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19/06/2008

NEOLOGISMI

Drizzone?
postato da: mics alle ore 20:07 | link | commenti
categorie: parole, poetiche, chiusure cognitive
04/03/2008

GIARDINO DELLE DELIZIE

Agli studenti della I ho proposto un sondaggio sulle 3 cose più belle e sulle 3 cose più brutte. (Massì, discussioni estetico letterarie insieme a Baudelaire, Kant, Rosenkranz, Eco, ma soprattutto fra di loro, in classe e sul loro blog di classe). Cosa ne è uscito, finora.

COSE BELLE

la natura,
l'arte,
i bambini,
le iridi degli occhi,
la riva del mare (d'estate, poco dopo il tramonto),
sentire il ritmo del tempo e dello spazio intorno,
amare ed essere amati (contemporaneamente, dalla stessa persona),
la libertà,
stare sdraiata su un prato a guardare le stelle,
la riconoscenza,
viaggiare,
il primo giorno di vacanza,
venire a scuola a piedi il sabato mattina ascoltando il mio iPod (sabato sia perchè è l'ultimo giorno della settimana, sia perchè le strade sono deserte),
andare a fare l'anno all'estero (prof, mi hanno presa in Germania!),
mangiare cioccolata bianca,
una canzone,
un abbraccio,
sognare (soprattutto nel letto, ma anche ad occhi aperti),
la musica
la bellezza,
dare un bacio,
imparare. Mi spiego meglio: la sensazione che si prova quando si entra in una biblioteca oppure quando si partecipa ad una conferenza; si percepisce quanto poco si sa e si ha euforia di conoscere, di apprendere, di sedersi e sfogliare un libro finchè finisce il tempo. Conoscere, conoscere, conoscere. E con la conoscenza aiutare noi stessi (egoisticamente) e gli altri.  Se si possiede la conoscenza, la libertà, i diritti sono passi successivi. Bisogna avere le capacità di scartare un pacco regalo per prendere cosa sta dentro,
il paesaggio. Può essere Trento di notte vista da Sardagna o Melbourne dall'alto di un grattacielo o semplicemente il lago che vedo tutti i giorni dalla finestra di casa.

COSE BRUTTE

lo sfruttamento,
la violenza,
il razzismo,
il letame,
una pistola,
il vuoto,
il tradimento,
l'invidia,
vedere una persona soffrire e non poter far nulla per aiutarla,
l'ipocrisia,
deludere le aspettative (sia le proprie, sia quelle degli altri),
i pranzi con i parenti,
l'esprit de l'escalier,
le spellature (mi fanno letteralmente rabbrividire) e gli alveari (e affini),
le farfalle,
sentirmi inadatta,
piangere o vedere qualcuno piangere,
scoprire che Babbo Natale non esiste. Non è banale,
la censura.
postato da: mics alle ore 17:53 | link | commenti (2)
categorie: parole, scuola, poetiche, chiusure cognitive
22/02/2008

NO, I CAN'T

C'è questo slogan, ce lo troviamo dappertutto.

Yes, we can.

(a parte quanto mi sta sui marroni sempre di più a me l'inglese - e per di più lo so poco, e solo da leggere) (a parte Shakespeare e Robert Browning e sua moglie e Virginia Woolf e Michael Cunningham e Michael Ondaatje e ...)

D'accordo, la politica è l'arte del possibile.
D'accordo, in politica l'individuo è una fibra del collettivo.

Yes, we can.
Sarebbe anche bello crederci.

Ma così, a posteriori, per contrasto, metto in relazione questo slogan pubblico con un'altra frase che ho visto per caso stamattina. Che diceva: "Io non sono capace di fare niente".

In una classe che ho preso a metà anno, perché il collega è partito per andare a insegnare all'estero: li ho da pochi giorni, loro sono grandi e li aspetta la fine del liceo, ci stiamo studiando a vicenda.

