyes.
postato da: mics alle ore 23:44 | link | commenti (2)
categorie: macchina ideale
29/06/2007

CERCO COMPRO SCAMBIO

Qualcuno che avanza un tavolo da disegno, anche con tecnigrafo?

(Affatturato da ogni tipo di tavolo da lavoro. Ecco, se non richiedesse spazi esorbitanti e se facessi collezione di qualcosa, io che detesto le collezioni, collezionerei banchi di lavoro. Falegnamerie, officine, laboratori di chimica, cucine, macellerie, liutai, laboratori di calzolai e orologiai, scrittoi)







postato da: mics alle ore 23:36 | link | commenti (1)
categorie: poetiche, macchina ideale

MITI MIEI 11 - DS o Déesse

La linea.
Déesse = una dea.
Roland Barthes in Miti d'oggi scrive che un'automobile è come una cattedrale gotica.
Citroen DS.





(C'era il 50 anniversario e a Parigi con Rob vedevamo un'esposizione sensazionale)

Le restrizioni sul traffico inquinante nelle città la rendono impossibile.
postato da: mics alle ore 22:57 | link | commenti (2)
categorie: poetiche, macchina ideale
07/06/2007

SCIENZA E NOVITA'

Sono potenziali rifiuti, prima ancora di esserlo davvero

1. Il nuovo è un valore in sé?
2 . Penso di sì, c'è dello stupore nel nuovo, c'è l'attesa dell'altro, c'è curiosità.
3. Considerare il nuovo come un valore non significa però escludere ciò che non è "nuovo". Se per nuovo si intende ciò che comprende le cose elencate in 2. ci sono molti tipi di "nuovo", alcuni appartengono anche al passato, alla permanenza.

Leggo un'intervista a Edoardo Sanguineti che come quasi sempre mi piace.

Ecco.

Che cosa pensa dell'idea di nuovo?
"Anche qui si è prodotta una certa mitologia, che già il futurismo, con l'enfatizzazione del nuovo e la condanna del passatismo, aveva anticipato. All'innovazione va prestata la giusta attenzione. Ma anche il giusto distacco. Oggi c'è un'arte di far apparire nuovo ciò che nuovo non è. La chiamerei l'arte di impacchettare le cose".

E anche di venderle.
"La mercificazione nel nuovo è fondamentale: colpisce l'immaginario e induce all'ottimismo. Ma soprattutto il nuovo deve essere di breve durata".

Il nuovo ha fatalmente in sé la minaccia dell'invecchiamento.
"Subiamo una sorta di archeologia permanente, che ci procura una percezione paradossale del nostro tempo storico. Quando Walter Benjamin riflette sull'archeologia industriale lo fa pensando che il paesaggio nel quale viviamo produce continuamente rovine. Un oggetto, un prodotto, una merce sono percepiti come qualcosa su cui incombe il disastro, il deterioramento, la fine. Sono potenziali rifiuti, prima ancora di esserlo davvero".

Che relazione coglie fra la tradizione e il nuovo?
"Il nuovo è tenuto alla briglia o scatenato a seconda degli interessi che può muovere. Il rapporto del nuovo con la tradizione è qualcosa di complicato. Vorrà dire qualcosa sul piano delle conseguenze il fatto che se il Colosseo ha più o meno bene resistito fino ad oggi, una pellicola cinematografica la si deve restaurare dopo cinque anni. Una volta un oggetto - sia fisico che mentale - aveva una lunga durata, svolgeva una funzione per numerose generazioni; oggi invece una quantità incredibile di oggetti nasce e muore nell'arco di una sola generazione. E questo vale anche per le idee. Capita di sentirsi dire: ma come, ancora si parla di Marx e Freud? Viviamo in un mondo che consuma e brucia in modo rapidissimo idee, concetti, autori, esperienze. E tutto questo è considerato normale. Ma non lo è. Perciò, senza doverla santificare, un rapporto con la tradizione va stabilito".

Si sente aleggiare lo spirito umanista.
"Ma no, anche uno scienziato ha il suo bel daffare con la propria tradizione".


postato da: mics alle ore 01:25 | link | commenti (3)
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale
22/05/2007

LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO

E' un gran mercato, d'accordo.
L'impressione è che accanto agli stand-libreria affollati di compratori dalle buste colme di cose che potrebbero comprare in qualsiasi altro posto ci sia il sentimento comune della civiltà della cultura.
A parte la gratificazione per i maniaci come me e come tantissimi che entrano al Lingotto, di ubriacarsi di copertine e pagine sfogliate, di perdersi in una rete vastissima di nomi e titoli e nella voluttà di assaggiare cibo della mente senza rischi di assuefazione; a parte questo, alcune piccole e meno piccole scoperte valgono da sole la pena.
C'era lo spazio per i i piccoli editori dalla vita giovane: nell'area "incubatore" c'era anche Untitl.Ed. Ecco, alla fiera c'è posto anche per questo. Io che sono un piccolo autore di una piccola casa editrice ho avuto una parte di visibilità dentro un sistema che ho sentito mio. Non so se è merito della Fiera, non credo anzi. Credo che sia merito del fatto che nella Fiera c'è chi ci crede, grandi e piccoli.