Stamattina spiego Rimbaud. La lettera del veggente, poi una di quelle poesie che segnano una svolta anche a scuola, non solo nella storia della letteratura e della cultura, ma anche nella piccola storia che ogni anno si sviluppa nei microcosmi delle classi scolastiche, Voyelles.

Il "Luperini", cioè il manuale, pesa un accidenti e la mattina quando vengo in bici a scuola la cartella pesa, in più tre quarti del tragitto li faccio con la S. sul seggiolino che deve prendere lo scuolabus... Insomma stamane non l'ho portato.
In classe, perciò, se mi serve una parola o due che non ricordo, sbircio sui loro libri, mentre passo fra i banchi.

Gli dico: i manuali devono diventare dei campi di battaglia! Scrivete, scrivete su quegli spazi vuoti, annotate, chiosate, commentate, segnate, sottolineate ecc.

L'altroieri avevo visto che L. aveva fatto una scritta grossa sulla pagina. Oggi l'ho letta, quando ho preso in prestito il suo manuale.
"Io non sono capace di fare niente".

No, L., no. Vedrai.
postato da: mics alle ore 23:03 | link | commenti (5)
categorie: parole, scuola, poetiche, fatti di mics
28/01/2008

FILOLOGIA PARLAMENTARE 2 - La decadenza

Una quindicina di anni fa, quando il berlusconismo e il leghismo erano agli albori e resisteva qualche barlume di eleganza (non che civiltà ce ne fosse di più o che fosse meglio, intendiamoci, erano tempi bui anche quelli) e soprattutto il parlamento non era colonizzato dagli avvocati, ricordo che ci fu una volta che in un discorso Beniamino Andreatta confuse Plinio il Giovane con Plinio il Vecchio. Ne parlarono i giornali e ci fu del dibattito storico-letterario nei giorni successivi.
postato da: mics alle ore 22:44 | link | commenti (2)
categorie: parole, poetiche, chiusure cognitive
08/01/2008

STORIE DI VETRO

Alla radio in macchina - mentre andavo a ritirare un pacco in zona industriale da un fastidioso corriere in uno squallido capannone in uno sporco piazzale  in quell'ora che non è niente fra le 18 e le 19 -
Eugenio Finardi parlava in modo elegante di uno dei tre racconti della Trilogia di New York di Paul Auster, Città di vetro.
Non so perché diffido di Paul Auster, forse perché ho abbandonato qualcosa di suo, l'avevo trovato noioso. Ma non credo sarà per sempre così. La trilogia dev'essere su qualche scaffale della libreria.
Mi è piaciuto Finardi e anche ascoltare qualche brano alla radio. Ma non mi ha fatto venire voglia di leggerlo.
Forse troppa metafisica.
Diffido anche di Finardi, in generale, ma mi è simpatico, poi oggi l'ho trovato anche abbastanza profondo, che per uno che fa canzonette...

Poi c'è un'altra cosa che non so. Perché detesto così tanto i corrieri.
Sulla zona industriale di Spini e sul settore E ho qualche decisiva certezza in più.
Quando avevo quindici anni La musica ribelle ed Extraterrestre hanno fatto una certa differenza, non metafisica.

postato da: mics alle ore 00:07 | link | commenti
categorie: parole, libri, scrittura
04/01/2008

CONFORME L'INSONNIA

Ero nel letto ed è venuta a trovarmi l'insonnia.
Allora ho preso su il  canzoniere di Saba.

"Ma tu muti conforme la tua legge,
e il mio rimpianto è vano"
(Il treno)

Ero ormai sulla soglia del dormiveglia e stamattina mi sono risvegliato con quella parola che risuona: conforme.

E è tornata fuori l'espressione del dialetto, non la pensavo da tanto tempo. Conforme.

- Vègnet a zugar?
- Conforme!

Conforme: dipende se ho fatto i compiti, se ho finito merenda, se mia mamma mi lascia, se ne ho voglia. Mondo fluido. Mondo conforme. Perché, sempre, dipende. Mondo forse. Mondo senza rimpianti.

Conforme: in maniera adatta a come si metteranno le cose e non possiamo con certezza sapere come sarà.

Qualcosa a che vedere con il conformismo dell'italiano? Figurarsi! Il dialetto e l'infanzia non c'entrano niente con i conformismi e le conformità.



[con-fór-me]
Etimologia
Dal lat. tardo confo°rme(m), comp. di cu°m 'con' e fo¯rma 'forma'; propr. 'che ha forma uguale'
Definizione agg.
1 che presenta forma o aspetto uguale; identico, simile: un dipinto poco conforme all'originale | copia conforme, nel linguaggio burocratico, copia identica all'originale
2 che si adatta, che si accorda: conforme alle regole
avv. in modo conforme: agire conforme ai propri principi
cong. (antiq.) secondo che, come: faccian le cose conforme dicon le gride (MANZONI P. S. XIV)
§ conformemente avv.

Dal TLIO:

1 Locuz. prep. Conforme a: in modo corrispondente.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Par. 2.148: Da essa vien ciò che da luce a luce / par differente, non da denso e raro; / essa è formal principio che produce, / conforme a sua bontà, lo turbo e 'l chiaro».

Dal Vocabolario vernacolo-italiano dell'Azzolini (inizio '800)
CONFORME: Da noi usato in forza d'avverbio qual sinonimo di SECONDO.



Mi manca una parola: galleggiare. Come si dice nel mio dialetto alpino "galleggiare"? Non lo so più.

postato da: mics alle ore 16:29 | link | commenti (5)
categorie: parole, letteratura, poetiche, fatti di mics
23/12/2007

IMMAGINAZIONE 2

Ancora nel nome dell'immaginazione.

http://mappementaliblog.blogspot.com/



Vacanze nelle quali devo scrivere parecchio di saggistica.
Mi viene in aiuto questo libro (loop: lo uso per scrivere uno dei miei saggetti sulla scrittura)

"Scrivere per trasmettere conoscenze non è più facile che scrivere un romanzo. Si richiedono capacità molto diverse perché gli obiettivi sono completamente diversi, ma la qualità di un articolo o di un saggio è commisurata alla creatività del suo autore tanto quanto quella di un romanzo. Da che cosa dipende infatti la qualità di un saggio, ad esempio di argomento scientifico? Innanzitutto dalla novità e dall'importanza delle conoscenze che trasmette, che saranno state ottenute con una ricerca più o meno lunga e inpagnativa. La ricerca scientifica, si sa, richiede una buona dose di creatività: non esiste esempio più evidente di creatività di quella che porta uno scienziato a fare una grande scoperta. Ma, anche una volta che una conoscenza sia stata acquisita, c'è modo e modo di esporla. Per farsi capire, soprattutto quando ci si allontana dalle strade battute, e poi per convincere i lettori di qualcosa che sia veramente nuovo, non è sufficiente seguire ricette di scrittura che sono alla portata di tutti. La creatività di Galileo Galilei, ad esempio, che era un grandissimo scrittore, risulta evidente anche dalla chiarezza con cui è riuscito a esprimere i suoi pensieri, rivoluzionari e difficili, e a dimostrarne la forza. I suoi Dialoghi sono un modello non solo per i contenuti scientifici che espongono, ma anche per la capacità di persuasione. Tre condizioni sono necessarie per riuscire a trasmettere conoscenze attraverso un testo scritto (sapere davvero quel che si crede di sapere; convincere chi legge; esprimere esattamente quel che si ha in mente); ciascuna di esse richiede qualche forma di creatività. Davvero non si capisce perché si parli di scrittura creativa solo per la scrittura letteraria."
Marco Santambrogio, Manuale di scrittura (non creativa), Laterza - con adattamenti
postato da: mics alle ore 19:46 | link | commenti (1)
categorie: parole, scuola, poetiche, chiusure cognitive
16/12/2007

BELA MANINA

postato da: mics alle ore 09:53 | link | commenti
categorie: parole, letteratura, vita di provincia, poetiche
01/12/2007

Caffeina

Nella sua "Parole in corso"  su Ttl di oggi, Gianluigi Beccaria si occupa del caffè. Lo lega al Settecento, all'Illuminismo, alla ventata di dialogo e rinnovamento che attraversa l'Europa dei fratelli Verri, di Voltaire, di Goldoni, dei borghesi che schifano le obsolete osterie. Caffè = novità e libertà, risveglio dell'intelligenza. Anche Marinetti, il capo del Futurismo a inizio Novecento, chiamava se stesso "caffeina d'Europa".