Mi sono fatto attirare spesso dalla sezione di radiorai. Mi ha conquistato Marino Sinibaldi: era la voce di Fahrenheit (radiotre), è diventato un signore alto e rapido. Ho seguito la diretta delle trasmissioni alla radio mezzo trasognato. Poi Sinibaldi ha dato vita a un evento inaspettatamente affollato, una consacrazione credo importante per la casa editrice Viella: insieme ad Alessandro Barbero ha presentato questo libro.
A proposito di Barbero, ha diretto la creazione di una storia dell'Europa e del Mediterraneo per la Salerno editrice, che ho sfogliato nello stand, dove sono tornato diverse volte: alcune grandi opere, insostituibili, però anche volumi di scarsa qualità, mi pare.
Senza riserve invece il rapimento negli stand di Aragno e di Melangolo.

Sabato pomeriggio, Daniele Del Giudice con una lezione magistrale sui confini.
"Parlo lentamente perché ci si deve pensare".
Lo spazio dei nuovi confini. Una lezione-collaudo. Esaminare la possibilità che il confine non sia una linea che chiude, ma uno spazio che unisce le diversità e le agglomera.
Peiras, in greco: limite, termine. Limes, in latino: perimetro, limite. Had (plur. hudud) in arabo: chiusura, termine, orlo, pena legale, definizione, qualcosa che costringe; i confini di dio sono le restrizioni di dio.
Confino è la forma antica di confine ed è rimasto come pena, è il domicilio coatto.
Confine italiano non è un calco dal latino o dal greco, viene da cum-finis. Sta a indicare esclusione, assenza e si oppone a concetti del tipo trasmodare, eccedere.
E così attraverso le parole si può pensare un nuovo modo di concepire il confine: non una terra di nessuno ma una terra di qualcuno, un modo di stare insieme, perfino i confini del corpo possono essere ripensati. Come dire lo stare insieme: usare parole come frontiera (le "nuove frontiere" sono traguardi ambiziosi, fratture con il passato, ma indicano ancora separazione). C'è una espressione che può indicare questa forma del confine, ma si tratta di un prefisso, è inter-: internazionale, interscambio. Si potrebbe farci un sostantivo, interità. Oppure la parola attesa (< ad-tendere) dove si dà luogo a un tempo speciale un tempo-ora, un tempo inaspettato che si insinua fra prima e dopo e irrompe "tra". Oppure il sostantivo ospitalità, il più vicino al senso della reciprocità di un confine/frontiera condiviso.
Tra Ottocento e Novecento ci hanno raccontato che avremmo avuto tutto: energia, progresso, forza dei corpi, benessere. Ci hanno dato un mondo confinato e catafratto. Ed è stato solo per pochi. Ecco i confini che escludono. Ma hanno sbagliato: i confini devono essere bifronti, capaci di aperture e chiusure, devono essere punti e fasce che hanno interstizi, dei punti da cui non attendersi nulla e da cui verrà il nuovo.



Cercavo dei libri per bambini. E a parte l'affollamento da Giunti, Battello a vapore ecc. ho trovato questi libri-gioco e queste delizie della Beisler.

Appunti casuali:
Paolo Orvieto, Labirinti, castelli, giardini. Luoghi letterari di orrore e smarrimento, Salerno (vabbè, questo l'ho comprato, con lo sconto, per regalarlo a rob)
A.M.Ripellino, Poesie prime e ultime, Aragno x x
Alano da Lilla, Le sei ali dei cherubini, Aragno
S. Settis, Laooconte, Donzelli


postato da: mics alle ore 06:37 | link | commenti (5)
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale
11/05/2007

RADIO E LIBRI

Oggi su Radio Aleph, trasmissione di Radioneon, un'intervista sulla Macchina ideale.
Puoi sentirla o scaricarla qui.


Vado due giorni alla fiera del libro a Torino. Vi racconterò.
postato da: mics alle ore 16:49 | link | commenti
categorie: letteratura, macchina ideale
04/05/2007

MACCHINA IDEALE PER TUTTI

Appuntamento alla

BIBLIOTECA COMUNALE DI TRENTO
via Roma 55 - Sala degli Affreschi

LA MACCHINA IDEALE

edizioni UntitlEd

MARTEDI' 8 MAGGIO

ALLE 17.30

Con l'autore parlerà del libro Ariadne Radi Cor e leggerà alcuni passi l'attore Emanuele Pianta


La macchina ideale: romanzo di MIchele Ruele nato dalla scrittura in internet, un'indagine su un uomo di cui c'è tutto tranne il corpo, un poema sulle macchine e le fantasie delle macchine, perché la tecnologia deve arretrare davanti alla sostanza umana. Un racconto d'amore e di musica, una storia d'infanzia e di morte, fra tentazioni liriche smorzate e i dettagli meccanici del motore-anima del grande OM Tigre.
L'editore UntitlEd commissiona le storie ai bloggers e gli scrittori fanno parte di un progetto complessivo nel nome della "detitolazione".


Recensioni: http://www.untitlededitori.com/recensioni-testi-4/


Trentino – Corriere delle Alpi - 16 giugno 2006
Si tratta di un romanzo-poema per frammenti che descrive la storia di un giovane genio delle tecnologia moderna, Eros, che scompare, ed ha inizio così una lunga indagine per trovarlo ma soprattutto per scoprire chi è veramente. Lo si conoscerà attraverso i brani dei suoi diari segreti e i frammenti di chi ha già avuto la fortuna di parlare con lui. Il tema della musica fa da contraltare alla durezza delle macchine accompagnato dalla storia d'amore. (Chiara Zambiasi)

raraMente.net - 2 febbraio 2007
Lentamente, come tanti pezzi di mosaico, le pagine del libro tentano di risolvere il giallo della scomparsa di Eros e compongono l'immagine di una persona fuori dal comune, un genio delle macchine, ammaliato dalla xenon del proiettore cinematografico, capace di manovrare un camion a cinque anni e di far compiere acrobazie mozzafiato ad un aereo. Non il solito rapporto tra l'uomo e la tecnica: Eros non cerca il controllo sulle macchine, le guarda piuttosto come oggetti del desiderio, e proprio del sogno del bambino questi congegni sembrano i simboli. E' una storia commovente e divertente al tempo stesso, grazie anche ad uno stile fresco e poetico, concreto come certi paesaggi trentini e surreale come la nuvola di zucchero che oniricamente avvolge il protagonista e lo zio. Una delizia letteraria che merita di essere conosciuta.



Appuntamenti:
29 aprile: letture all' Vrbanzoo a Verona
11 maggio: intervista su Radio Neon
13 maggio: 7 racconti untitled – Fiera del Libro di Torino – spazio Incubatore
18 maggio: intervista su Radio Città del Capo
postato da: mics alle ore 17:18 | link | commenti (11)
categorie: macchina ideale
25/04/2007

DOMENICA

... 29 aprile pomeriggio, anzi verso sera, dalle 18.00, sarà a Verona, all'ex Zoo comunale, per fare alcune letture, per la seconda edizione di Vrban Zoo x del  Malacarne Social Club x, insieme a Giovanni x.

Che cosa leggerò?

Mi interessa la sovrapposizione fra prosa, narrazione, poesia.
Quindi qualche passo dal poema in progress di Roberto Roversi L'italia sepolta sotto la neve, in particolare la sezione che si intitola La partita di calcio.
E poi parti della Macchina ideale x che è nata proprio con questa idea di contaminazione prosa-poesia.

postato da: mics alle ore 16:54 | link | commenti
categorie: letteratura, poetiche, macchina ideale
01/03/2007

MACCHINA IDEALE

                      Paolo sul blog Le affinità casuali
            dice delle cose molto belle
                                     su La macchina ideale.
postato da: mics alle ore 20:55 | link | commenti
categorie: macchina ideale
21/02/2007

QUANDO CANTA E' DENTRO - La perfezione è un risultato

Un'officina sul lago, all'imbocco della valle.
Vanno da lui a studiare come si fanno le biciclette.
Dicono che i suoi telai sono perfetti.
Che non credevano ci fossero officine del genere, non ce ne fossero più.
Dice che i telai si fanno a occhio.
Dice “quando canta é dentro” per capire se i tubi si congiungono bene.
Si fa da sé anche gli attrezzi.
Dice che il telaio è il risultato non il fine.
Dice “il telaio si costruisce sulla forcella”, è da quel centro che prende forma tutto il resto.
Officina: l'atelier di Dario Pegoretti a Caldonazzo.




E sull'amore per le biciclette c'è un sito bellissimo, "Ciclisucarta", con disegni e storie di meccanici.

postato da: mics alle ore 10:32 | link | commenti (2)
categorie: poetiche, macchina ideale
07/02/2007

VERSO IL 14/02

Questo è tratto da La macchina ideale - pg. 90


Spesso nel pieno della notte la diavolessa biondissima compare improvvisa, si muove lentamente, si sdraia accanto a me. Curva la schiena e si accoccola contro di me.
Abbaiano cani nelle strade.

Il silenzio viene insieme al buio, lentamente.
Lei
     - non tutte le notti, solo quando il silenzio è pieno;
        con i suoi occhi color jeans
    i capelli impicciati       
                    l’ombra stanca
        lei: luna digiuna –
esita a scendere, perché certe creature tenui si avventurano con difficoltà nelle bolle di quiete che si gonfiano a fatica (ma con grazia) (e così leggere) nel rumore che fa tutto il mondo, tutti i giorni, tutti insieme. Viene leggera, fantastica, inconsistente, prossima all’inesistenza.
            Lei è quasi bianca
    ha degli aloni attorno agli occhi
                allora mi ubriaco
                allora bevo
                bevo e bevo
                bevo
Viene volando, la minima turbolenza la caccerebbe via – trecce di desiderio nell’aria
        mi culla mi cura
    e traccio le vie del mio pellegrinaggio sulla sua pelle




Confesso un debito - di tono, non di parole - con Il quinto passo è l'addio di Sergio Atzeni x
postato da: mics alle ore 09:29 | link | commenti (2)
categorie: macchina ideale