Sulla parola caffè c'è poco da dire: viene dal turco, a sua volta dall'arabo. Posso piuttosto ricordargli il momento in cui l'osteria cominciò ad avere un forte concorrente simbolico, nell'età dei Lumi, quando la bevanda preferita tra nobili e borghesia nascente diventa il caffè, una bevanda - dicevano - che non offusca la ragione, anzi la eccita e assottiglia. Alla taverna borghesi e nobili preferiscono la Bottega del Caffè. Numerosi sono i caffè che si cominciano ad aprire in Europa e in Italia tra fine Seicento e primi del Settecento, da Vienna a Venezia, da Marsiglia a Parigi. Non erano per la verità mancati giudizi avversi alla nuova bevanda: a partire dal Redi quando nel Bacco in Toscana (1685) scandiva: «Beverei prima il veleno, / di un bicchier che fosse pieno / dell'amaro e reo caffè». E più tardi Carlo Porta opporrà l'osteria, il luogo della felicità, al luogo dove si serve la cioccolata e il caffè (nel Brindisi di Meneghino per Napoleone: «Stooechaurren de pappa, stoo de re; / mandi a fass el ciccoolat, / me n'impippi del caffè»).

La bottega del caffè era diventata comunque una scelta ideologica: il caffè - scrivevano i fratelli Verri - ha «una virtù risvegliativa degli spiriti», «chiunque lo prova, quand'anche fosse l'uomo più grave, l'uomo il più plumbeo della terra, bisogna per necessità si risvegli, e almeno per una mezz'ora diventi uomo ragionevole». Il caffè «rallegra l'animo, risveglia la mente… infonde nel sangue un sal volatile che ne accelera il moto e lo dirada e lo assottiglia e in certa guisa lo ravviva». Non a caso il Caffè verrà promosso a titolo della loro famosa rivista.

La bottega del caffè diventava presto il luogo d'incontro, di scambi d'idee, cenacolo di cultura, lì si trova gente, si trovano i giornali, le «buone raccolte di Novelle interessanti, le quali fanno che gli uomini che in prima erano Romani, Fiorentini, Genovesi, o Lombardi, ora sieno tutti presso a poco Europei». In questi luoghi cosmopoliti, caldi di legni di stucchi e di specchi, luoghi di discussioni e incontri, le idee (le stesse) circolavano a distanza di chilometri, da Venezia a Zurigo, da Berlino a Lisbona. George Steiner, il grande critico, ha scritto che l'unità europea comincia a fondarsi lì, nei caffè metropolitani.

momus
postato da: mics alle ore 14:54 | link | commenti (2)
categorie: parole, poetiche
30/11/2007

Parole màte

Poesie in vicentino di Enio Sartori

New York New York di Jack Hirschman

Viginia tech di Jack Hirschman

postato da: mics alle ore 23:20 | link | commenti
categorie: parole, letteratura, poetiche
22/10/2007

INFOLDERARE

Questa è una delle volte che Gianluigi Beccaria su Ttl mi è piaciuto.

Ogni tanto m'imbatto in parole nuove che non mi piacciono, ma poi man mano, con una certa fatica, ci si abitua. Capita spesso con gli anglismi. Proprio non sopporto infolderare, anche se c'è chi già lo usa in senso metaforico, scherzoso, per «nascondere», da folder, parola inglese anch'essa accolta dalla nostra lingua nel senso di «cartella», «raccoglitore di fogli», e «cartella di un programma informatico». Vedo che in campo aziendale usano piccoli mostri come rebrandare, per rinominare, cambiare marchio, da brand marchio, altro anglismo insopportabile. Passati ormai editare, o replicare, di origine informatica, nel senso di «rispondere per posta elettronica» (da to replay, mentre il replay calcistico nel senso di «moviola» è soltanto nostro, di noi più inglesi degli inglesi, i quali mi sembra dicano «partita di ritorno»).

C'è però poco da scegliere. Meglio queste brutture neologistiche o certo lessico politico insopportabile? Meglio i doppiopesisti, i cerchiobottisti, i girotondini, il malpancismo e i malpancisti, il benaltrismo (dal «c'è ben altro!»), la questione morale, i nani e le ballerine, il decisionismo, la casa delle libertà, come la casa del prosciutto, la casa del mobile, e adesso il grillismo...? Non se ne può più. Ho sentito tempo fa un ministro della Repubblica che ha detto «avevo già attenzionate... ecc.». Siamo arrivati al punto che quando senti qualche scrittore parlare, Fruttero per esempio in tv da Fazio, ti si apre il cuore. Senti un senso di sollievo, liberatorio, una lingua vera, che esiste, quella che i più stanno dimenticando.

Perché non «torcere il collo» all'eloquenza fasulla, una lingua biotech che non vorrei mai vedere clonata come quella mucca con Dna modificato al fine di ricavarne un latte più ricco di caseina. Forse io sono un po' troppo vecchio stampo, ma preferisco chi dice «spiccioli» e non «moneta divisionale». Ho sempre sostenuto che vanno buttate via frasi del tipo «Un organico collegamento interdisciplinare ad una prassi di lavoro di gruppo», in apparenza dotata di senso compiuto, in realtà inutile, ridondante vuotaggine.

L'«approccio metodologico per studi di fattibilità» ha imperversato sulle bocche di centinaia di assessori, senza condurci da nessuna parte. Che cos'è quest'handicap generale che ci sovrasta? Si parla come a un popolo di handicappati nel cervello, per cumuli di luoghi comuni, senza sapori, senza forza e acume. Facciamola finita.
postato da: mics alle ore 23:29 | link | commenti (3)
categorie: parole, scrittura, poetiche
13/10/2007

VASTUS ANIMUS

Lei mi dice - alle spalle - "... perché vastus era Catilina, un terrorista come BIn Laden: Sallustio...".
E allora la fantasia lessicale parte.
Così.
Piaga per allentar d'arco non sana
saperne di più >>
postato da: mics alle ore 00:11 | link | commenti (1)
categorie: parole, fatti di mics
12/10/2007

ANAGRAMMATO

1: che emuli le re
2: che emuli rele
3: che ere le muli
4: che le le reumi
5: che le lui me re
6: che le lui mere
7: che le re umile
8: che lui me rele
9: che lui mele re
10: che rele umile
11: ere le le muchi

che emuli le re...

che lui me le re...


generare anagrammi >>
postato da: mics alle ore 23:58 | link | commenti (1)
categorie: parole, chiusure cognitive, fatti di mics
11/10/2007

FILIALE

Aperta una dependance: www.beltaser.wordpress.com

postato da: mics alle ore 15:27 | link | commenti
categorie: parole, libri, scrittura, fatti di mics
11/09/2007

INFANZIA INFANS

spuìć miz

biserdola scarbonaz bisi

móia géra

bine zirézi vis’ce asédo

arfi téga spontòm driblin’ ciàpela capot

tarzam simie

balonzina paloti cròs

el snéga el néga miga córer filàr nar de bala

braghéte maiéta baréta

varé ch’el vegn

l'ariva el micéla

 

saliva bagnato

lucertola saettone serpenti

spiaggetta ghiaia

vigne allineate ciliegi fruste aceto

fiato colpo forte colpo di punta dribbling prendila ko

tarzan scimmie

balonzina paloti cross

puzza da morire annega niente correre filare andare in fretta

pantaloncini maglietta berretto

attenti che arriva

arriva il Michelino

 

saettone: serpente detto anche colubro di esculapio (zamenis longissimus), localmente anda o carbonaz o scarbonaz

balonzina e paloti: giochi con la palla


postato da: mics alle ore 15:01 | link | commenti (3)
categorie: parole, miti, poetiche, chiusure cognitive
08/09/2007

LEZIONI SEMISERIE

Beppe Severgnini si è buttato sulla lingua italiana, e ha fatto questo L'italiano. Lezioni semiserie.
Alcuni consigli in pillole per una buona scrittura sono esilaranti e molto educativi. Anche in podcast.
Per esempio:

Espressioni impressionanti


ASSOLUTAMENTE Sì Assolutamente no. Basta (sei volte più corto).
 
IN TEMPO REALE Esiste un tempo irreale? In tempo reale vuol dire subito o contemporaneamente. Usiamo queste espressioni, sono meno artificiali.
 
MISSION e VISION La prima lasciatela ai missionari, l’altra agli ottici. Spiegate invece cosa volete fare, che è meglio.
 
PRECIPITAZIONI ATMOSFERICHE Pioggia televisiva: evitatela.
 
STRAORDINARIO È l’aggettivo più ordinario in circolazione. Notevole, insolito, sorprendente, inatteso, eccellente, speciale, strepitoso, formidabile, sbalorditivo, fantastico, fenomenale, mozzafiato: guardate quante possibilità offre la lingua italiana.
postato da: mics alle ore 13:44 | link | commenti (4)
categorie: parole, libri, scuola, poetiche
06/09/2007

Paraìso

Siempre imaginé que el Paraìso
serìa algùn tipo de biblioteca

Ho trovato questa frase (di Borges) sulla cartolina di presentazione del Centro Multilingue di Bolzano dove sono stato ieri. Bel posto.

(Vita di provincia.
La relatrice deve chiudere le imposte perché il sole freddo nella stanza impedisce di vedere la presentazione proiettata sullo schermo. Ma la manovella è rotta. Fa molta fatica. Il pubblico di cui faccio parte mormora. Vorrei alzarmi e aiutarla ma mi vergogno un po', cosa diranno i colleghi. La mia amica con cui addolcisco la giornata di trasferta mi dice, dai fai il cavaliere. Esito ancora un po'. Poi mi alzo e mentre lei torna a parlare mi metto a ruotare il bastone senza manovella, do una piccola lezione di stile in primo luogo a me stesso).

(Michele! Mi chiama qualcuno forte mentre sulla pista ciclabile sto tornando a casa e smaltendo la giornata a Bolzano. E' Norman, uno studente che ho avuto sei o sette anni fa al biennio del liceo scientifico. Ho pensato a te, mi dice, nei giorni scorsi.
- Perché?
- Mi sto iscrivendo a un corso di montaggio cinematografico a Berlino e mentre facevo le carte mi chiedevo: da dove è venuta questa passione per il cinema.
- E allora?
- Da quando a scuola ci avevi fatto vedere Blade runner.
- Vi ho fatto vedere Blade runner al biennio? Non me lo ricordavo...
Così penso che quando insegniamo non ci accorgiamo di gran parte delle cose che succedono. Sono contento e stiamo lì con Norman con il sole che finalmente è un po' più caldo. Penso anche una cosa che mi gira per la testa da un po', cioè che forse a trattare di arte e poesie e cinema rischio di illuderli, di portarli lontano dalla realtà, ma ricaccio via il pensiero.
Norman mi è simpatico.
Mi voleva bene, lo so già. Anche sua mamma: una volta a udienze aveva con sé un mio articolo di didattica tutto sottolineato.
Poi mentre mi avvio gli cadono gli occhiali da sole per terra, perdono uno stanghetta.
Ci salutiamo.
- Invece I 400 colpi, quello non mi è mai andato giù. Ci avevi fatto vedere anche quello.)



(Domattina vedo anche Mila, che vuole mostrarmi la sua tesi sulle sirene. Mi ricordo che quando ho fatto vedere nella sua classe dei film lei si appassionò a Il cielo sopra Berlino e che si copriva la testa con la giacca durante Pulp fiction).


postato da: mics alle ore 20:43 | link | commenti (9)
categorie: parole, poetiche, chiusure cognitive
01/09/2007

LA ROSA DEI NOMI - AQUILONI RIMOSSI

Mai amato gli aquiloni.
Quest'estate ho fatto volare forse il primo della mia vita, che a 43 anni non è mica male come traguardo.
Mica per me; per le bambine.
Antipatici gli aquiloni. Soprattutto gli aquilonisti, persone dubbie e dedite a pratiche semimaniacali, zelanti e petulanti. Perditempo. Mica tempo da perdere, invece, io. Se proprio lo devo perdere mi ci metto bene: non faccio assolutamente niente. Altro che aquiloni. Gli aquiloni: troppo lirici, troppo romantici, troppo borghesi. Con quel filo, con quella falsa libertà.
Ma.
E' arrivato anche l'aquilone.
Forse ne ho fatto andare qualcun altro nella mia vita, direi di sì. Ma non me lo ricordo. Il tempo, come un vento, li ha portati via.
Il prossimo passo sarà costruirne uno. Oppure comprarne uno di quelli supertecnici. Vedremo: lasciamo fare alle cose, non si sa mai.

Afghanistan             Kaghaz paran
Belgio                        Plakwaaier
Brasile         Papagajo
Cina                        Fung jung
Estonia      Lohe
Filippine            Saranggola
Finlandia         Leija
Francia                        Cerf volant
Germania     Drachen
Giappone                           Tako
Inghilterra          Kite
Indonesia                 Layang-layang
Norvegia e Danimarca             Drage
Olanda         Vlieger
Polonia     Latawiec
Russia                              Letuchi zmeij
Serbia e Croazia     Zmaj
Turchia                                         Ucurtma
Spagna       Cometas
Sud Africa                  Vlieers
Svezia            Drake
Tailandia                                   Wau
Portogallo       Pipas o Papagaio
Messico       Papalote
Corea                                  Yun


Bibliografia: Papetti, Fornaciari, Scartavolanti. Aquiloni con materiali di riciclo, editoriale scienza, 2005
postato da: mics alle ore 17:51 | link | commenti (9)
categorie: parole, poetiche
31/08/2007

CHIUSURE COGNITIVE - PAROLE E ALTRO

2.500 parole per fare il 98 per cento dei discorsi.
100.000 parole in vocabolario corrente - tipo il Sabatini Coletti o lo Zingarelli.
Di queste centomila, 10.000 le più familiari.
Il Gradit di De Mauro ne ha 250.000.
L'Oxford Dictionary, che è il lessico di lingua inglese con più parole, ne ha 400.000.
La lingua italiana ha circa 1.000.000 di parole, a prescindere dai linguaggi strettamente settoriali.
Se ci si mettesse anche tutto il lessico scientifico e tecnico, nella lingua italiana, si arriverebbe a 3.000.000 di parole.

Guardo le scritte delle pubblicità sugli autobus e devo tradurle.
Il pensiero è analfabeta. Per fortuna. Ci sono più immagini e altre cose che parole nella mia mente. Aloni. Aquiloni. Lampi. Refrain di canzonette con le parole a metà. I concerti brandeburghesi di Bach fatti a pezzetti. Un paio di sfondi di quadri. Molte ripetizioni. Babele (bab - ili : una parola composta da due parole palindrome, diabolico). Discorsi in francese sbocconcellati nel parco del Luxembourg. Distorsioni spaziali. Deliri tattili.


Cy Twombly, Leda and the swan, 1962

postato da: mics alle ore 20:22 | link | commenti (2)
categorie: parole, poetiche, chiusure cognitive